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Reading: Dylan Dog #398 – Chi muore si rivede – Recensione
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
FumettiNerdangolo

Dylan Dog #398 – Chi muore si rivede – Recensione

Christian Imparato
Christian Imparato 6 anni fa
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5 Min Lettura
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In queste giornate di forzata reclusione, immersi in un’atmosfera quasi apocalittica, ci dedichiamo ad un albo che sembra essere realmente in tema. Recensiamo con un certo ritardo il numero 398 di Dylan Dog, dal titolo Chi muore si rivede, dopo aver lasciato almeno sedimentare tutte le discussioni e le polemiche sorte in merito al dittico di albi 399 e 400 che hanno già chiuso il Ciclo della Meteora ed ai quali dedicheremo spazio nei prossimi giorni.
Ci focalizziamo sull’ultimo albo per così dire “canonico” della storia editoriale dell’Indagatore dell’Incubo per come lo conosciamo, perché non vi è dubbio alcuno che i successivi due numeri hanno fatto da deflagrante spartiacque tra il Dylan di un tempo e quello che è venuto dopo.

Con l’albo N° 398 giunge a -2 il countdown all’impatto della Meteora che sta viaggiando verso la distruzione del pianeta Terra ma soprattutto del mondo di Dylan Dog per la sua decostruzione e quindi ricostruzione.
La sceneggiatura ed il soggetto di Chi muore si rivede sono opera di Paola Barbato, che in un mondo irrimediabilmente condannato alla devastazione mette in piedi l’agenzia Funny Die, specializzata nel procurare dietro lauti compensi una morte memorabile a chi, rassegnato all’ineluttabile quanto nefasto impatto, preferisce scegliere quando e come lasciare questo mondo.
L’indagine su un simile incubo diventa per Dylan inevitabile specie quando la sua fiamma del momento cerca di convincerlo a morire insieme a lei, e si dipana secondo sequenze a tratti grottesche, in altri casi genuinamente splatter e non-sense, andando a scoperchiare un calderone fitto di nemici accumulatisi nel tempo.
Cercare di comprendere questa follia collettiva fa entrare in scena infatti numerosi riferimenti incrociati a vecchi antagonisti, dai più recenti Gus e Nora fino a risalire all’indietro a Lauren (dall’albo N° 349) o a Sherilee (N° 245), entrambe creature di Paola Barbato, ma richiamando in ballo persino Gorman, vecchio nemico ripescato da un paio di albi tra i quali il recente “Nessuno è innocente”, sempre della Barbato. L’autrice è vera maestra nel mettere Dylan in situazioni al limite sfruttando l’abilità narrativa che la contraddistingue, ci verrebbe quasi da definirla perfida, ma ogni suo passaggio è funzionale sia alla sua visione di Dylan che alla strada intrapresa dalla serie durante questa lunga fase di rilancio che ha le sue radici addirittura nell’albo 337.
La trama di Chi muore si rivede la lasciamo scoprire a voi, con tutti i suoi rimandi e citazioni anche di opere esterne alla serie, tecnica che solo i detrattori dell’ultim’ora – dimostratisi livorosi come pochi – ha sempre avuto un suo spazio ben definito nelle storie di Dylan.

Qui preferiamo raccontare di un connubio quasi simbiotico tra Paola Barbato e Armitano, autore delle efficaci ed eleganti tavole di questo albo. La canonica gabbia bonelliana viene abbandonata più di una volta anche con vignettone a 4 o con splash page grottesche e sontuose. La satirica denuncia contenuta in Chi muore si rivede aveva bisogno di atmosfere precise e disegni evocativi per descrivere la melma in cui il genere umano sembra sguazzare, ed Armitano ha fornito esattamente questo con un disturbante senso caricaturale che ben si amalgama con l’eleganza curata del tratto in un ritmo molto serrato.
Con questo albo, anche se spesso Dylan si trova di fronte a specchi deformanti, possiamo sancire che la rinascita del personaggio è stata completata. Paola Barbato ci ha messo del suo, del resto ha scritto ben 7 dei 14 albi che compongono il Ciclo della Meteora, ma in questa occasione ha davvero messo la firma sul “suo” gran finale. I successivi due albi, per motivi che scopriremo, faranno storia a sé.


C’è ancora da sottolineare il gioiello composto da Gigi Cavenago per la copertina: l’artista ha scelto una scena dal forte impatto presente nell’albo, ma che di certo è marginale ai fini della trama, per trasformarla in un emblema di scissione sfruttando i toni acidi come spesso gli accade.
Ci ritroveremo presto su queste pagine per raccontarvi qualcosa di molto speciale relativo a Dylan Dog, con i nostri tempi!

uscita: 29/10/2019
Formato: 16×21 cm, b/n
Pagine: 96
Soggetto: Paola Barbato
Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Armitano
Copertina: Gigi Cavenago

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Christian Imparato Apr 27, 2020
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Pubblicato da Christian Imparato
Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.
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