Dylan Dog & Martin Mystère 2018: la recensione

Approderà nelle edicole e nelle fumetterie italiane mercoledì 28 novembre l’albo one-shot che a 26 anni di distanza dal loro ultimo incontro riporta fianco a fianco Dylan Dog e Martin Mystère. L’albo sarà il Maxi Martin Mystère N°10, ma alla recente edizione del Lucca Comics è stato proposto in anteprima in una versione con copertina variant che il sottoscritto ha già acquistato sullo shop Bonelli e letto tutto d’uno fiato!

L’albo non ha un titolo, o meglio: dopo gli evocativi “Ultima fermata: l’incubo” (1990) e “La fine del mondo” (1992) si limita ad un laconico Dylan Dog & Martin Mystère, almeno sul poster ripiegato (chicca per collezionisti!) che fa da copertina all’edizione variant, mentre l’edizione da edicola avrà un titolo ancora meno rassicurante dei precedenti due: L’abisso del male.

Se le prime due storie si sono ben impresse nella fantasia dei lettori di entrambe le serie, con i racconti di forze oscure portate in superficie ed apocalissi sfiorate, questo terzo team-up tra i due eroi si candida a fare altrettanto, perché l’Indagatore dell’incubo e il Detective dell’impossibile sono di nuovo alle prese con eventi incontrollabili che stavolta provengono direttamente dall’inferno.

In una storia che fa dei salti temporali il suo punto cardine, muovendosi con scioltezza dalla Seconda Guerra Mondiale ad un futuro prossimo venturo, vengono coinvolti altri personaggi dello stesso universo bonelliano per affrontare un demone venuto dal passato con intenti bellicosi dopo essere stato liberato da un incauto rito druidico. Tutto ruota attorno ad un amuleto la cui origine è più o meno ignota, anche se il BVZM sembra proprio riconoscerlo grazie alla sua onniscienza. Attraverso di esso, la figura di Hellingen prende possesso di Dylan Dog che viene “esorcizzato” attraverso la mitica arma a raggi Murchadna.
Si scopre che Hellingen è stato già sconfitto in passato dallo Spirito con la scure – alias Zagor – e che anche stavolta un messaggero è pronto a rimettere in campo lo stesso strumento per annientare definitivamente i desideri di conquista di Hellingen.

La storia si dipana tra il passato, con dei flashback sul primo ritrovamento dell’amuleto in Germania, ed il futuro, e coinvolge tra gli altri Mister No, Nathan Never, Dampyr… alcuni con dei semplici cammei, altri con ruoli ben definiti all’interno di una trama ben orchestrata da Carlo Recagno e disegnata dalla matita di quel Giovanni Freghieri che già aveva messo in scena i primi due team-up. Il tutto ovviamente sotto la supervisione di Alfredo Castelli, che non ha fatto mancare la proverbiale verbosa logorrea al suo personaggio Martin Mystère, e con numerosi altri contributi da parte di altri artisti in orbita Bonelli.

Perché leggere questa storia? Ce lo spiega molto sinteticamente ma con estrema efficacia Roberto Recchioni nell’introduzione: chi ha già letto le prime due storie ricorderà senza dubbio l’emozione ed il fascino che le hanno accompagnate,perché all’inizio degli anni ’90 un incontro tra gli eroi Bonelli rappresentava un evento del tutto insolito e che accomunava questo universo a quello dei supereroi provenienti dagli Stati Uniti.
Leggere L’abisso del male è un tuffo nel passato e un eccellente metodo per sentirsi ancora giovani, lasciandosi blandire per un paio d’ore da una banda di creativi all’opera!

Please follow and like us:

Biografia Christian Imparato

Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.

Check Also

Toshiba: il back up rimane il modo più sicuro per non perdere i dati

In occasione del mese della sicurezza, Toshiba sottolinea l’importanza di effettuare back up regolari e …