FAIRY TAIL [PLAYSTATION 4 – RECENSIONE]

Di cosa si tratta?

Sviluppato da GUST, lo studio interno a KOEI TECMO GAMES che ha sviluppato saghe di Atelier, Ar Tonelico Nights of Azure, FAIRY TAIL è il primo gioco tratto dall’opera di Hiro Mashima a sbarcare in Occidente. Considerato il background narrativo dell’opera si è trattata di un’impresa non da poco per uno studio specializzato in JRPG: cioè quello di riproporre fedelmente quanto visto nel manga e nell’anime  senza deludere i numerosissimi appassionati. Dopo una serie di ritardi che hanno portato più di un ritardo nell’uscita, Gust avrà fatto centro?

Iniziamo!

Il gioco di Fairy Tail inizia  con una battaglia titanica tra un gruppo di maghi e un potentissimo stregone chiamato Hades. Sembra uno scontro finale, e in un certo senso lo è, dato che il gioco inizia intorno  al duecentocinquantesimo capitolo del manga, quando i protagonisti si salvano grazie a un incantesimo che li sospende nel tempo per ben sette anni. La scelta di cominciare il gioco con la saga del Gran Palio della Magia ha una propria logica dato che a questo punto della storia la gilda Fairy Tail si trova a ripartire da zero, cominciando una sorta di progressione che ben si riflette sul gameplay. Nel mondo di Fairy Tail, infatti, ci molti maghi formano delle gilde in cui socializzare e intraprendere missioni, dando la caccia a criminali o manufatti arcani, e questo ben si sposa con il gameplay di un videogioco.

La storia

La storia di Fairy Tail ruota intorno ai membri dell’omonima gilda, in particolare a Natsu e Lucy, e una  una valanga di  comprimari che fanno sembrare la gilda una sorta di famiglia. Lo sviluppatore Gust presuppone che il giocatore già conosca i vari membri della gilda, relegando le informazioni essenziali a una sorta di enciclopedia, a qualche dialogo superficiale e alle missioni secondarie che approfondiscono i legami tra alcuni personaggi.

Il problema del gioco  risiede  nella narrazione, che ripercorre la storia del manga  fino alla saga di Tartaros,  tagliando però interi passaggi della trama originale e riassumendo superficialmente alcune vicende. Si tratta non soltanto di poco rispetto  nei confronti dei fan, che almeno riusciranno a colmare questi veri e propri buchi di trama con la loro conoscenza della serie, ma soprattutto verso chi non conosce Fairy Tail.

Il gioco

 Il nostro obiettivo sarà  quello di riportare la nostra gilda agli antichi fasti, affrontando una serie di missioni che la sollevino in graduatoria. La progressione nella storyline è  vincolata alla notorietà della gilda, un meccanismo che costringe il giocatore a intraprendere missioni secondarie ripetibili per raggiungere la soglia necessaria a sbloccare i capitoli successivi. A volte bisogna anche completare un certo numero di obiettivi secondari in un loop infinito; sfortunatamente  le missioni secondarie sono banali e si riducono quasi sempre a raggiungere una  mappa, esplorarla in cerca di oggetti o nemici da sconfiggere, e tornare alla gilda per completare la missione. Sfortunatamente l’esplorazione ha un ruolo marginale: le città e le mappe sono poche e ristrette, senza punti di interazione particolari, eccezion fatta per qualche abitante che ci chiederà oggetti collezionabili in cambio di una ricompensa. La componente strategica che riguarda la crescita dei personaggi e la loro gestione è invece interessante. Il giocatore può distribuire i punti guadagnati completando le missioni per potenziare i personaggi sbloccati, in modo che ottengano nuovi bonus, costumi o abilità specifiche. I  personaggi non possono equipaggiare armi o armature, ma le Lacrime, manufatti che aumentano alcuni parametri e che garantiscono la personalizzazione, specialmente una volta appreso come sintetizzarle tramite l’alchimia.

 

Combat system

Il sistema di combattimento è piuttosto intuitivo, e garantisce una buona varietà  grazie alla quindicina di personaggi giocabili. Gli scontri si svolgono a turni e schierano un massimo di cinque personaggi, contro un numero variabile di nemici, disposti su una sorta di scacchiera. A differenza di altri JRPG, Fairy Tail incentra gli scontri soprattutto sugli incantesimi e sulle tecniche speciali che consumano i  Punti Magia: gli attacchi in mischia sono l’ultima risorsa, dato che infliggono pochissimi danni. Sconfiggere i nemici usando le magie elementali apposite ripristina parzialmente i Punti Magia consumati, e per questo motivo è importante economizzarli scegliendo gli incantesimi che andranno a colpire più spazi nella scacchiera, così da danneggiare o eliminare un maggior numero di nemici.

Inoltre ogni incantesimo lanciato carica un indicatore che, raggiunto il massimo, consente di scaricare  più attacchi concatenati, terminando la combo con una mossa finale  potentissima e davvero spettacolare. Il sistema di combattimento non è rivoluzionario ma fa il suo dovere e punta molto sul fanservice: con ogni incantesimo partirà una piccola cinematica in cui il mago di turno scaglierà il suo attacco in stile anime. Sicuramente appagante per un fan, ma alla lunga  un po’ noioso, specialmente quando si ripetono gli stessi attacchi negli scontri più lunghi.

Tecnica

Escludendo qualche filmato  un po’ più curato, la maggior parte del tempo ci troveremo davanti  a dialoghi stucchevoli  scritti in inglese e doppiati  in giapponese, che i personaggi recitano accompagnandoli con una manciata di animazioni, sfortunatamente manca la localizzazione in italiano Questo dimostra l’arretratezza tecnica di un titolo che, per assurdo, era stato rimandato di qualche mese per essere rifinito, in pratica un gioco della scorsa generazione con  cali del frame rate, scenari spogli e poco dettagliati, un aliasing un po’ troppo evidente che mal si sposa con modelli poligonali, animazioni  innaturali ed un’effettistica generalmente povera e obsoleta. Il cel shading richiama efficacemente la controparte animata e lo stile artistico di Mashima, ma siamo lontani dalla qualità visiva di titoli di altri titoli ; diciamo che Gust si è limitata a svolgere il compitino, dedicando forse anche troppa attenzione a un sistema di combattimento che funziona  bene, ma che non basta a risollevare le sorti dell’ intero titolo.

Conclusioni finali

Si tratta di un buon prodotto, ma il mondo creato da Hiro Mashima avrebbe meritato un JRPG più completo e vario: il titolo Gust è realizzato discretamente, ma è colmo di cliché e arretratezze tecnologiche della sciosa  generazione. Probabilmente i fan della serie si divertiranno , ma  lo sviluppatore avrebbe potuto fare di più . Sconsigliato  a chi si avvicina per la prima volta alla serie, la storia è incompleta e riassunta in modo approssimativo.

PRO

  • Il sistema di combattimento è ben fatto
  • Tanti personaggi da reclutare 
  • Buon fanservice 

CONTRO

  • Ripercorre solo la parte centrale della serie originale
  • Tecnicamente arretrato
  • Non è in Italiano
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Biografia Danilo Battista

Danilo Battista
Appassionato sin da piccolo della cultura giapponese, è stato rapito tanti anni fa da Goldrake e portato su Vega. Tornato sulla Terra la sua viscerale passione per l'universo nipponico l'ha portato nel corso degli anni a conoscere ed amare ogni sfumatura della cultura del Sol Levante. Su Senzalinea ha cominciato a scrivere di tecnologia e di cosplay. Da diverso tempo gestisce la sezione "Nerdangolo" ma ha promesso che un giorno, neanche tanto lontano, tornerà su Vega...

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