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Reading: Gli occhi di un bambino, l’ultima speranza per ritrovare il tifo perduto
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Sport

Gli occhi di un bambino, l’ultima speranza per ritrovare il tifo perduto

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero 7 anni fa
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6 Min Lettura
© LAPRESSE
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Quaranta euro per i distinti, ma la promessa ormai era fatta e quelle fatte ai bambini vanno mantenute a qualunque costo. D’accordo con mio padre, capostipite dei tifosi azzurri in famiglia, facciamo questo “piccolo” sacrificio economico e acquistiamo i “preziosi” biglietti per il San Paolo. La scelta è ricaduta sulla gara di ieri nella speranza di assistere ad una partita con poca folla, divertente, viste le scarse preoccupazioni di classifica delle due squadre e, soprattutto, in una bella serata quasi estiva, del resto è il cinque maggio.Le previsioni della vigilia vengono sconfessate quasi subito: infatti, piove!! Fuorigrotta è praticamente deserta, tanto è vero che parcheggiamo tranquillamente in una zona antistante lo stadio, e sono già le 19 passate. Passati i consueti, e pignoli, controlli, entriamo nel settore distinti e ci piazziamo giusto a metà campo, in una di quelle posizioni che, non tanto tempo fa, avrebbero richiesto un anticipo sull’inizio della gara di almeno tre ore. Il tempo è inclemente, vento, freddo e scrosci di pioggia orizzontale spazzano lo stadio: ah le promesse ai bambini!!!

Mio figlio ha 5 anni e si chiama Ciro, come il nonno. E’ eccitato da morire mentre lo stadio è vuoto e si riempie di poche e sparute macchie di pubblico: curve semivuote e in silenzio per la piccola Noemi, nemmeno un coro contro Adl, meno male. Alle nostre spalle un signore incazzatissimo insulta Insigne già dal riscaldamento e augura malanni di ogni genere al povero Hysaj. Finalmente inizia la gara, Callejon è in panchina e lui ci resta un po’ male, essendo lo spagnolo il suo idolo. Il primo tempo è ben oltre l’inguardabile, Insigne colleziona errori e mugugni, Verdi fa finta dii giocare e la fascia destra azzurra, con lui e Hysaj, è davvero uno sperpetuo, il povero Meret prende 45 minuti di acqua e vento e il tifoso alle mie spalle, ormai devastato dagli errori in serie di Insigne (che non è l’unico a giocare malissimo, sia chiaro), fa notare che pare di essere a Montevergine e non a Fuorigrotta. Finisce un primo tempo davvero osceno ma mio figlio si sbatte e protesta, insulta arbitro e avversari, per lo più senza alcun motivo, tenendo svegli tutti gli intorpiditi astanti.

Le cose più interessanti, in tutti i sensi accadono nella ripresa. Innanzitutto perché entra Callejon e il piccolo Ciro salta felice sulla sedia, poco dopo, ahinoi, il gol dell’ex Pavoletti (buon attaccante, vittima della meravigliosa dittatura sarrista) porta in vantaggio i sardi, diciamo anche immeritatamente. Il gol preso anima un po’ la squadra e il pubblico che prova a spingere i propri beniamini all’attacco. Il neoentrato Milik sbaglia un paio di gol, ma almeno ci avviciniamo alla porta del bravissimo Cragno. Un gol annullato giustamente  a Mertens, in offside di almeno 4 metri, scatena il pianto disperato di Ciro: tutti gli spettatori provano a consolarlo e lo spingono a non perdere la fiducia. “Nun chiagnere ‘a papà”, gli dico, “se vuoi tifare per questa squadra allenati a soffrire”. Ulteriore problema è spiegare a chi ha 5 anni cosa sia il fuorigioco…per ora ho nicchiato, poi si verdà.

Poi pareggia Mertens e, nei concitati minuti finali è l’arbitro Chiffi a regalare suspance con un consulto Var lungo e tardivo: è l’ottavo minuto di recupero, Ciro sembra sedere su una sedia che scotta. Finalmente l’uomo in giallo indica il dischetto. Un coraggioso Insigne prende il pallone e batte Cragno. Giusto così, punite le assurde perdite di tempo del Cagliari nel secondo tempo, insopportabili per una squadra già salva.

Lo speaker urla il nome di Lorenzo, Ciro risponde gridando il suo cognome, tante volte, sembra infinito, lui è felice come se avessimo vinto la Champions. Non riusciamo a tenerlo a freno, il poco pubblico attorno a noi, compreso il signore che aveva insultato Insigne per 90 minuti, lo chiama per nome, lui si gira felice e parla con tutti, una piccola famiglia per pochi secondi, tutti a festeggiare il più piccolo della compagnia. Accanto a me c’è un signore che ha fumato spinelli per 90 minuti, guarda Ciro e fa: “Ciru’ hai visto, ce l’hamma fatta!!” Succede solo allo stadio, nella vita reale avrei fatto in modo da relegare simili personaggi in un mondo diverso dal nostro e invece invito Ciro a rispondere e a battere cinque con lui.

Che lo stadio torni ad essere solo questo: il calcio visto con gli occhi di un bambino che sono, in pratica, gli stessi dei miei che ho 42 anni e di mio padre che ne ha 72. Perché alla fine, comunque abbiamo giocato, nonostante insulti agli Insigne e Hysaj di turno, tutti noi vogliamo solo quello: gridare il nome del giocatore in maglia azzurra che ci ha regalato la gioia per la quale viviamo, il gol e la vittoria del nostro Napoli!!

P.S. Stamattina, con un filo di voce residuo per le urla e il vento presi, Ciro mi fa: papà, che grande partita vero? “Certo” rispondo io!! Che la tua vita da tifoso azzurro abbia inizio.

Forza Napoli, sempre

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Fabrizio Oliviero Mag 6, 2019
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Pubblicato da Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, ex commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e già assorbita dal primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e se la domenica è storta meglio non provocarlo fino alla gara successiva!!
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