IL FEMMINISMO 2.0 SCEGLIE LA MODA PER COMUNICARE.

La tanto discussa t-shirt We Should All Be Feminist di Maria Grazia Chiuri per la Primavera/Estate 2017 di Christian Dior potrebbe sembrare un escamotage stilistico-commerciale che fa leva sulla sensibilità femminile. Ma guardando l’intera collezione, la stilista, con i suoi 64 look, ha voluto celebrare l’eroina di oggi, superando lo stereotipo uomo-donna e la dicotomia ragione-sentimento.

È una femminilità diversa e consapevole, non necessariamente incanalata in uno stile o in un genere: iper-femminile ma anche combattiva, indossa pettorine e accessori sporty.

“It’s not just a women’s cause”. Promotore di questo messaggio è lo stilista nepalese Prabal Gurung che, per la sfilata di New York dello scorso 12 febbraio, ha trasformato la modella Bella Hadid in paladina femminista, facendola sfilare con una t-shirt dallo slogan THE FUTURE IS FEMALE. Un tema a quanto pare sentito dallo stilista, che ha reinterpretato il concetto in versione poetica attraverso l’inserimento quotes di personalità come Gloria Steinem, Susan B. Anthony e Emily Dickinson, femministe dichiarate.

           

Per la sfilata Primavera Estate 2015 di Chanel, Karl Lagerfeld inscenò una manifestazione femminista, con tanto di cartelloni e megafono. Gli abiti disegnati erano sartoriali: l’iconico tailleur, stampe acquarellate e accessori super pink. Sappiamo bene come Coco Chanel si sia battuta per liberare la donna da abiti costretti e poco pratici: oggi ne sarebbe stata fiera.

Ma torniamo indietro nella storia. Non alle suffragette britanniche dell’800, ma alla seconda tranche: le femministe degli anni ‘60/’70, il periodo più prolifero per quanto riguarda la contestazione sociale. Siamo per l’esattezza nel 1972, quando Jane Lurie e Marizel Rios aprono la prima libreria femminista di New York con lo slogan The Future is Female. Iniziano a produrre spille promozionali con il motto e in seguito magliette, per diffondere ancor di più il messaggio. L’idea viene presa in prestito dallo studio di design di Rachel Berks: vengono realizzate 24 t-shirt che fanno sold out in meno di 48 ore. Alla seconda edizione, il 25% dei ricavi delle vendite viene donato a Planned Parenthood, l’associazione no-profit impegnata nella diffusione dell’educazione sessuale e nel sostenere attivamente i diritti civili.

È il momento di Yves Saint Laurent, che con la sua moda vuole sottolineare il cambiamento sociale ottenuto con i movimenti sessantottini guidati anche dalle donne: il tailleur maschile con i pantaloni e il nude look (con i reggiseni mandati al rogo).

È interessante come questo messaggio, Il Futuro è delle donne, oggi sia stato rimodernato. Come dice il titolo, le femministe dell’era 2.0 non rinnegano i punti saldi degli anni ’70, ma cambiano il modo. E la moda, grazie al superamento dei preconcetti, ne è l’artefice. La parola “genere” assume significato nuovo, quello di fratellanza e di uguaglianza. Gli uomini non sono nemici, ma complici, che devono sostenere e combattere per la stessa causa.

Alla Mostra del Cinema di Venezia del 2013 le Femen si presentarono vestite solo di slogan, affrontando il red carpet con lo stesso spirito con cui scendono in piazza a manifestare, esponendosi in modo netto e diretto. Sono donne che non hanno rinunciato alla propria femminilità per la carriera: Emma Watson, Taylor Swift, Beyoncé, Kristen Stewart e Jennifer Lawrence. Donne che hanno forza d’animo e carattere anche se di un’altra generazione, come Patricia Arquette (il ringraziamento e la dedica del suo Oscar nel 2015 come Migliore attrice non protagonista in Boyhood) o come Meryl Streep, che continua a sostenere la causa con carisma e stile. Vogliamo ricordare la sua maglietta con la scritta Meglio Ribelle che schiava al Festival di Londra del 2015 o il suo recente discorso ai Golden Globe.

Un importante passato da attivista femminista appartiene anche a Miuccia Prada, che da sempre riesce a miscelare nella moda architettura, arte e cinema. Le sue parole d’ordine sono: rivoluzionare, sorprendere e osare, servendosi anche della sottile ironia.

Si può essere femminili e femministe, l’uno non esclude l’altro, proprio come dichiara il cartellone portato da Gisele Bündchen per Chanel: Feminist but Feminine. Le nuove femministe utilizzano il loro corpo, la loro estetica, per dichiarare da che parte stanno. Indossano il tailleur total pink, come suggeriscono Oscar de la Renta o Adam Selman (Fashion Week febbraio 2017).

Dalla stessa parte troviamo Phoebe Philo che per Célline ha proposto una donna fresca e sempre elegantemente casual, utilizzando spesso dettagli mascolini: l’idea è di offrire alle sue clienti una scelta, giocando tra il sottile confine tra sensualità e sessualità.

Un’altra stilista è Stella McCartney, che da sempre s’impegna a comunicare attraverso la moda, andando oltre a semplici vestiti: questa volta lo ha fatto con le stampe tipografiche Thanks Girls.

A chiudere il cerchio è la moda provocatoria di Marios presentata all’ultima Milano Fashion Week (febbraio 2017), nata dalla collaborazione con l’artista polacca Goshka Macuga: il designer ha realizzato una collezione dai dettagli sartoriali, ma con un forte senso sociale. La sua idea è che la moda e l’arte possano lavorare insieme e attivamente verso uno stesso obiettivo.

Questi stilisti, così come le donne che scelgono di indossare le loro creazioni, abbracciano la libertà di decidere cosa fare della propria vita e cosa voler essere. Oggi gli stereotipi sono stati scavalcati dal potere di scelta nel vestirsi, nel truccarsi e nell’apparire agli occhi degli altri. Non c’è e non ci sarà mai una scelta sbagliata. La cosa importante è la manifestazione del proprio io, è sentirsi libere di poter essere e di poter fare.

GRL PWR/ GIRL ALMIGHTY!

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Biografia Redazione

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