“IL GESTO DELL’ORIENTE. CINQUE VOCI DELL’AVANGUARDIA COREANA” A MILANO

Tra meditazione e materia, pensiero e visione, la mostra “Il Gesto dell’Oriente. Cinque voci dell’Avanguardia coreana”, alla Dep Art Gallery di Milano, curata da Gianluca Ranzi, fino al 9 maggio 2020, mette in luce la ricerca di cinque artisti che, dalla fine degli anni ‘50 del Novecento, hanno ridefinito e plasmato l’orizzonte dell’arte contemporanea in Corea: Chun Kwang Young, Park Seobo, Lee Bae, Lee Ufan, Kim Tschang-Yeul. Dal nucleo di circa quindici opere, di medio e grande formato, emerge la complessa dinamica tra rinnovamento e tradizione che ha lambito quel paese in un quarantennio di profondi turbamenti e agitazioni politiche e sociali.

Kim Tschang-Yeul (nato nel 1929) è, con Lee Ufan, Park Seobo una delle figure chiave del rinnovamento che l’arte coreana intraprende tra gli anni ’50 e ’60. A contatto con esperienze quali l’Informale europeo e l’Espressionismo Astratto, Kim Tschang-Yeul matura quella personalissima cifra stilistica fatta di costellazioni pittoriche di gocce d’acqua rese con iperrealistica precisione su sfondi neutri o ricoperti di ideogrammi. Tra astrazione e figurazione la pittura diviene un mantra meditativo che attenua l’ego a favore di uno spazio spirituale e persino terapeutico.

Waterdrops”- Kim Tschang-Yeul

Sta, invece, al gruppo Dansaekhwa, nato all’inizio degli anni ’70 e oggi oggetto di retrospettive nei maggiori musei internazionali, sviluppare la tendenza a un minimalismo monocromo che esalta la fisicità della pittura. Ne fa parte Park Seobo (1931), che recupera l’uso tradizionale della carta Hanji per opere dall’astrazione lineare e rigorosa, da cui è espunto l’ego dell’artista a favore di un vuoto meditativo e oggettivo scandito dalle verticali a rilievo e dal gioco delle loro ombre.

Fa parte dello stesso gruppo anche Lee Ufan (1936), l’artista oggi più noto internazionalmente anche per la sua partecipazione come artista-teorico del gruppo giapponese Mono-Ha. Egli mette a punto una pittura riduzionista fatta di linee e pennellate fluide, memori della tradizione calligrafica, che nella sua opera danno luogo a risonanze e corrispondenze, dialoghi tra pieno e vuoto che interrogano non solo lo spazio dell’opera, ma anche l’ambiente circostante.

Chun Kwang Young (1944) fa collidere pittura e scultura in superfici animate da miriadi di pacchettini di carta Mulberry tinta col tè o altri pigmenti naturali, un ricordo d’infanzia legato all’uso coreano di impacchettare con la carta di giornale, erbe medicinali e spezie. Come recita il titolo di questi quadri, essi sono “aggregazioni” di armonia e conflitto, di natura e cultura, di ordine e caos.

Aggregation”- Chun Kwang Young

Lee Bae (1956) lavora, invece, con silenti composizioni che declinano elegantemente tutte le possibilità cromatiche del nero, ottenuto attraverso sottilissimi strati di carboncino o di lamelle di legno combusto. La combustione e l’effetto del fuoco alludono alla metamorfosi di tutte le cose e alla considerazione, comune a tutti gli artisti in mostra, dello spazio pittorico come un evento, soggetto all’azione del tempo e aperto anche alla quarta dimensione.

Gli artisti coreani più o meno affermati non sono molti, rispetto ai colleghi cinesi, ma rientrano in un collezionismo molto più informato di quello cinese e di una produzione artistica che si interroga in modo originale sull’identità coreana sopravvissuta all’occupazione cinese, giapponese e americana, oltre che ad una guerra con recente diaspora. Gli artisti coreani, molti dei quali sono notissimi in patria, ma ancora poco noti all’estero, vantano una lunga serie di mostre internazionali e un’educazione in Paesi anglosassoni. Hanno tutte le condizioni per entrare nel mercato dell’arte internazionale come protagonisti e superare il gap tra circuito nazionale e internazionale.

Non a caso, diversi sono le manifestazioni sull’arte coreana. “Korean Wunderkammer” è il festival di arte contemporanea presente a Milano negli anni precedenti. Il format proponeva diverse mostre dedicate al talento coreano. Sotto ai riflettori non solo la pittura e la scultura, ma anche la fotografia, le installazioni e la calligrafia coreana contemporanea.

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Biografia Luca Del Core

Ha scritto per alcune riviste di settore, tra cui "Arskey Magazine" e per alcune delle quali è ancora redattore, "Artslife" e "Art a part of cult(ure)". L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. (Paul Klee)

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