La scuola al tempo della quarantena

E’ passata solo una settimana da quando l’Italia si è dovuta fermare per il Coronavirus, una settimana in cui le nostre abitudini e le nostre consuetudini si sono trasformate. I cambiamenti più evidenti si sono riscontrati nel lavoro, dove molti stanno continuando da casa, e la scuola, dove portali specializzati stanno dando l’opportunità a insegnanti ed alunni di non bloccare il programma educativo ed è anche un modo per far superare questa brutta situazione, creando normalità, anche se solo virtuale. Abbiamo raggiunto bambini e docenti per capire come si svolgono le lezioni e come sono percepite, cosa manca di più ai ragazzi e come la scuola si è trasformata per assicurare la giusta istruzione.

Sono un’insegnante della Scuola Primaria e l’organizzazione delle lezioni Online, ovviamente, prevede un accordo con i genitori.” dice Rita docente della scuola Primaria “In questo frangente così delicato le famiglie si sentono molto pressate dalle richieste di noi insegnanti. Il diritto allo studio è sancito dalla Costituzione e, quindi, è giocoforza che si cerchi di tutelare lo stesso per i minori, anche in momenti topici come questo. Tuttavia, lo stress a cui ci hanno sottoposto un po’ tutti i D.S., a mio avviso, è inappropriato. Per ciò che concerne il mio personale Ordine di Scuola, noi Docenti inizialmente avevamo proposto il sistema di messaggistica istantanea Whatsapp attraverso il collegamento delle Rappresentati di Classe, organo riconosciuto dall’Organizzazione scolastica. Tale strumento è sicuramente quello più democratico. Ogni genitore ha uno smartphone e si sente alla pari degli altri. Ma non è stato possibile utilizzare unicamente questo mezzo, era “necessario” complicare le cose e , così, si è cercato di inserirne altri quali: il registro elettronico,  le piattaforme online dei libri di testo, classi virtuali con la piattaforma Edmondo. Tutto ciò ha creato forti disagi per mamme di bambini della fascia d’età dai 6 ai dieci anni, che materialmente non possono adempiere da soli a queste incombenze. Pertanto, si è cercato di andare incontro alle famiglie lasciando aperti più canali, continuando ad utilizzare la messaggistica istantanea per evitare di discriminare  e creare fasce di genitori di serie A e fasce di genitori di serie B. Per la prima settimana di lavoro, le attività svolte sono state per lo più di consolidamento, oltre ai compiti si sono proposti video tutorial  con spiegazioni per supportare i genitori. La Scuola Primaria è un Ordine di Scuola meraviglioso, perché i bambini sono splendidi e il rapporto che si crea tra docenti e alunni è un legame speciale che non può essere spiegato attraverso una rete internet. Non mi piace insegnare online, non vedo l’ora di rientrare e fare il mio lavoro di persona. Mi mancano le voci dei miei bambini, le loro 1000 domande, le loro risate, i loro capricci, i loro abbracci disinteressati, le loro richieste d’affetto, le loro chiacchiere sconclusionate… Mi manca toccare con mano i loro progressi. Quest’anno sto insegnando in una Classe Prima a Settembre ho letteralmente messo la penna in mano ai miei alunni, oggi scrivono paroline e piccole frasi; l’anno scorso, in Quinta, produssero articoli per il giornalino scolastico. Tutto questo non si può vivere a distanza!”

Toni diversi quelli di Gianluca, professore di Matematica in una scuola SecondariaPer continuare l’offerta didattica, ho adottato una soluzione mista; il Registro Elettronico istituzionale, il contatto diretto coi Rappresentanti di Classe dei Genitori ed Instagram. Il tutto con l’obiettivo di raggiungere tutti gli alunni contemporaneamente e cercare di fornire una formazione a distanza senza far avvertire ai ragazzi l’assenza della didattica in aula. A parte una prima sensazione di disorientamento, dovuta all’improvvisa gestione della situazione di emergenza, mi sono immediatamente attivato per sperimentare forme di didattica a distanza, per cui ho organizzato delle video lezioni utilizzando la diretta che consente Instagram, raggiungendo contemporaneamente i miei alunni – dietro consenso esplicito dei loro genitori che avevo coinvolto, ovviamente, nella mia scelta – ed interagendo con loro. La lezione è stata una classica lezione frontale con in più la potenziale interattività con gli alunni, offerta dalla piattaforma prescelta; ho assegnato loro i compiti tanto sotto forma di esercizi di matematica e scienze che sono le mie materie di insegnamento, che sotto forma di brevi interrogazioni che mi trasmettono sui singoli argomenti assegnati e a cui do un giudizio, proprio come se stessimo in aula. Quello che mi manca di più in questo momento è la quotidianità lavorativa, il contatto così importante con gli alunni. Anche il Ministro Azzolina, in questo momento di difficoltà, pur incentivando le forme di didattica a distanza, ha ribadito che la vera didattica si fa in aula, nella relazione interpersonale che si crea in ciascuna classe. L’apprendimento è una forma di ricchezza fatta di molteplici elementi dove primaria, a mio parere, resta la continua forma di scambio intellettuale, culturale ed umana che solo nel contatto diretto coi ragazzi può essere realizzato in pieno. Ciò nonostante, mi sento fiducioso che a fronte di questo momento di difficoltà, serio e non controllabile, la scuola si sta preoccupando di raggiungere i propri studenti, in ogni modo, pur di continuare a dare loro un contributo culturale ma soprattutto una vicinanza e una presenza per evitare qualsiasi forma di sbandamento e comprendere che, seppure si è a casa non si è in vacanza, e i propri doveri e le proprie responsabilità vanno, comunque, realizzati.

E i bambini? Come stanno reagendo a questo netto cambiamento?

Sono giornate un po’ tristi perché non posso uscire all’aria aperta, solo affacciarmi al balcone e guardare la città quasi deserta.” ci scrive Andrea di 9 anni “In casa studio per troppo tempo e poi o guardo un po di televisione o gioco. Cerco di stare in contatto con un mio amico, tramite whatsapp, riesco a sentire mio padre e vorrei tanto rivederlo. La maestra invia soltanto i compiti attraverso il registro online, ma mi piacerebbero molto le lezioni a distanza. Mi aiuta la mia mamma ma con la Matematica è una frana! Della scuola non mi manca niente, solo qualche compagno del pulmino”

Marco di 7 anni, invece risponde così “ Passo le mie giornate giocando a pallone in casa o con la playstation, faccio i compiti e a volte mi diverto. I compiti sono tanti e non mi assegnano cose belle. Mi manca tanto la mia classe, le mie maestre e i miei compagni!”

Andrea e Riccardo, due fratelli di 10 e 8 anni affrontano così le loro giornate “Mi piace stare a casa: mi sveglio tardi e mi rilasso, devo solo fare i compiti che mi assegnano anche se sono tanti.” dice Andrea “Della scuola mi mancano la maestra e i miei compagni”. Riccardo invece ci scrive “A casa sto bene e gioco molto, la scuola invece la sto vivendo male male, perché i compiti arrivano a qualsiasi ora ed è una cosa disordinata. La persone che mi mancano di più sono i miei migliori amici”

Infine Michela, 15 anni, che ha voluto raccontarci così la sua esperienza casalinga “Le persone diranno che stare a casa è una noia, ma per noi studenti ce ne sono di distrazioni, soprattutto i numerosi compiti che “animano” le nostre giornate. In casa siamo in tre: mio fratello alle elementari, io e mia sorella alle superiori. Per il più piccolo della famiglia è piuttosto semplice svolgere i compiti assegnati dalle maestre, decisamente più “clementi” delle professoresse liceali. Inoltre, noi tutti in famiglia aiutiamo mio fratello, visto che di fare i compiti, nonostante la sua intelligenza e perspicacia, non ne vuole sapere. Forse imparerà con il tempo a divenire più autonomo con l’assegno, ma per il momento preferiamo aiutarlo affinché almeno lui possa vivere questo momento critico come una pausa dallo stress quotidiano. Invece, per i liceali (e, da quanto ho sentito, anche per gli studenti delle medie) la situazione è ben diversa, visto che i compiti sono gli stessi di prima, se non di più. Alcuni professori sono entrati nel panico perché siamo “indietro con il programma” e sembrano impazziti, fuori controllo con l’assegno sia sulla ripetizione, sia sui nuovi argomenti. Con il tempo che ci resta parliamo con i nostri amici, i nostri compagni di scuola, cerchiamo di mantenere un contatto. Devo dire che personalmente non amo i social, quindi per me è un vero e proprio incubo mantenere vive le relazioni con i miei amici in questo momento. Molto spesso lascio che tutti i miei pensieri rimangano taciuti, perché trovo semplicemente troppo difficile metterli per iscritto. Per mio fratello e mia sorella molto probabilmente è più semplice, ma il desiderio per un ritorno alla normalità è presente in tutti e tre. Noi siamo fortunati, ci facciamo compagnia a vicenda e non mancano momenti in cui ci divertiamo con  un gioco da tavola o con una partita di carte. Con le lezioni mi trovo male, molti credono che noi ragazzi ci stiamo girando i pollici in questo momento e trovare assegni alle otto,nove,dieci di sera, non è affatto bello. E’ come avere una scuola aperta h24, i compiti devono essere consegnati in un certo orario e i professori assegnano quando pare e piace a loro. Non c’è alcun tipo di controllo e le lezioni online sono solo una gran perdita di tempo, inoltre ci siamo dovuti improvvisare tecnici dei nostri stessi apparecchi, perchè per noi non c’è stata alcun tipo di preparazione, siamo stati abbandonati a noi stessi!”

Le difficoltà ci sono per tutti, dai professori agli alunni, dai ragazzi costretti a imparare in fretta ai bambini che inventano giochi per far passare il tempo più velocemente. Da questa brutta esperienza ne usciremo tutti violentemente cambiati, speriamo in meglio, speriamo che questo cambiamento possa davvero insegnarci qualcosa e che presto, ognuno di noi, possa ritornare alla normalità.

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Biografia Redazione

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