LA TESTA MAGICA DEL CAVALLO CARAFA

In via San Biagio dei Librai c’è il bellissimo palazzo Carafa voluto da Diomede, membro della corte aragonese, sotto il regno di Ferrante, ambizioso e assetato di potere riuscì ben presto ad essere investito col titolo di Conte di Maddaloni. Per celebrare il nuovo status di potere decise che doveva avere un palazzo che ricordasse a tutti il nome e la potenza del casato. La sua scelta cadde su quello di Palazzo Como in via Duomo.

Secondo Matilde Serao, come racconta nel suo bellissimo volume “Leggende di Napoli” l’autore della scultura invece fu Virgilio. Nel suo libro racconta che nel medioevo tutti dicevano che Virgilio avesse poteri guaritori. Un giorno in città scoppiò una brutta epidemia che iniziò piano piano ad uccidere tutti i cavalli, Virgilio realizzò una scultura magica per guarire gli animali, fece fondere un grande cavallo di bronzo. Una volta realizzato il cavallo, lo collocò al centro di un cortile e fece condurre li tutti i cavalli.  Dovevano far fare a gli equini, tre giri, intorno a quello di bronzo, e proprio per magia tutti i cavalli ammalati guarirono.

Si narra poi che quel cavallo di bronzo, ad eccezione della testa, fu fatto fondere con l’avvento del Cristianesimo, per ricavare le attuali campane del Duomo.

La tesi più accreditata invece racconta che fu Lorenzo il magnifico che diede in dono a Diomede, una testa di cavallo in bronzo, realizzata da Donatello, su richiesta di Ferrante, egli spedì la testa da Firenze a Napoli, come dono a Diomede Carafa, a quel tempo protetto del re. La testa fu collocata nel cortile del suo palazzo in via San Biagio de’ Librai e fu ammirata fino al 1806, quando i Carafa la donarono al del Museo Archeologico Nazionale come pezzo antico di fama mondiale. All’interno del cortile oggi è possibile ammirare una copia della testa in terracotta.

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Biografia Luciana Pasqualetti

Luciana Pasqualetti
Fiorentina di nascita ma napoletana con il cuore. Appassionata di cucina, storie e racconti su Napoli. Entusiasta per tutto ciò che è antico, non disdegnando il nuovo. Ama la puntualità e non sopporta l'approssimazione.

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