L’Hellas impone lo stop: azzurri appannati, sfortunati e imprecisi

Arriva il secondo pareggio stagionale in campionato per il Napoli; il pareggio per uno a uno contro il Verona riporta a nefasti ricordi del mese mariano, anche se va detto chiaramente e subito che il risultato di ieri, seppur identico a quello che costò la Champions, è sostanzialmente di ben altra sostanza.

La squadra di Spalletti, ieri con maglia celebrativa per Maradona (bruttina, a parere di chi scrive), ha provato a condure la gara, riuscendoci per buona parte, ma costretta a subire l’aggressività degli scaligeri, talvolta eccessiva e trattata con troppa leggerezza dal modestissimo Ayroldi. L’assenza di Koulibaly è risultata pesante non tanto per gli equilibri difensivi (molto bene il vituperato Juan Jesus) quanto per la capacità del Comandante di iniziare l’azione e mettere a disposizione dei suoi la sua esuberanza fisica.

La gara si decide, di fatto, in una ventina di minuti: al gol di Simeone (male Mario Rui e Rrahmani nell’occasione) è seguito il pareggio immediato di Di Lorenzo (malissimo Montipò): il resto è battaglia a tutto campo, con gli azzurri a provare a scardinare l’attenta difesa dei veneti e Hellas pronta a ripartire con Caprari e l’ottimo Barak sugli scudi.

Il problema del Napoli in questo momento, a parte un  appannamento assolutamente fisiologico, è l’incapacità dei suoi attaccanti di creare la superiorità numerica e di centrare la porta avversaria. Maluccio Politano (un gol finora a settembre contro la Juve), che ha comunque il merito di creare la più bella palla gol partenopea, culminata con il palo di Osimhen, malissimo Zielinski, Insigne (zero su azione in campionato e solita, insopportabile, faccia scura al momento del cambio ) e il subentrato Lozano. La stanchezza, inoltre, palesata da Fabian e Anguissa e i cambi molto tardivi di Spalletti (che ha ammesso la colpa nel dopo gara) hanno fatto il resto.

La sensazione è che il mister toscano, da esperto uomo di calcio, abbia temuto di perdere la gara (timore condiviso da molti), preferendo non rischiare troppo.

Nella ripresa, infatti, le occasioni latitano, l’azione del Napoli si interrompeva sempre ai limiti dell’area di rigore degli ospiti: i cambi, tardivi come detto, non hanno sortito effetti. Fumoso Elmas (per l’inguardabile Zielinski), timido Lozano (per Politano): gli ingressi di Mertens e Ounas a pochi minuti dal termine non potevano sortire effetti, meno ancora quello di Petagna (per Osimhen!) seppur con il Verona in nove negli ultimissimi minuti.

L’assalto finale ha partorito l’ennesimo legno di stagione (Mertens) e un paio di mischie non fortunate.

Nessun dramma, il Napoli resta primo in coabitazione con il Milan.

Alla ripresa dopo la sosta gli azzurri sono attesi dall’Inter: una gara importantissima, sperando di ritrovare una squadra più  fresca, attesa da una serie di sfide contro le dirette avversarie per le zone alte.

Please follow and like us:
fb-share-icon

Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

Check Also

FALLITA LA CAMPAGNA DI RUSSIA, IL NAPOLI SFIDA L’EX COMANDANTE PER ONORARE LA MEMORIA DI D10S

Seconda sconfitta consecutiva per il Napoli di Luciano Spalletti, che dopo la serataccia di San …