L’immensa presenza di Lucio nella nostra musica

Non so se con l’approssimarsi del mese di settembre accade la stessa cosa che capita a me anche a tutti gli appassionati e nostalgici della musica e delle canzoni degli anni 60/70, dei programmi televisivi che hanno fatto la storia della tv e della Rai in quegli anni, delle performances di grandissimi artisti, musicisti, cantanti e cantautori figli di quell’aureo periodo: dal profondo dell’anima sale e si fa sempre più intensa una accorata e struggente nostalgia per quello che indiscutibilmente è stato il  genio musicale ed artistico indiscusso di quegli anni gloriosi assieme al grande autore di testi e sommo poeta Giulio Rapetti in arte Mogol: Lucio Battisti da Poggio Bustone. Perché settembre, direte voi? Per due motivi: uno, tristissimo, che fa riferimento alla scomparsa di Lucio avvenuta il 9 settembre 1998( proprio il giorno del mio onomastico, peggior ricorrenza non potevo trascorrere quell’anno ). L’altro, artistico, è legato all’uscita del brano più rivoluzionario mai ascoltato fino a quel momento nel mondo della canzone italiana e composto dal duo Mogol-Battisti: “29 settembre”, eseguito dall’Equipe 84 di Maurizio Vandelli.

Ora,sappiamo tutti bene o male come funziona la composizione di una canzone, non solo a livello di addetti ai lavori ma anche come ascolto popolare: un’introduzione, la strofa magari ripetuta, il ritornello e via di seguito. Questa qui? Manco per niente. Appena il tempo di rimanere sorpresi da una breve introduzione di pianola con accordo di RE sus 4° ripetuto che risolve in maggiore e subito parte questa stranissima ma coinvolgente litanìa che abbraccia strofa, ritornello, ripete entrambi, poi bridge, il tutto inframmezzato dal campionamento(nastro registrato, per l’epoca) della voce dello speaker radiofonico del giornale radio(mai sentito prima di allora). E i testi? Un modo rivoluzionario(sempre per l’epoca) per confessare a se stessi e alla propria ragazza che non la si ama più perché completamente rapiti da un’altra incontrata casualmente. L’effetto? Quello di un asteroide musicale piombato sul territorio della musica e della canzone italiana di quegli anni d’oro, legata ancora ad una forma tradizionale di brano cantato: devastante! Ovviamente Lucio in pochissimo tempo divenne il numero Uno in tutte le classifiche di dischi venduti in Italia e il cantante più desiderato e invitato rispetto a tutti gli altri colleghi ai programmi televisivi e radiofonici in voga a quei tempi: il grande Lelio Luttazzi annunciò per settimane a Hit Parade, storica trasmissione del venerdì su Radio1, il primato in classifica di “29 settembre” eseguita dall’Equipe 84; le partecipazioni ed i trionfi al “Cantagiro”, a “Un disco per l’estate”, al “Festivalbar”, a “Studio Uno” dove Lucio presentava via via tutti gli altri hits suoi e di Mogol erano ormai innumerevoli così come i riconoscimenti artistici(ed ovviamente economici) e i dischi d’oro e di platino attestanti i milioni e milioni di copie vendute. Insomma un dominio incontrastato.

Già, ma chi era Lucio Battisti? Lucio è un ragazzotto naif della provincia dell’alto reatino, un’ infanzia e un adolescenza difficili e piene di complessi e in conseguenza di ciò la tendenza a chiudersi in se stesso ma anche a sviluppare una feroce determinazione in tutto quello che decide di intraprendere e una convinzione assoluta che tutto ciò in cui si cimenterà sarà premiato da enorme successo popolare. Col tempo alcuni di questi angoli del carattere si smusseranno mentre altri si inaspriranno ulteriormente ma sarà proprio quella feroce determinazione nel credere nella propria musica e nelle proprie capacità compositive, oltre alla stimolante collaborazione con il maggior autore italiano di testi, a consentirgli di sfornare un successo dopo  l’altro per oltre dieci anni dal 1967 al 1980. E quando tu sai di essere un predestinato, perché tutto ciò che fai lo fai con abnegazione e passione e perché ci metti il cuore innanzitutto, allora i risultati sono cose tipo “Mi ritorni in mente”,”Pensieri e parole”,”E penso a te”,”Emozioni”,”I giardini di marzo”,”Comunque bella”,”Il mio canto libero”,”Non è Francesca”,”Amarsi un po”. E viene da se che quindi, all’approssimarsi del mese di settembre, chiunque ami ed abbia profondamente amato la musica e la canzone italiana di quegli anni avverta distintamente nel cuore e nella mente la presenza del nostro caro indimenticabile Lucio, quasi a voler esorcizzare il colpevole vuoto artistico e sociale di questi tempi e di quest’epoca basati sull’apparire  e sul nulla.

Grazie Lucio!

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Biografia Sergio Forlani

Sergio Forlani
Inizialmente autodidatta, ad inizio anni 80 intraprende gli studi di armonia e improvvisazione jazz col maestro Franco de Crescenzo, sempre però prestando la massima attenzione alle sonorità ECM, etichetta simbolo del jazz europeo. Nel 1990 fonda PATSIMILE, band ispirata al sound del Pat Metheny Group con cui si esibisce nei maggiori jazz club campani. Qui fa il suo esordio nel gruppo il chitarrista Paolo Palopoli con il quale realizza a tutt’oggi quattro cd inediti, due di matrice etno/jazz(“Armodia etnica” ed “Etnodie”) e due di connotazione jazz/fusion(“First out” e il recentissimo “Back on the ground”). Al suo attivo anche “Non solo etno” con il quale interrompe momentaneamente il filone etno/jazz per dare spazio ad una delle sue passioni, la forma “song” eseguita con piano, contrabbasso e batteria. L’altro suo progetto è invece “SING & SWING – Beatles and songs in jazz” con il quale assieme al cantante Marco Miglio ripropone dal vivo le canzoni dei Fab Four e altri artisti in chiave jazz.

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