L’INCAZZATA TECNOLOGICA E LA SPLENDENTE FALSITÀ DI INSTAGRAM

In questi giorni Fabrizio Corona… No tranquilli, non è un altro articolo sull’ormai decaduto re dei paparazzi, a tutto c’è un limite, anche se… Giusto questa settimana ha pensato male di perdere un dente mangiando una pizza (e già qui, ci sarebbe da farsi due domande sulla sua igiene dentale, oltre che mentale), ma non contento di ciò, ha deciso di rovistare nell’immondizia del ristorante per ritrovarlo e una volta riuscito nell’impresa… l’ha lavato e se l’è riattaccato! Ovviamente il tutto documentato via Instagram con dovizia di particolari da Gabriele Parpiglia con video e foto; perché oggigiorno, se non si racconta tutto sui social, anche le cose più schifose, come in questo caso, come si fa a sentirsi al centro dell’attenzione? Come si fa a colmare il vuoto interiore? Come si fa a sentirsi ammirati?

Doveva pensarla allo stesso modo la coppia definita come “la più bella di Instagram”, trovata morta un paio di mesi fa nella loro casa a Newport, California.Michelle Avila, 23 anni e Christian Kent, 20, famosissimi sul social network, bellissimi e invidiatissimi: mostravano una vita splendida, ricca di viaggi, amore e passioni varie, tra cui la musica e il surf e invece, sotto i filtri, i baci e gli sguardi languidi, si nascondeva, a quanto pare, una profonda disperazione che li ha portati a morire abbracciati. Sono stati trovati così dalla madre di lei, “come Romeo e Giulietta”; gli agenti avevano inizialmente pensato a un’overdose, ma le analisi tossicologiche non trovano conferme e in casa non è stata scoperta alcuna sostanza stupefacente.

Resta il fatto che sono morti e i genitori non si danno pace per non aver capito cosa stesse succedendo e resta il dubbio che quella felicità mostrata a milioni di followers, fosse tutta una messinscena per far credere che avessero tutto, che la loro fosse la vita perfetta, quella che tutti vorrebbero, per sentirsi ammirati, amati e invidiati. O forse solo per non sentire il dolore interiore.

Effettivamente è abbastanza comune mostrare sui social una vita completamente diversa da quella reale: ci si nasconde dietro finti sorrisi smaglianti, dietro scatti di luoghi esotici e cibi particolari, pubblicando le foto anche a giorni di distanza, quando è “il momento di massima visualizzazione”, quando è più sicuro che si prenderanno tanti Like, solo per mostrare di avere una vita ricchissima, bellissima e pienissima, quando invece magari si passano gran parte delle serate a scrollare la pagina di Facebook in preda alla tristezza più nera, ne conosco parecchi così, non mi sto inventando niente. Il tutto nasce perché sui social è vietato essere tristi, e se lo si è, deve trattarsi di una tristezza filosofica, da poeta maledetto, con frasi e foto ad effetto. Mica puoi essere triste per i fatti tuoi, eh no! Anche in questo caso devi farlo sapere a tutti affinché possano compatirti e bearsi della loro, magari altrettanto finta, non tristezza. Mors tua, vita mea.

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Biografia Maggie Lee

Maggie Lee
Anche se non sembra sono nata a Milano, ma sono di origini siculo-calabresi: da lì derivano i miei colori poco “nordici”. Sono laureata in Psicologia e sto frequentando la magistrale. I miei amici sostengono che ho un sesto senso innato per capire le persone, soprattutto quelle cattive, cosa che talvolta è più una maledizione che un dono. Cerco di interessarmi a po' di tutto, ho una passione per Wikipedia e mi diletto di cucina e fai da te. Sono il tuttofare tecnologico della famiglia, per qualsiasi cosa abbia dei pulsanti o, ultimamente, uno schermo touch. Amo le tecnologie semplici che semplificano la vita. Viaggio parecchio per amore, i mezzi di trasporto tedeschi non hanno più segreti per me, adoro la loro puntualità, ma odio la loro mancanza di elasticità e, naturalmente, la maggior parte del loro cibo.

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