giovedì , 21 Marzo 2019

Liverpool e lo Skiffle. Il genere dimenticato che fece innamorare i Beatles.

Lasciamo Napoli, di cui abbiamo visitato i vicoli la settimana scorsa.  Saltiamo sulla nostra “macchina del tempo” musicale e facciamo un giro. Questa settimana vi accompagno a Liverpool!

Sotto i muri di mattoni rossi anneriti dai fumi, si parla dello sviluppo della bomba all’idrogeno, o della guerra che si sta combattendo in Corea. Alcuni commentano le opere di Ernest Hemingway, William Faulkner e Tennessee Williams, americani che stanno facendo incetta di premi per la letteratura. Altri ancora si stanno chiedendo se quest’ idea di cui si parla, di creare una comunità economica europea, vedrà davvero la luce. Va bene, lo confesso. Solo pochi parlano di tutto ciò. A Liverpool, davanti a una pinta al pub, sono abbastanza incazzati per la squadra di calcio, che sta per finire dritta in Seconda Divisione. Io, che vengo dal futuro, so che ci finirà davvero.

Una volta fuori, sono colpito dalla grande quantità di persone che sta uscendo dai negozi con delle grandi scatole. Televisori. Ci si possono beccare due canali in rigoroso bianco e nero. Pazienza, non sarà certo la mancanza di colore a togliere fascino al primo programma trasmesso, la cerimonia di incoronazione di Elisabetta II. Uno spettacolo esaltante, qui nel 1953.

E le classifiche musicali? A quanto pare qui impazziscono per Bing Crosbie, Al Martino, Doris Day, Frankie Laine, Guy Mitchell, Vera Lynn, Kay Starr…questo si che è vintage! Spostiamoci una manciata di anni in avanti e gettiamo una moneta in un jukebox. I nomi sono cambiati in quelli di stelle più giovani: Buddy Holly, Elvis Presley, Little Richard, Jerry Lee Lewis e Paul Anka. Si possono ascoltare Cliff Richard,  Shadows, Adam Faith, Marty Wilde, Tommy Steele.

Ma è giù al porto che sta succedendo qualcosa di interessante. E’ da qui che è entrato in città lo Skiffle. Questa roba qui è nuova, ma avrà un’influenza cruciale su tutta la generazione di musicisti che sta per diventare grande protagonista del decennio successivo.

La parola Skiffle non ha una traduzione specifica in italiano. Alcune parole dalla stessa radice si riferiscono a piccole imbarcazioni usate comunemente per la pesca in bassi fondali, o per lo scarico di merci da imbarcazioni di dimensioni maggiori. Che in questo genere barche e musica siano in qualche maniera legate, lo può dimostrare il fatto che lo Skiffle arriva importato dall’America come canto di disperazione degli scaricatori di porto, un fenomeno abbastanza simile a quello della diffusione del blues nelle piantagioni di cotone d’oltreoceano. Questa musica è un  ibrido di elementi blues, country, folk e jazz. La strumentazione usata è costituita per lo più da strumenti improvvisati e autocostruiti, ne scorgo uno appoggiato in un angolo al pub del dopolavoro. E’ il Tea chest bass, un basso ricavato da ceste per trasporto del tè, che ha per manico una scopa.

Lonnie Donegan, cantante e chitarrista scozzese, qui è conosciuto come il Re dello Skiffle. E’ suo il merito di aver lanciato questo genere sulla scena musicale britannica, riscuotendo grandi consensi soprattutto nella zona del Merseyside e nel capoluogo Liverpool. Col suo gruppo, i Washboard Wonders, Donegan mette insieme un repertorio con richiami allo spiritual, al blues, al folk e appunto allo Skiffle americani.  Nel 1956, in cima alle classifiche inglesi c’è la sua Rock Island Line. E’ la scintilla che scatena un grande interesse giovanile per questa musica e favorisce il fermento nel quale si stanno formando centinaia di nuovi gruppi musicali, data anche la relativa semplicità degli strumenti impiegati. Sento nomi come The Vipers Skiffle Group, o Chas McDavitt Group. Ci sono anche i Querry Men, capeggiati da un giovane teddy boy che si chiama John Lennon. Folgorato da questa musica, pare abbia convinto la sua band (i futuri Beatles) a imparare come primo pezzo proprio Rock Island Line.

La carriera di Lonnie subirà un declino quando lo Skiffle verrà definitivamente soppiantato dal Rock ‘n ‘Roll, ma la sua influenza ha già contagiato molti di quelli che poco più in là diventeranno grandi rock star come Cream, Led Zeppelin, Rolling Stones. Dirà di lui Brian May dei Queen: “Lonny è la pietra angolare del blues e del rock in Inghilterra”. La storia di Lonny Donegan e quella di uno scarafaggio si incroceranno di nuovo alla fine dei ‘70, quando l’ormai ex Beatle Paul McCartney proporrà al suo vecchio idolo di mettere insieme una raccolta dei suoi successi. E’ del 1977 Putting on The Style, album che conta la partecipazione, tra gli altri personaggi della scena anni Cinquanta di Liverpool, di Ringo Starr. A sottolineare, qualora ve ne fosse stato ancora il bisogno, quanto senso di riconoscenza dovessero nutrire per Donegan i quattro baronetti di Liverpool.

Bene, la mia pinta sta per finire. Tocca rimontare sulla nostra “DeLorean” della musica e scegliere la prossima  destinazione. Dove…o meglio, quando andremo a finire?

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Biografia Stefano Di Meglio

Stefano Di Meglio
Nato a Ischia nel 1982, si trasferisce all’età di diciotto anni a Napoli, dove svolge da allora l’attività di musicista. Ha studiato Filosofia ed è diplomato in Basso Elettrico Pop al Conservatorio di Frosinone Collabora con svariate formazioni e nomi del panorama musicale campano. Dal 2008 è il bassista dei “Queen of Bulsara”, affermata tribute band che porta in scena (con all’attivo più di 1200 live in Italia e all’estero) uno spettacolo dedicato alla storia dei Queen. E’ bassista presso lo studio di registrazione “la Casetta” di Torre del Greco. Insegna inoltre Basso elettrico, Teoria e Armonia e Musica d’Insieme presso i laboratori musicali del Teatro delle Rose a Piano di Sorrento.

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