Odessa Evoluzione #1 – Prima della fusione – Recensione

Odessa è la serie science-fantasy a colori di Sergio Bonelli Editore che ha debuttato nelle edicole lo scorso anno: il tredicesimo albo della serie, strutturata in stagioni, è in realtà l’albo numero 1 di Odessa Evoluzione, dal titolo Prima della fusione.

È un albo in parte atipico perché, per lo meno sotto l’aspetto narrativo legato alla continuity, ci fa entrare in una sorta di stasi: non accade nulla che sia riferito all’approssimarsi del ritorno degli Ignoti o all’approntamento dell’unica arma in grado di contrastarli, ma con un doppio salto temporale il soggetto di Mirko Perniola (su rielaborazione narrativa di Davide Rigamonti) ci conduce a 8 anni dopo il giorno della Fusione, in uno dei frequenti attimi di tormento vissuti dal Yakiv dopo essere diventato un ibrido, una creatura deforme come egli stesso si definisce.
È l’occasione per un racconto davvero speciale nel quale scopriamo tanto di più su chi era Yakiv da bambino e sui suoi legami familiari: i genitori, certo, ma anche un meraviglioso nonno prodigo di risorse e di consigli e la sorellina malata Pavla.


Per la prima volta Yakiv racconta alla sua amica Zhiras come e cosa ha vissuto immediatamente prima dell’evento che ha creato Nuova Odessa, lanciandosi sull’onda di ricordi per lui anche dolorosi e rievocando una serie di eventi e circostanze che lo hanno messo a dura prova in un ambiente che abbiamo avuto modo di conoscere nell’albo precedente, le catacombe di Odessa (qui la recensione di Odessa Rivelazioni 6).

Tutta la storia è dunque strutturata come un unico lungo flashback, e ci verrebbe quasi da definirlo come un “fumetto di formazione” o di crescita per i risvolti che vengono a galla sull’indole di Yakiv e sul suo sentirsi quasi in dovere di essere un eroe. Comprendiamo molto meglio, alla luce di questo racconto, alcuni dei comportamenti che abbiamo visto assumere allo Yakiv adulto per esempio nel secondo albo della serie, e sul suo bisogno di raggiungere una maggiore consapevolezza di sé stesso anche attraverso l’accettazione del dolore.

Ai disegni e agli splendidi colori che illustrano le tavole di Odessa Evoluzione 1 troviamo nuovamente Simone Ragazzoni, al quale sembra siano state affidate sempre le storie maggiormente incentrate sui ricordi di Yakiv bambino: sue erano infatti anche le tavole del secondo albo cui accennavamo. Il suo tratto è pieno e rotondo, senza sbavature, ideale per dipingere in maniera vivida gli attimi dell’infanzia di Yakiv e per coinvolgere il lettore sia con l’espressività dei protagonisti che con la lucentezza dei colori.
Ragazzoni ha lavorato a ruota libera alternando tavole strutturate secondo la canonica gabbia bonelliana ad altre molto dinamiche e di forte impatto, con grandi vignette senza cornice o persino delle eccezionali splash-page. Meravigliosa è in questo senso quella di pagina 8-9, mentre è impossibile non essere trascinati da un forte senso di malinconia in quella di pagina 40.


In copertina, Mariano De Biase dipinge un intenso primo piano di Yakiv mentre si rammarica per il suo aspetto deforme, ma alle sue spalle il bambino che egli stesso era riaffiora dalla nebbia dei suoi ricordi e sembra quasi voglia dirgli qualcosa.
Per l’occasione, il debutto della nuova stagione, De Biase ha anche messo a punto un nuovo coloratissimo frontespizio basato ancora una volta sulla coralità che probabilmente farà da asse portante nei prossimi albi, e sull’introduzione di temi quali la partecipazione di Ruwe e l’arma da utilizzare contro gli Ignoti.

uscita: 27/05/2020
Formato: 16×21 cm, colore
Pagine: 96
Soggetto e sceneggiatura: Mirko Perniola
Rielaborazione narrativa: Davide Rigamonti
Disegni e colori: Simone Ragazzoni
Copertina: Mariano De Biase

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Biografia Christian Imparato

Christian Imparato
Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.

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