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Reading: Quasi un anno di smart working: un sondaggio di Wiko svela le scuse “digitali” più utilizzate
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
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Quasi un anno di smart working: un sondaggio di Wiko svela le scuse “digitali” più utilizzate

Danilo Battista
Danilo Battista 6 anni fa
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4 Min Lettura
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È davvero tutta colpa della connessione?

Secondo l’ultimo sondaggio condotto da Wiko, l’era dello smart working porta con sé nuove scuse tutte digitali, insieme all’esigenza di giustificarsi per non essere sempre iper-connessi

Dal classico microfono in mute, agli sfondi improbabili per nascondere il caos dell’appartamento, ce n’è davvero per tutti i gusti

Milano, 11 gennaio 2021 – Il 2020 si è appena concluso, ma continuiamo a fare i conti e a convivere con il suo lascito: una “nuova normalità” fatta di distanze, nuove abitudini, videochiamate, DAD e soprattutto smart working. Grande protagonista di quest’anno, il telelavoro, è aumentato in maniera esponenziale nel nostro Paese passando da circa 570mila impiegati nel 2019 a 6,58 milioni durante il primo lockdown, per poi arrivare verso i 5,35 milioni come registrato dai dati raccolti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

Secondo un sondaggio condotto dal brand di telefonia franco-cinese Wiko, all’interno della sua Instagram Community, con l’era dello smart working sono nate anche nuove “scuse digitali”. È vero per l’86% dei rispondenti, mentre il 42% ha confermato di aver utilizzato almeno una volta una di queste giustificazioni per declinare una riunione o un meeting online.

Se, da un lato, la tecnologia ha sopperito all’impossibilità di potersi incontrare e offerto la digitalizzazione degli uffici, dall’altro ha ampliato i confini temporali e il concetto di “disponibilità” per cui il 43% dei partecipanti alla survey ammette di sentirsi sempre più in dovere di giustificarsi se non risponde immediatamente a un input.

Così si parte con il repertorio delle scuse più frequenti, tutte in linea con la nostra “nuova normalità”.

Se il meeting, ad esempio, non va come dovrebbe è ovviamente tutta colpa della connessione (66%), mentre per evitare di rispondere ad una domanda a bruciapelo, secondo il 67% dei rispondenti al sondaggio di Wiko, si ricorre al microfono in mute. Abusato è l’utilizzo di sfondi improbabili per nascondere il caos nell’appartamento. Una soluzione classica e scontata per il 65% degli utenti coinvolti dal sondaggio di Wiko. E poi: i rumori di sottofondo sono sempre responsabilità del partner in call (57%) o dei poveri vicini intenti a fare pulizie o ad ascoltare musica (43%). Per non parlare dei corrieri: citofonano sempre quando si sta per iniziare qualcosa di importante e ovviamente fanno fare tardi (24%).

Da sottolineare però che un 76% di più rigorosi ha resistito alla tentazione di non usare questa scusa.

Tra tanti pro e contro, uno dei vantaggi indiscussi dello smart working è sicuramente quello di non doversi presentare in ufficio di persona e di conseguenza quello di poter trascurare il proprio look, motivo per cui il 72% dei rispondenti ha ammesso di ricorrere allo stratagemma di tenere spenta la telecamera durante i meeting per evitare di mostrarsi ancora in pigiama o con outfit improbabili.

Eppure, nonostante le scuse, i dati mostrano un importante incremento della produttività del lavoro svolto da remoto. La connettività e la tecnologia che in questi mesi ci hanno permesso di restare in contatto e di proseguire efficacemente il lavoro hanno i loro pro e contro come tutte le cose. La sfida per il futuro sarà quella di salvare “il buono”, recuperando i propri spazi e cogliendo solo i lati positivi della flessibilità.

Perciò niente più scuse, siate solo più “smart”!

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Danilo Battista Gen 11, 2021
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Pubblicato da Danilo Battista
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Appassionato sin da piccolo della cultura giapponese, è stato rapito tanti anni fa da Goldrake e portato su Vega. Tornato sulla Terra la sua viscerale passione per l'universo nipponico l'ha portato nel corso degli anni a conoscere ed amare ogni sfumatura della cultura del Sol Levante. Su Senzalinea ha cominciato a scrivere di tecnologia e di cosplay. Da diverso tempo gestisce la sezione "Nerdangolo" ma ha promesso che un giorno, neanche tanto lontano, tornerà su Vega...
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