Red Sparrow è un film che vale?

Red Sparrow è la trasposizione cinematografica del best-seller di Jason Matthews, ex agente della CIA,  intitolato “Nome in codice: Diva”.

Francis Lawrence (già regista degli ultimi tre capitoli di Hunger games, ma lo ricorderete sicuramente anche per Constantine e Io sono leggenda) e Jennifer Lawrence (Un gelido inverno, Hunger games, X-men, Il lato positivo)  si ricongiungono sullo scenario di una spy-story dai toni cupi, a tratti perversa, violenta.

Dominika Egorova, stella del Bolshoi, è costretta a interrompere la sua sfolgorante carriera a causa di un terribile infortunio, ma l’ambiguo zio Vanya Egorov che lavora presso i servizi segreti le offre una soluzione per poter continuare a mantenere la mamma malata. Se pur con riluttanza, l’ex ballerina accetta di divenire una “Sparrow”, un tipo di spia addestrata a usare la seduzione come arma. Al posto delle bellissime ali piumate da cigno Dominika dovrà indossare un’armatura e prepararsi per andare in guerra! Le cose si complicano quando durante la sua prima missione si innamora dell’agente americano Nate Nash…

In Red Sparrow si susseguono una fitta rete di inganni e il dubbio su chi sia il burattino e chi il burattinaio ci accompagna durante tutta la visione in vista della  sorpresa finale riservata allo spettatore. Si esce dal cinema soddisfatti proprio per il twist finale, ma non per altro!

La pellicola è la classica storia di spie e quando dico “classica” intendo che non ci propone davvero nulla di nuovo! La nostra protagonista ricalca lo stereotipo della spia vecchio stampo e cioè una donna dalla doppia faccia, che sfrutta la sua avvenenza e il suo savoir faire per irretire gli uomini e carpire loro informazioni e quella che ci viene riproposta è la perenne rivalità tra Russia e Stati Uniti. In una scena del film si afferma che la Guerra Fredda è ancora in corso e non è un caso che l’anaffettivo zio della protagonista assomigli incredibilmente a Putin e porti il suo stesso taglio di capelli! Essendo un film americano poi, è scontato che i sovietici vengano dipinti come i cattivi, tanto che la protagonista sceglie di passare alla fazione opposta in quanto “la Russia annulla l’individualità in nome della vittoria globale” mentre “L’America consente la libertà individuale pur stando al servizio del Paese”.

Il film è piuttosto piatto, non decolla mai dal punto di vista emotivo e nonostante l’ottima performance della Lawrence il suo personaggio non suscita empatia a causa della messinscena totalmente asettica. Purtroppo il regista sembra non metterci animo nel raccontare le disavventure della nostra eroina Dominika Egorova, limitandosi semplicemente a descrivere i fatti attraverso inquadrature patinate ed estetizzanti (bellissima la sequenza iniziale che ci mostra l’ultimo sfortunato spettacolo della protagonista e la fuga dell’agente americano a Gorkij Park attraverso un montaggio alternato). Ma da una parte è anche comprensibile visto il passato del regista nel mondo dei videoclip musicali, in cui a contare è più l’armonia visiva che la sostanza.

Nonostante i sentimenti che Dominika prova per la spia americana, non c’è posto nemmeno per  un’adeguata rappresentazione dell’amore poiché l’unica scena in cui vi è un rapporto sessuale affettuoso si riduce a un gelido amplesso consumato frettolosamente, amplesso che assomiglia più ad una liberazione da parte della protagonista, dove il partner è solo un mero mezzo per sfogarsi! E in una pellicola in cui il sesso viene mostrato per lo più come strumento per ottenere quel che si vuole, sarebbe stato importante fare una distinzione tra la mercificazione del corpo e la donazione del proprio corpo intesa come espressione di tenerezza.

Le cose che più sarebbe stato interessante approfondire vengono invece affrontate con superficialità, come ad esempio l’attrazione dello zio nei confronti della nipote o l’addestramento alla scuola di formazione degli Sparrow, in cui  la severa maestra insegna a scrutare dentro le persone per poi appagarle nei propri desideri: le sue lezioni sono fatte di umiliazioni fisiche e psicologiche perché “il corpo appartiene alla grande Madrepatria e deve essere messo totalmente al suo servizio, non ci si può far fermare da quel che si trova repellente” (un po’ alla “Salon Kitty” per intenderci).

Perché allora Red Sparrow è un film che vale?  Perché è coraggioso: il regista è coraggioso e con lui la sua musa nel portare sullo schermo una serie di scene dalle sfumature gore e al limite del torture porn, o perlomeno che possono essere considerate “forti” per gli standard del cinema americano. La rappresentazione softcore aleggia su tutta la pellicola, che ha una forte connotazione erotica. Si rumoreggiava tanto della scena di nudo integrale di Jennifer Lawrence, che infatti si spoglia numerose volte concedendosi come mai prima davanti alla macchina da presa. Sicuramente delizierà gli occhi dei maschietti e con le sue forme morbide e prorompenti offrirà finalmente un modello bello e sano in cui le donne potranno immedesimarsi. Il personaggio stesso di Dominika può costituire un modello di donna forte che non si lascia dominare e non accetta il ruolo di bella figurina che gli altri hanno scelto per lei. Da lodare è anche la scelta del regista di basare la narrazione unicamente sull’introspezione piuttosto che sulle scene d’azione (non ne è presente nemmeno una) e soprattutto Francis Lawrence non cede al ritmo frenetico della stragrande maggioranza dei film del cinema odierno, al contrario la sua opera procede molto lenta ma mai noiosa e si prende tutto il tempo necessario a sciogliere i nodi della trama. Il pregio maggiore quindi è che il regista non si sia curato di ciò che avrebbe potuto scoraggiare il pubblico, come il divieto rated-R o la lunghezza del film (139 min) e come lui anche Jennifer Lawrence che sembra stia cercando di sabotare la sua carriera con delle scelte sempre più audaci e sempre meno rivolte al grande pubblico: ricordiamo il recente “Madre!” di Aronofsky.

In definitiva, Red Sparrow è comunque un film ben confezionato, un film godibile. Non è assolutamente un film per tutti, ma sicuramente soddisferà gli amanti dei thriller e delle spy-stories.

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Biografia Angela Bevilacqua

Angela Bevilacqua
Classe 1996 da sempre apassionata di cinema e di scrittura. A diciassette anni ha realizzato il suo primo cortometraggio “Il teatro dei ricordi” interpretato dall’attore francese Jean Sorel, presentato come evento speciale al festival di Giffoni. Nell’anno 2017 ha pubblicato il suo primo romanzo intitolato “La Città del Vizio” edito da Guida Editori.

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