Sant’ Eligio Maggiore

 la chiesa di Sant’Eligio Maggiore è semi nascosta tra i vicoli tra il corso Umberto ed il porto, ma un tempo, quando fu costruita, dominava Piazza Mercato. E’ la chiesa gotica più antica di Napoli, costruita nel 1270 nei pressi del luogo in cui pochi anni prima era stato decapitato Corradino di Svevia. Questa chiesa  fu voluta da tre potenti della corte di Carlo I d’Angiò, che decisero di affiancarla ad un ospedale. Ha assistito a tanti eventi che hanno caratterizzato la storia della piazza, come la prigionia di, Masaniello e la morte di Eleonora Pimentel Fonseca, e quella anti altri.

Tutti questi secoli di storia l’hanno arricchita e ne hanno, trasformato l’immagine. Nel XVI secolo, sotto la dominazione spagnola, Don Pedro de Toledo istituì anche nell’ospedale un educandato femminile, dove le giovani ragazze venivano avviate all’attività infermieristica dell’ospedale. Nell’educandato femminile è conservata la Madonna della Misericordia dalla faccia tagliata che, secondo la leggenda, avrebbe perso sangue all’altezza di uno sfregio praticato sul volto della Vergine

 

Del complesso fanno parte anche due chiostri costruiti con pilastri di piperno, uno dei quali ornato da una fontana del seicento.

All’interno oggi si possono vedere dei restauri non proprio ottimali avvenuti dopo la seconda guerra mondiale: un dipinto di Massimo Stanzione, uno del fiammingo Cornelius Smet, e il quadro della Madonna con il Bambino di Francesco Solimena.(ora custodito nel museo civico di Castel Nuovo)

 

. Intorno al quattrocento, proprio a ridosso della chiesa, fu eretto un arco che collegava il campanile con un edificio adiacente la struttura. Si trattava di un arco a due piani. Nel primo venne posizionato un doppio orologio uno che dava sulla piazza,l’atro dietro,mentre il secondo piano, decorato con stemmi aragonesi, si dice, ospitasse una stanzetta in cui i condannati a morte  trascorrevano le ultime ore prima di essere giustiziati.

Uno degli orologi,ancora oggi ha la strana caratteristica di avere una sola lancetta. E’ proprio quest’arco che ha due leggende.

La prima riguarda una leggenda del 500  che ci è stata tramandata da Benedetto Croce dove racconta che le due teste scolpite  nella cornice degli orologi, altri non siano che  Antonello Caracciolo ed una sua giovane vassalla. Il terribile duca, si invaghì della giovane fanciulla la quale non ricambiava quel sentimento,anzi ne era infastidita. Il duca indispettito da quel comportamento con una scusa fece incarcerare il padre di modo che ricattandola lei cadesse concedendogli la sua mano in cambio della vita del padre. La famiglia però si oppose a questo vile ricatto e,chiese giustizia  a Isabella di Trastamara figlia del e Ferdinando d’Aragona  la quale ascoltate le ragioni della giovane,ne parlò con il padre che decise che le nozze dovevano essere celebrate subito. La povera ragazza era disperata mentre il duca spavaldo era tutto sorrisi, ma, subito dopo le nozze quel sorriso svanì per sempre perché il duca fu decapitato immediatamente.

La seconda storia invece è più recente e si accentra tutta sull’unica lancetta dello strano orologio ed è da attribuire alla tremenda esplosione della nave Caterina Costa esplosa nel porto di Napoli poco prima della sua partenza il 28 marzo 1943. L’esplosione avvenne alle 15:00 lasciando traccia della sua devastazione in tutti i dintorni del porto fin nel cuore dell’orologio, che si fermò per una lamiera che lo raggiunse facendo disintegrare una lancetta e che fermò gli ingranaggi che sono stati fermi fino al 1993, anno in cui l’orologio fu restaurato,restauro che comprese solo gli ingranaggi, la lancetta disintegrata dall’esplosione invece non è stata volutamente ricostruita proprio per lasciare in tutti la memoria di quella immane tragedia..

 

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 carcassa del Caterina Costa

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Biografia Luciana Pasqualetti

Luciana Pasqualetti
Fiorentina di nascita ma napoletana con il cuore. Appassionata di cucina, storie e racconti su Napoli. Entusiasta per tutto ciò che è antico, non disdegnando il nuovo. Ama la puntualità e non sopporta l'approssimazione.

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