Sapore di sala, sapore di musica

Sicuramente, durante la mia più che quarantennale militanza da musicista, una delle cose migliori da me vissute è sempre stata l’avvicinarsi del giorno in cui sarei entrato in sala di registrazione per un nuovo progetto, i preparativi legati alla scrittura spartiti per me e per i musicisti partecipanti,  le prove di gruppo subito prima dell’inizio delle recording sessions e, ovviamente, i giorni stessi di registrazione. Insomma un insieme di emozioni che, all’approssimarsi della data prevista per l’ingresso in sala, diventano sempre più forti cambiando la tua vita sia pure per un breve periodo.

Per “STILL GROUND”, mio ultimo progetto in uscita a breve, è stato esattamente come in tutte le altre occasioni, e non era affatto scontato dopo un anno e mezzo di  sofferenze dovute a forti limitazioni  alla socializzazione  tra persone causa covid19, e quindi anche tra musicisti. Gia a febbraio scorso ho contattato Massimiliano Pone, ottimo sound engineer c/o Godfatherstudio, sulla disponibilità della sala per giugno e avendo avuto il suo ok ho da subito iniziato il lavoro di composizione  e scrittura parti nuovo progetto.

Ovviamente però, dato che la musica è per me quasi sempre una questione di insieme artistico, uno dei momenti più belli e gratificanti è stato tornare a provare dal vivo in modalità trio pianoforte, basso e batteria, che da sempre è il sound che preferisco in assoluto e che mi ha sempre caratterizzato come musicista. E la scelta della ritmica non poteva che cadere su due amici fidati e grandissimi musicisti affermati a livello nazionale come Dario Franco ed Enrico Del Gaudio, una scelta direi ideale per ciò che mi accingevo a fare in questo momento.

Fin da quando ci siamo posizionati dietro i rispettivi strumenti provando il primo brano in scaletta l’interplay è sorto spontaneo, tanto che personalmente a livello improvvisativo mi sono spinto ben  oltre i canonici chorus solistici di prammatica. Divertimento puro insomma, generato dal fatto di potermi interfacciare con due musicisti importanti ma anche da un lunghissimo e sofferto periodo di astinenza musicale dovuta all’assenza di impegni live causa pandemia.

Ma la cosa più divertente, tra una pausa e l’altra delle prove per il nuovo progetto e dopo che avevo loro esposto il mio rammarico per la mancanza di iniziativa da parte di tutti i colleghi per incontri a scopo jamsession in sala prove, è stata accennare “Josie” e “Black Cow” degli Steely Dan con me alla voce(!), cosa per cui ci siamo ripromessi di dare un seguito dopo l’uscita del nuovo disco.

Va da se però che la cosa migliore in questi casi sia tornare a respirare l’aria di sala registrazione, il suo sapore oserei dire, l’odore del pianoforte, degli strumenti, degli amplificatori, della consolle, delle casse acustiche, dei monitor, persino delle cuffie. Magari per qualcuno  estraneo a tutto ciò si tratterà di cose inesistenti, per me musicista si tratta invece di sogni da rincorrere ancora una volta, tramutandoli in realtà e possibilmente non smettendo mai di rincorrerli, di vibrazioni, di emozioni, anche di timori subito però fugati dal lavoro di insieme che si rinnova.

E che fantastiche e in alcuni casi commoventi sensazioni che ti comunicano i grandissimi artisti che hanno preso parte al progetto, come Brunella Selo con la sua straordinaria ed intensa voce intrisa di nostalgia ma anche di grande dignità e resilienza, quella di Carlo Lomanto con la sua grande e particolare predisposizione allo scat jazzistico, la magia dei sax soprano e tenore di Giulio Martino autore di frasi e melodie evocative ed ispiratissime, la compattezza  della sezione fiati con Rocco di Maiolo, Lorenzo Federici e Raffaele Carotenuto,e quella vocale del Peter’s jazz trio con Fausta Molfini, Valentina Ranalli e Simone Sannino.

Insomma emozioni forti allo stato puro, sogni trasformati in realtà che aiutano tutti noi che ci crediamo ancora a vivere ed andare avanti. Un po come ho voluto dire in “People of Hope”, non a caso brano d’apertura cd, magistralmente interpretato da Brunella e Carlo: amarezza e spaesamento per ciò che il mondo intero è costretto a vivere in questo momento ma anche grande forza di volontà nel provare ad uscirne fuori (per ciò che compete a noi musicisti) attraverso una canzone di speranza per un domani finalmente migliore, con i suoi testi e le sue melodie ispirati  ad un definitivo ritorno alla normalità e alla musica.

“STILL GROUND” –  Sergio Forlani   coming soon…

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Biografia Sergio Forlani

Inizialmente autodidatta, ad inizio anni 80 intraprende gli studi di armonia e improvvisazione jazz col maestro Franco de Crescenzo, sempre però prestando la massima attenzione alle sonorità ECM, etichetta simbolo del jazz europeo. Nel 1990 fonda PATSIMILE, band ispirata al sound del Pat Metheny Group con cui si esibisce nei maggiori jazz club campani. Qui fa il suo esordio nel gruppo il chitarrista Paolo Palopoli con il quale realizza a tutt’oggi quattro cd inediti, due di matrice etno/jazz(“Armodia etnica” ed “Etnodie”) e due di connotazione jazz/fusion(“First out” e il recentissimo “Back on the ground”). Al suo attivo anche “Non solo etno” con il quale interrompe momentaneamente il filone etno/jazz per dare spazio ad una delle sue passioni, la forma “song” eseguita con piano, contrabbasso e batteria. L’altro suo progetto è invece “SING & SWING – Beatles and songs in jazz” con il quale assieme al cantante Marco Miglio ripropone dal vivo le canzoni dei Fab Four e altri artisti in chiave jazz.

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