SERGIO, ex seminarista si racconta

Sergio è un ex seminarista, innamorato della vita ecclesiastica. Ci prova ad entrare a far parte di questo mondo chiuso e ipocrita, ma poi viene cacciato perché gay.

Figlio di gente semplice, cresciuto con padre alcolizzato, vittima dei bulli è stato sfruttato, malmenato e violentato ma non ha ceduto, anzi si è innamorato ancora di più del sesso violento. Forse e inconsapevolmente questo genere di rapporti sono ciò che lo rende sereno. I paradossi a volte sono la soluzione più semplice.

Ha un “compagno” Master B. da 13 anni e con lui sperimenta il BDSM.

DOPO MARIO PASTORE, ex prete che si è raccontato sulla mia rubrica alcune settimane fa ora tocca a Sergio. Forse spinto dalla libertà altrui è in cerca della sua.

27 ottobre 1997 è un data che non dimenticherai mai, perché?

Il 27 ottobre 97 e l’anno che ho preso le botte da E.

Fin da bambino ho vissuto la ma vita a T. un piccolo paese della provincia di S. dove ho vissuto tutta la mia gioventù, si può dire che ci sono nato, perché il sangue che mi scorre nelle vene è di questo paese. Qui d’estate trascorrevo giornate intere a  fare sesso dal mattino alla sera, scopavo con tutti, e durante l’inverno mi scopavano due o tre persone tra cui E. un tipo manesco, e più mi trattava male e più mi piaceva. Il 27 ottobre era l’ultima domenica del mese nella quale si svolgeva la sagra delle castagne, la mattina ero in servizio a dare una man, era una giornata bellissima con tante gente, tanta gioia, la sera avevo un appuntamento con E. nel vecchio bar del paese dove lui lavorava, con lui andiamo in una grotta all’interno del bar che si trova10 metri sotto la strada dove non ti sente nessuno, lì mi ha legato le braccia dietro la schiena e mi ha gonfiato di botte, mi ha messo un filo elettrico intorno al collo per soffocarmi creandomi un’emorragia tiroidea e poi non mi ricordo più nulla. Qualcuno mi ha lasciato davanti la porta di casa, hanno suonato alla vicina che a sua volta ha chiamato il pronto soccorso. Giunto in ospedale sono stato sedato e continuavo a pensare che fosse un sogno, invece era realtà e lui mi aveva “pistato” come si pistano le olive nelle macine del mulino. Vennero i carabinieri ad interrogarmi dopo una settimana, ma ricordavo poco e nulla, solo che avevo visto E. per fare sesso e che poi aveva iniziato a picchiarmi. Il giorno seguente dopo l’accaduto quel deficiente si vantava per il paese di aver menato al frocio, cioè io, poi sono scattate le manette per tentato omicidio e c’è stata una causa ed è stato condannato a tre anni ma non ne ha fatto neanche uno. Poi una notte sempre d’inverno verso febbraio, sento bussare alla porta, indovinate chi era? E. con il mano il suo pene e io invece di chiudere la porta e mandarlo a quel paese lo feci entrare e ci feci l’amore in tutti i modi con tanta goduria ma anche con tanto timore per paura che mi desse altre botte. Da quella volta quando faccio sesso mi scatta la molla di farmi sottomettere, farmi trattare da schiavo ma non al punto da farmi picchiare, mi eccita il pensiero di avere un padrone che mi comanda e mi punisce.

Non eri nuovo a subire violenze?

No! La violenza non è solo quella fisica dove fin da bambino ero il povero, colui di cui tutti potevano approfittarne perché per vari motivi famigliari ero il più debole. Mi ricordo quante botte ho preso, per studiare, adesso ci rido sopra ma quando le righe da sarta erano di legno quante me ne ha rotte mia madre sulla schiena o sulle gambe. Mamma! Sono ricordi un po’ tristi che mi sono serviti per imparare ad avere un limite. Poi c’era la violenza verbale, quando da ragazzo a T. mi dicevano “ecco il frocio”. Mi ricordo in particolare un episodio che ho impresso nella mente; un giorno in giro con mia madre un gruppo di ragazzi mi dissero “ecco il frocio con la madre”. Lei fece finta di non sentire, poi a casa mi disse che si era vergognata di quello che mi dicevano, è stato più triste e brutto che prendere le botte. Queste sono le violente, come quando la mia amata Chiesa mi emargina, perché essendo gay dichiarato non va bene che un gay animi la preghiera o vada in processione e tutti sentano la sua voce, anche questa è violenza vera.

Frequenti la Chiesa?

Io la Chiesa non la frequento ma la vivo, andare in Chiesa non è come andare a teatro o al cinema, ma è vivere ciò che si officia, alla messa io non partecipo ma la sento viva dentro di me, io in Chiesa per anni ho fatto l’animatore e mi ricordo che avevo le chiavi e quindi la gestivo un po’ a modo mio. Poi ho girato quasi tutte le parrocchie della mia città fino a quando nel 2018 il Vescovo mi ha affidato una parrocchia periferica, non solo con lo scopo di tenermi impegnato ma anche perché sapeva che avrei speso del mio denaro per renderla bella e decorosa e cosi fu. Quando la vidi per la prima volta sembrava una stalla tutta sporca, arredi rimediati a destra e manca tutto da rifare; ho costruito una carestia e un presepe permanente, ho messo quattro lampadari uguali, fari a led, paramenti sacri nuovi come se io fossi il Parroco! Ho costruito un’ala laterale dove ho posto la statua della Madonna di Medjugorie ho fatto tanto, anzi troppo, poi alla fine io resterò sempre il gay di T. I primi giorni si era formato un bel gruppo di persone ma poi è scemato e non riuscivo a capirne il motivo, poi capii che si era sparsa lo voce che fossi gay e così la gente pian piano mi ha lasciato con varie scuse.. C’è da dire che io ero additato come frocio dalle stesse persone che condividevano con me le gioie del sesso. Era un mondo di ipocriti.

Fine prima parte

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Biografia Carlo Kik Ditto

Carlo Kik Ditto
Autore dei romanzi "La pecora Rosa"e "Crazy Bear Love" e "A Destra dell'Arcobaleno" e giornalista,Carlo Ditto con la sua ironia e il suo tono sempre sopra le righe,riesce a raccontare in modo davvero unico,la quotidianetà.Nella sua rubrica "L'angolo della Pecora Rosa",accompagnerà i nostri lettori nel mondo LGBT.

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