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Reading: Tex #709 – La furia di Makua – Recensione
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
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Tex #709 – La furia di Makua – Recensione

Christian Imparato
Christian Imparato 6 anni fa
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6 Min Lettura
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Si conclude con l’albo La furia di Makua il dittico 708-709 sulla serie regolare mensile di Tex, che ha visto tornare alla ribalta un personaggio che Pasquale Ruju ha costruito molto accuratamente sin dalla prima coppia di albi a lui dedicata, quella 621-622 del 2012. Makua è un mezzosangue Apache, un reietto che impara a sopravvivere, difendersi e soprattutto diventa un pistolero capace di sparare con una velocità e una precisione che gli consentono di sfidare persino Tex, il quale lo grazia dopo averne intuito le doti umane e lo guida verso un percorso di redenzione. Quando Makua esce dal carcere, all’inizio dell’albo precedente, trova Tex ad attenderlo: tutto questo già lo sapete se l’avete letto.
Quando paghi i tuoi debiti con la giustizia e attraversi la necessaria espiazione fino a ritrovare una dimensione di pace interiore, se qualcosa o qualcuno – nello specifico, la brutale banda di Mescaleros capeggiata da Mateo – cerca di portarti via ciò che hai guadagnato, è ovvio che la tua furia diventi irrefrenabile. Il protagonista vede uccidere la donna cui si è legato e il capo del villaggio dove ha costruito una nuova vita serena, e ben poco possono, in questo caso, Tex e Kit Carson, anche se nella seconda parte della storia contenuta in questo albo la tendenza si inverte e Ruju architetta per i due pards ruoli chiave, rendendoli aghi della bilancia per la sorte dello stesso Makua e per la difesa della sua nuova realtà contro gli assalti della banda di Mateo.
Le pedine in questa trama vengono mosse con il giusto ritmo e cadenzate a pennello per regalarci una seconda parte molto più “classica”, dagli sviluppi lineari che verrebbe quasi da definire prevedibili, ma con tanta azione e soprattutto con un enorme pregio: la conclusione non viene condensata in poche tavole sul finire dell’albo, ma ha un respiro molto più ampio ed articolato, e sebbene sia agrodolce (scoprirete alla fine perché, almeno per quanto riguarda Makua) ci lascia ben sperare per il futuro di poter ritrovare ancora una volta questo comprimario dal carattere determinato. Questo perché Makua ha cercato e trovato un riscatto personale sia dalle ingiustizie subite che dai crimini commessi: ancora una volta Tex dimostra di averci visto giusto nel concedergli una seconda opportunità, ed è in sostanza il nostro giudizio a riflettersi nel suo per una vicenda che tocca, pur ambientandoli nel vecchio west, temi attualissimi come la possibilità di redimersi o la difficoltà ad integrarsi in un ambiente ostile. La lunga serie di sfumature e sottotracce coinvolge inoltre anche il personaggio secondario di Ahmik, il ragazzino indiano in cerca di una propria identità che trova proprio in Makua una sorta di esempio e di sprone, anche se le sue scelte non sempre sono quelle giuste.

Come abbiamo già osservato nella recensione del N° 708 La tribù dei dannati, in questo caso Pasquale Ruju ha costruito una sceneggiatura pienamente incanalata nei canoni texiani e priva dei risvolti noir o thriller che più frequentemente animano le sue tavole.
Il suo binomio con Alfonso Font, che anche in questo caso disegna tutte le tavole della storia come era accaduto già nella prima saga di Makua datata 2012, è particolarmente fortunato: l’artista spagnolo è per certi versi distante da quanto più spesso vediamo sulle pagine di Tex. Una stilizzazione ben precisa e quasi caricaturale dei personaggi negativi è senza alcun dubbio di sorta una scelta voluta, e serve anche al lettore per tarare i personaggi. Ritmo e dinamismo nei passaggi tra le diverse vignette e nelle scene di maggiore azione, specie quelle dei confronti corpo a corpo, sono sempre sostenuti e piacevoli. Diventa impossibile negare che, pur nella sua originalità stilistica, Font sia un valido esponente dell’equipe di disegnatori di Tex, che si discosta in parte da alcuni paradigmi facendo storcere il naso ai puristi, ma che personalmente promuoviamo per via dell’espressività forte e portata agli estremi e per il fascino che riesce a dare alle ambientazioni western nel loro insieme.

Che Mateo sia invece un personaggio poco brillante, e forse anche intellettivamente poco dotato, ce lo fa notare persino Claudio Villa nella sua copertina, stavolta con un paesaggio a tutta pagina, nel quale il villain è tratteggiato con un grottesco ghigno nell’atto di minacciare Makua mentre Tex è in arrivo al galoppo pronto a estrarre la Colt dalla fondina.

uscita: 07/11/2019
Formato: 16×21 cm, b/n
Pagine: 112
Soggetto: Pasquale Ruju
Sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Alfonso Font
Copertina: Claudio Villa

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Christian Imparato Dic 21, 2019
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Pubblicato da Christian Imparato
Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.
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