TROPPO REAL PER IL NAPOLI, DI INSIGNE IL PUNTO AZZURRO

Quanto fu ufficializzato l’accoppiamento tra il Napoli e il Real, molti tifosi azzurri esultarono, nei giorni immediatamente precedenti alla partita in tanti, troppi, hanno immaginato di giocare una partita che in realtà non poteva esistere. La sfida del Bernabeu ha accertato quello che i napoletani più razionali avevano previsto e cioè che non si sarebbe trattata di una gara alla pari. Del resto bastava leggere i nomi e i pedigree  dei calciatori in campo per rendersi conto che più che un’impresa sarebbe stato necessario un miracolo per espugnare il glorioso stadio madrileno.

Le scelte di Sarri sono quelle ovvie, salvo essere poi clamorosamente contestate dal Presidente a fine gara (fuori luogo e ingiuste le sue dichiarazioni) e da una serie di sedicenti opinionisti e falliti ex allenatori di quarta serie che invocavano l’utilizzo chi di Rog, chi di Pavoletti e chi di Allan. Quindi in campo ci vanno Zielinski e Diawara e il resto di quelli che possono essere considerati i titolari. In particolare il bravo centrocampista polacco sarà in soggezione costante di fronte ad autentici giganti del calcio mondiale quali Modric, Kroos e il sorprendente e fortissimo Casimiro.

Pronti via a Reina salva su Benzema dopo nemmeno venti secondi: ottima la risposta di pugno del portiere spagnolo; l’avvio del Real è prepotente, nessuna disistima del Napoli, anzi i campioni di Europa in carica dimostrano di aver studiato eccome le caratteristiche dei partenopei. Ma all’improvviso, siamo al minuto otto, il Napoli passa improvvisamente in vantaggio: il gol è di Insigne, che da 35 metri beffa Navas, piazzato malissimo fuori dai pali, con un tiro lento ma estremamente preciso. Tutti a pensare che il gol di Lorenzinho avrebbe potuto spostare l’inerzia della gara verso il golfo, ma purtroppo non sarà così. La reazione del Madrid è rabbiosa, i padroni di casa pressano i napoletani fino all’interno della loro area di rigore e gli ospiti vanno in apnea. Il pareggio di Benzema (18’) è l’ovvia conseguenza della pressione dei padroni di casa: il francese segna di testa anticipando Albiol rimasto isolato tra il goleador del Real e Ronaldo.

Il resto del primo tempo propone un copione ben definito: azzurri in difesa e spagnoli in attacco; si salva ripetutamente la difesa (mal) diretta da un irriconoscibile Koulibaly. Benzema timbra il palo, Ronaldo spara in curva da dieci metri, sembra che la retroguardia azzurra possa capitolare da un momento all’altro ma invece si resta sull’1-1 fino all’intervallo.

Purtroppo i guai, nella ripresa, cominciano presto per il Napoli: in poco meno di dieci minuti il Real segna, infatti, ben due volte, prima con Kroos servito da un Ronaldo a mezzo servizio che si beve Koulibaly e serve l’accorrente tedesco che batte Reina dal limite e poi con Casimiro che indovina il tiro dell’anno battendo Reina dai venticinque metri. Solo a questo punto, con il calare dei ritmi, il Napoli riesce a far girare un po’ la palla ma senza incisività. Entra (tardivamente) Allan per Zielinski (anche ammonito dal casalingo arbitro Skomina): l’occasione per riaprire partita e qualificazione capita ad un abulico Mertens che spreca calciando alto da posizione vantaggiosissima l’assist di Callejon. Lo stesso belga un minuto dopo spara su Navas in uscita dopo assistenza di Insigne.  Ma quando il Real accelera sono dolori per Reina & c. anche perché Hysaj e Gholam soffrono tanto Marcelo e James e in mezzo al campo Hamsik (sostituito a dieci dalla fine dal redivivo Milik) non riesce a ridurre le distanze tra i reparti e il solo, ottimo, Diawara sembra sapere cosa fare.

Finisce tra a uno, un risultato che teoricamente tiene aperto il discorso qualificazione ma che, di fatto, spegne i sogni (meglio definirli chimere) dei napoletani. Complimenti comunque al Napoli e ai suoi tifosi che si sono fatti riconoscere per passione, allegra rumorosità e correttezza. Al ritorno che sia un San Paolo vestito a festa, ruggente di passione e colore, che si provi comunque l’impresa, purchè scevri da complessi di inferiorità striscianti ma anche di  pretese impossibili.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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