“UN GIORNO VERRANNO A CHIEDERTI DI ME” DI VINCENZO ALBA. RECENSIONE ED INTERVISTA

 

Trama: Laura Moralis, una nota scrittrice barese di 52 anni, scopre improvvisamente di essere vittima di un male incurabile, proprio quando è sul punto di terminare il suo ultimo romanzo. Andrea Rossetti, un ragazzo di 22 anni, lavora di notte al mercato ortofrutticolo, ma già da qualche tempo arrotonda facendo il “palo” per i contrabbandieri sulla costa brindisina. Vive con sua madre, ha da poco rotto con la sua ragazza, ed è solo. Il 4 febbraio 2013, quella notte, il destino unirà le loro vite e le loro storie così diverse, segnandole per sempre.

Eretica Edizioni

 

Recensione: Sarà che l’autore, Vincenzo Alba è un architetto, ma il disegno di questo romanzo è veramente valido. Una narrazione fluida ed un’analisi dei personaggi molto precisa. Ammiro chi scrive di donne, in maniera ottimale, pur non essendolo. Spesso, può capitare che il personaggio del sesso opposto a quello dello scrittore scivoli fuori le righe, mentre la Laura di Alba resta perfettamente sui binari. Una donna famosa, intelligente, volitiva, ma con un passato, un presente ed un futuro dove la sofferenza, sia fisica che morale non la molla mai. Andrea, invece, è un’anima fragile, un ragazzo che si è immischiato in affari più grandi di lui ed in comune con Laura ha un segreto. Il loro incontro fortuito, le verità che non si sono mai voluti raccontare, le pochissime volte che si sono visti sono bastate ad intrecciare fili indissolubili, a creare un rapporto puro seppur non completamente sincero, fatto di omissioni per proteggersi.

Una scrittura veloce ed asciutta, densa di sensibilità, manca totalmente, per fortuna, la componente melliflua che avrebbe dato al romanzo un tono da drammone strappalacrime che invece, si presenta realistico dando una grande forza al romanzo.

Morte e vita, rinascita e sconfitta giocano ad armi pari, la vita si presenta nella sua crudezza, senza orpelli che Laura lascia alla fine cadere, si denuda dei segreti di cui si era circondata ed appare una donna non sopraffatta dalla maledetta, ma vincente. Anche Andrea non ha nulla da perdere, ma solo da guadagnare. Guardano in faccia alla vita che seppur nebulosa, si farà chiara e limpida solo all’ultima pagina, dove, una lacrima mi è scesa e si è fermata sul sorriso.

 

Vincenzo Alba, 47 anni, architetto, vive a Monopoli (BA). Appassionato di arte e cinema, scrive da sempre. Un giorno verranno a chiederti di me è il suo primo romanzo attualmente edito.

 

                                                                                                      INTERVISTA

 

Ci racconti la genesi del suo romanzo.

Tre anni fa la mia compagna era incinta: sarei diventato papà per la prima volta. Una sensazione nuova, strana ma, allo stesso tempo, entusiasmante: mi sentivo pieno d’amore e la voglia di scrivere, di raccontare una storia che potesse esprimerlo, è così venuta di conseguenza. Ho quindi pian piano maturato l’idea che il mio terzo romanzo (i primi due sono tuttora inediti) dovesse parlare d’amore: una nuova sfida per me, quella di parlare del sentimento più profondo e umano senza, tuttavia, scadere nella retorica e nel melenso. E quando ho finalmente focalizzato i due personaggi cardine e il luogo dove si sarebbe svolta la trama principale del romanzo, ho deciso che quella sfida con me stesso dovesse essere ancora più difficile: avrei dovuto parlare e pensare come una donna.

 

Lei è architetto, ma da sempre appassionato di scrittura. Come concilia le due cose?

L’architettura e la letteratura non sono poi così dissimili: l’atto pratico, cioè quello di progettare o scrivere qualcosa di completamente nuovo, ha a che fare con il pensiero creativo e, più in particolare, con l’ambizione di costruire il bello attorno e dentro di noi. La scrittura, così come l’architettura, necessita di solide fondamenta (la trama), di una struttura resistente e antisismica (un plot coerente e credibile), di un tetto sicuro (un finale senza crepe) e di finiture esteticamente gradevoli (uno stile di scrittura che emozioni). Nel mio romanzo l’architettura, intesa anche come percezione psicologica e materica dello spazio in cui si muovono i personaggi, ha un ruolo fondamentale, volutamente emozionale e cinematografico.

 

 

E’ stato molto meticoloso a descrivere la malattia di Laura, quanto si è documentato?
Tutto ciò che ho scritto a proposito della malattia non è fortunatamente derivato da esperienza personale. In effetti, ho dovuto documentarmi sia consultando mio fratello (che è medico), sia navigando on line su siti medici specializzati. Infine mi sono affidato, per la parte più specifica riguardante la tipologia di malattia prescelta, a dei tutorial medici e alla testimonianza diretta dei pazienti che hanno affrontato l’inferno della maledetta.

 

 

Come ha fatto a scrivere di Laura così bene, a pensare ed agire come lo farebbe una donna?
Questa, come detto, era la sfida nella sfida: pensare, parlare, sentire e percepire il mondo con la sensibilità di una donna. Non si tratta necessariamente di un qualcosa di più forte e profondo rispetto a quella che potrebbe esprimere un uomo: è semplicemente qualcosa di diverso ed io ho cercato, compiendo il massimo sforzo creativo nella composizione del romanzo, di renderlo quanto più credibile e delicato. Chi legge non deve sentire un uomo che parla come una donna, ma una donna che gli sta aprendo il suo cuore.

 

 

Per il personaggio di Andrea, si è lasciato ispirare da qualcuno in particolare?
Vorrei dire di sì, ma non sarebbe vero: Andrea, così come peraltro Laura, sono personaggi del tutto inventati. In Andrea c’è solo il nome di mio figlio. Tutto il resto è pura fiction.

 

 

Come scrittore, che genere letterario predilige?
Lo scrittore e il lettore coincidono: non ci potrebbe essere lo scrittore senza un avido e appassionato lettore. Adoro la grande letteratura americana contemporanea che va da Philip Roth a Paul Auster, da Jonathan Frentzen a Cormac McCarthy. Mi piacciono, tuttavia, anche i grandi thriller come quello di Jo Nesbo e di Michel Bussy. Garcia Marquez e Kundera sono tra i miei classici.

 

 

Progetti per il futuro?

 

Quello immediato è legato alla promozione di questo romanzo: da pochi giorni ho avuto la bellissima notizia di esser stato selezionato per partecipare alla diciannovesima edizione del Festival Il Libro Possibile che si svolgerà a Polignano a Mare dall’8 all’11 Luglio prossimi. Un’importante vetrina per questo libro che, con mio grande stupore e meraviglia, sta emozionando chiunque abbia la possibilità di leggerlo. Progetti per il futuro? Riuscire a pubblicare, un giorno, i miei primi due romanzi. Sognare che una grande casa editrice si accorga di me (ma questo non è un progetto, è solo un sogno).

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Biografia Cristiana Abbate

Cristiana Abbate
Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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