Una nuova apertura di spicco a Sorrento; ecco l ’86 Bistrò

Scrivere una recensione inerente un luogo non è mai facile in quanto entrano in gioco infiniti fattori: il gusto personale, le proprie impressioni, le proprie idee e tantissime altre cose. Questa volta invece è stato tutto diverso. Siamo stati tutti d’accordo su quelle che erano attese, previsioni e risultato finale. Non c’è stato il benché minimo dubbio su cosa andasse scritto e come andasse fatta questa recensione. E’ stato tutto così inequivocabilmente chiaro che, chi vi scrive, è certo della piacevole sorpresa che avrete a riguardo. Vado, nelle prossime righe, a recensire un bistrò; non un luogo qualunque bensì un posto che di per sé ha alle spalle una vera e propria tradizione di cucina. Se torniamo indietro nel tempo, infatti, scopriamo che il nome è stato adottato da dei piccoli locali parigini al tempo dell’occupazione russa di Parigi (1814-1818) dove i soldati russi, che non avevano il diritto di bere alcolici, temendo di essere sorpresi dagli ufficiali, usavano dire spesso spesso “bouistro, bouistro”, (rapidamente, rapidamente!) per chiamare le dovute ordinazioni. Questo fa capire che la peculiarità di questi posti doveva essere proprio la velocità, con cui si effettuava il servizio.

Situato al centro delle vie della città di Sorrento, l’86 Bistrò si presenta come un locale accogliente e che rispecchia tutte le qualità del posto nella sola lettura introduttiva del nome. Non molto grande, (una trentina di posti nella sala interna più un’altra decina nell’area esterna) il locale offre la cortesia e la qualità di una gestione a conduzione familiare; infatti tra cameriere e proprietario non c’è differenza, sono la stessa persona; unica eccezione vale per il cuoco che è persona esterna al nucleo familiare, ma comunque estremamente preparato e cordiale nei rapporti con la clientela. La pulizia è a dir poco eccellente sia negli ambienti comuni come la sala, che nell’ambiente bagno. La carta è ben curata nei dettagli della presentazione e nell’esposizione delle portate (può sembrare una banalità, ma menziono il fatto che ci sono vari menù che indicano accuratamente le varie portate ed i vini), e  al quanto caratteristica. Essendo io curioso di natura, quindi, con l’aiuto di alcuni colleghi, ho scelto di assaggiare quelle pietanze che si presentavano come lo portate migliori. Abbiamo scelto, un percorso degustativo che non tralasciasse nulla, ma che al contempo desse rilievo a quei piatti che puntano ad essere una “Specialità della carta”.

Iniziato con degli “Starter Bistrò” , dei “Diavoletti alla piastra” e degli “Assaggi di salumi e formaggi”; di cui le porzioni, suddivise in un secondo momento, erano abbondanti e la qualità era davvero alta. La freschezza del piatto la si notava dal colore vivo degli ingredienti prim’ancora che dal sapore, di cui comunque siamo rimasti davvero soddisfatti. Con un buon piatto serve un buon vino, per cui abbiamo richiesto un “Morellino di Scansano”. Come inizio non sembra affatto deludente, ma il meglio ve lo rivelo adesso: una “Cuberoll di Manzetta Prussiana”, un “Ragù di cinghiale su polenta”, e (una vera anteprima) il “Cervo in umido”. Allora, per descrivere queste portate non basta una semplice recensione; bisogna approfondire necessariamente con una prova pratica, in quanto tutto quello che leggete è solo una piccola parte di quello che andrete a gustare. Sono tutti ottimi tagli di carne, ben cotti e dal sapore unico; non esiste una portata che sovrasti l’altra. Ero un attimino diffidente sul cervo non avendolo mai assaggiato, ma posso garantire che è stato a dir poco eccezionale. Come seconda bottiglia di vino (che pure non ha affatto deluso) abbiamo optato, su consiglio del proprietario, per un “Chianti”. Dopo tutto questo poco abbiamo chiuso con un semplice caffè e 4 passi che, fidatevi, non ci stanno male data la location. Giusto due parole sul prezzo; la qualità è ovvio, ed è giusto che si debba pagare; ma anche in questo caso i costi sono contenuti. Non c’è ostacolo o punto debole nemmeno in questo fattore che, di norma, è uno dei fattori maggiormente tenuti in considerazione. Abbiamo trovato tutto degnamente all’altezza della situazione; anche il conto finale rapportato alle tasche di ragazzi 30enni.

La cosa che mi ha colpito di questo posto, al di fuori di tutto il già menzionato, è stata l’estrema cortesia e il vivo interesse con cui gli addetti ai lavori si relazionavano ai clienti; non è stato come andare in un luogo qualsiasi dove le convenzioni sociali sono dovute perché obbligate dal rapporto negoziante/cliente; sei li dici quelle due, tre parole dovute al momento e via. E’ stato bello vedere gente sorridente e serena che cenava, mentre conversava delle cose più disparate proprio come fosse a casa propria. E’ come ritagliarsi un proprio spazio sicuro al di fuori casa; c’è la buona conversazione, c’è il buon cibo e c’è la bella gente. Questo locale ha alto potenziale e certamente farà ancora parlare bene di sé. E’ matematico…quando i fattori combaciano tutti il risultato non può che essere esatto…ed in questo caso positivo. Complimenti all’86 Bistrò.

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Biografia Giuseppe Improta

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