sabato , 25 novembre 2017

Roberto Saviano presenta “Bacio Feroce” la sua ultima fatica

Ho Incontrato ieri a Napoli lo scrittore Roberto Saviano in occasione della presentazione, presso il cinema modernissimo, del suo ultimo libro intitolato BACIO FEROCE. Ammetto di essere davvero emozionato, Saviano è molto più di un semplice scrittore, è un politicante, un maestro, un esempio di chi ha avuto il coraggio delle proprie azioni toccando quasi l’intoccabile, amato ed odiato allo stesso tempo, chi lo chiama “figlio” e chi lo chiama “sputtanapoli”ma mai indifferente.

Passo il metal detector, il controllo pass stampa ed infine entro in sala.

Lui arriva dopo poco, molto casual, indossa un cappellino con visiera molto simpatico. Prima di lui entrano però le guardie del corpo e si posizionano ai lati della sala. Tutto è studiato nei minimi dettagli, lo dice lui stesso nell’intervista che è seguita, anche se deve fare un semplice azione come andare in bagno si può creare il caos, la scorta deve cambiare tutto il programma. Da questo racconta di Salvini che pare abbia dichiarato che  se salirà al “potere” gli toglierà la scorta. “La scorta non è un merito” lui dice..

Chiama la sua auto blindata “ovetto” perché lo protegge.

Dice che il posto in cui è stato che gli ha messo più ansia è stata la saletta del palazzo dei Nobel, piccola e claustrofobica, resto sbalordito credevo che uno come lui avesse paura della folla. Saviano mi spiazza davvero, è rilassato e sorridente. Parla con calma è un guru  tutti tacciono e le sue belle parole riempiono la sala.

Finalmente parla del suo nuovo libro, Bacio feroce, una sorta di sequel de LA PARANZA DEI BAMBINI. Spiega che il titolo lo ha preso dal gergo dei combattimenti dei cani. Il modo in cui si arruolano i cuccioli, pare che se  il cagnolino al contatto con il viso del padrone prova a mordicchiarlo più che a leccarlo è destinato ai combattimenti. Sulla copertina è ritratta una tigre, è un tatuaggio, in certi sistemi ci si esprime a simboli e la tigre è la sintesi della ferocia .

Il paragone con i bambini della “PARANZA” è logico, i bambini arruolati dai clan si chiamano I PARANZINI, come piccoli pesci entrati nella rete per sbaglio, attratti dalla luce dei pescatori e destinati alla morte.

Ragazzini che sono ossessionati dal successo, dai soldi facili, e di soldi ne vedono a migliaia in poco tempo. Pistola e playstation come a dire gioco e rispetto. Piccoli uomini che vogliono vincere facile a tutti costi, in assenza delle istituzioni e delle stesse famiglie “chi ti paga” diventa tuo padre. Gli si insegna che aspettare è sbagliato, “Tutto e subito” anche il semplice fare la fila è da perdenti. I paranzini diventano tali per non aspettare. Non fare la fila equivale ad essere “qualcuno”.

Gli chiedo perché i suoi racconti e le sue storie hanno sempre un finale tragico, lui mi risponde candidamente che “Racconta sempre e solo l’ombra per cercare la luce.”

Immancabile infine una domanda su un argomento a cui lui tiene molto,lo IUS SOLI, migliaia di ragazzi nati in Italia da genitori stranieri ma che non hanno la cittadinanza, dice ”Serve una legge, è una priorità assoluta, sotto c’è un imbroglio ai piani alti dello stato che ci vuole far credere che lo ius soli c’entri con gli sbarchi ed i clandestini, ma non così, sono scusanti per non affrontare il problema”.

La presentazione è finita,  Roberto  si presta al rito pagano del firma-copie e poi avvolto dall’abbraccio dei suoi angeli custodi si dilegua.

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Biografia Carlo Kik Ditto

Carlo Kik Ditto

Autore dello splendido romanzo “La pecora Rosa”,Carlo Ditto con la sua ironia e il suo tono sempre sopra le righe,riesce a raccontare in modo davvero unico,la quotidianetà.Nella sua rubrica “L’angolo della Pecora Rosa”,accompagnerà i nostri lettori nel mondo LGBT.

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