“Come le storie che cominciano” di Capriello e Grassitelli

Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta è caratterizzata da una serie di fasi, di strade quasi obbligatorie, che ognuno di noi percorre fra la paura e la curiosità di affrontare un futuro ancora non scritto. Il libro scritto a quattro mani dai napoletani Christian Capriello e Armando Grassitelli, racconta l’inizio di un viaggio, un’avventura che spesso viene narrata dal punto di vista femmnile, il lungo percorso che trasporta i nostri protagonisti a un nuovo inizio, il divenire padri. Nel loro romanzo, infatti, seguiremo i passi dei due protagonisti, Andrea e Marco, che nello stesso istante scoprono che diverranno genitori. La paura, l’angoscia, la tenerezza, alternati a momenti divertenti e leggeri, porteranno il lettore a scoprire passo dopo passo, un variegato mondo costruito con minuziosità e sensibilità, in un ritmo narrativo mai banale, dove la città di Napoli e i suoi personaggi tipici, incorniciano alla perfezione stralci di vita quotidiana. Un romanzo reale e sincero, dove i sentimenti sono raccontati alla perfezione, tanto da immedesimarsi in entrambi i protagonisti. E della passione per la scrittura dei due autori, il libro trasuda, rendendo “Come le storie che cominciano” non il solito prodotto letterario deciso a tavolino, ma il reale tributo alla vita, quella passata e quella futura, fra dubbi,incertezze e infine la gioia. Un romanzo onesto che alterna tenerezza e sonore risate, ma che soprattutto fa riflettere, lasciando un sapore dolce quando l’ultimo punto decreta la fine del viaggio. Ma facciamo raccontare meglio, dai due scrittori, questa piccola perla editoriale.

Iniziamo con una domanda semplice, come nasce il progetto “Come le storie che cominciano”?

Armando: “Inizia quando con Christian, complice la stima reciproca letteraria e non, iniziammo a pensare ad un progetto comune. Come ho scritto nel prologo semiserio, lo spunto mi venne quando Christian, fresco padre, aprì il suo profilo face book dal quale, in maniera tenera e compulsiva, cominciò a inondare i social di notizie e foto di Giuseppe, il suo bimbo. Pensai:  ma ero così anche io quando nacquero le mie figlie?  Da lì l’idea di raccontare, con voci diverse, un percorso comune

Christian: “Uno sguardo incrociato una mattina in un bar. Un cenno d’intesa. Ero fresco papà; il tema era quindi nell’aria. Ma come svilupparlo? La soluzione è stata ancora più semplice. Ognuno avrebbe iniziato a scrivere in autonomia un capitolo su ciò che riteneva potesse fare da innesco, intingendo la propria penna in un calamaio che ospitava una miscela di istinto ed emozioni. Facile, Come le Storie che cominciano. E basta. E altro che innesco. Ogni volta, porsi di fronte a una tastiera per dar libero sfogo alle proprie fantasie è stato come maneggiare, ogni volta, un detonatore. E ci siamo lasciati assecondare dal suo potere deflagrante.”

Entrambi siete padri, nel libro c’è molto di voi, ma “fuori”, nella realtà, come avete vissuto la notizia che sareste divenuti padre?

Armando: “Sinceramente? Una gioia che è stata superata solo dall’istante in cui vidi per la prima volta Giorgia, la mia prima figlia. Ho sempre sognato la costruzione di una famiglia, e vedere il mio sogno concretizzarsi e vedere, giorno dopo giorno, le mie figlie crescere bene e ricche di stimoli e interessi rappresenta il vero successo capitato a me e mia moglie Marta.”

Christian: “Lo ammetto, ho cercato di “documentarmi” prima che lo diventassi. Ascoltavo le esperienze e le versioni di chi c’era già passato. Quasi bramavo di poterne fare una sintesi. Manco avessi potuto trarne un elisir, una bevanda da sorseggiare in prospettiva per fare il tipo ganzo che conosce a menadito l’esatta posizione d’ogni tassello. Volevo sentirmi “preparato” alla cosa. Ma tutto si è rivelato meravigliosamente inutile. Alla notizia, un pianto spontaneo. Che mi ha disarcionato in una frazione di secondo da quel destriero orbo e bizzoso che è la falsa convinzione di avere il controllo. Sai cosa? Che bello non averlo, il “controllo”!.”

Un romanzo a quattro mani, ma se dividessimo il libro in due come lo giudichereste?

Armando: “Probabilmente due libri incompleti. Sono convinto che la storia della famiglia Divani e quella della famiglia Cassetti debbano viaggiare in maniera parallela, l’una avrebbe meno senso senza l’altra.”

Christian: “Lo giudicherei un libro che NON può essere diviso in due. Questo libro non è la semplice somma di 2 pezzi. E’ l’intima unione di 2 diverse sensibilità, questo è vero – eccome se lo è! Ti sembrerà strano, ma lo sai, specie ora che lo vedo alla fine, cosa mi fa ricordare? Il Caduceo, il bastone del Dio Hermes con 2 serpenti attorcigliati, simbolo di pace e prosperità.  La rappresentazione essenziale di come l’equilibrio debba risiedere in tutte le cose. E nelle azioni dell’uomo. Ed io e Armando, pur tra mille confliggenti visioni del mondo, per quanto possa sembrare assurdo, riteniamo di aver trovato un equilibrio narrativo che presenta una particolarità: tutti possono riconoscersi in Come le Storie che cominciano. Tutti.”

Viviamo un’epoca difficile e complicata, dove i valori sono spesso calpestati, che tipo di genitori siete?

Armando: “Come direbbero le persone serie, questa domanda dovresti farla alle mie figlie. Comunque cerco di essere una persona coerente con i principi che trasmetto loro; avendo le bimbe sviluppato un enorme spirito costruttivo ma anche critico, mi rendo conto che i comportamenti contano molto più delle parole. Ciò detto, sono quello che per strappare una risata a Giorgia e Silvia venderebbe l’anima al diavolo. Prova ne sia che mentre la piccola ride senza riserve(piu o meno), la grande tende a sorridere salvo poi dirmi: papà, quante fesserie che dici.”

Christian: “Il mio bimbo ha 2 anni, quindi più che altro ti dirò che tipo di padre mi piacerebbe poter essere per lui in età cosciente: un papà che non lo porta per mano unicamente presso quei lidi che preferisco io. Deve avere libertà di scelta. Ma spero di possedere sufficiente fibra, quantomeno, per fargli capire quali sono i percorsi che, secondo me, vanno assolutamente evitati e i mille rivoli del superfluo dei quali, a mio parere, non dovrà mai seguire la scia. Perché la libertà resta un concetto relativo. Così come lui vorrà cimentarsi in qualcosa, anche io dovrò avere la libertà di fargli notare che, se ritengo stia usando ali di cera per spiccare il volo in qualcosa, due sono le cose; o cambia il “mezzo”, o cambia strada. Con la promessa che, in ogni caso, io ci sarò.”

Alle spalle avete una lunga attività letteraria, ma uno dei problemi dell’editoria è che tutti scrivono e nessuno legge, come si potrebbe ovviare  a questo problema?

Armando: “Se avessi la bacchetta magica lo avrei già messo in pratica! Scherzi a parte, sarò impopolare ma credo che uno dei problemi della bulimia letteraria italiana derivi dalla mancanza di alcun filtro. Le case editrici, specie se a pagamento, prendono qualsiasi prodotto arrivi loro, del resto lo scrittore nel 90% dei casi si “paga” letteralmente il libro pur di vedere il suo nome stampato. Personalmente ci ho pensato molto, perché il mio obiettivo quando ho iniziato a scrivere (e l’ho fatto tardi, oltre i 40 anni, non per caso) era di essere ritenuto credibile, ovvero una persona in grado di scrivere, di sapere scrivere storie, e di saperlo fare in una maniera scorrevole e non pretenziosa. Gran parte di quello che mi capita per le mani legato alla piccola (ma anche grande) editoria, sarò sincero, in un mondo normale troverebbe dignità di pubblicazione nel diario dei 16 anni, non oltre.”

Christian: “Davvero vuoi una risposta che non sconfini nella produzione di un intero libro? Ok, ci provo. Si, è dura. Ma occorre partire dalle scuole. Non credo di produrmi in sterili sofismi se, già dalla tenera età, va fatto intendere che leggere rendere migliori. Amplia il lessico, distende i nervi, alimenta lo spirito critico e ne stempera le soverchierie. Vale a dire, prima di ritenere di fare il “saputiello”, misurati con una buona lettura. Avrai maggior misura di te stesso. E maggior cognizione del tuo peso relativo nella vita di tutti i giorni. Anche il migliore degli esseri umani è gran lungi dalla perfezione. Quindi, a maggior ragione, il generico “umanoide” deve impegnarsi al massimo, quantomeno, per allontanarsi dal suo esatto opposto. Leggere è uno dei migliori espedienti in tal senso. Ne sono convinto.”

Perché leggere “Come le storie che cominciano”?

Armando: “Perché è un libro ricco di sentimenti e di storie realistiche: il linguaggio che adoperiamo è, se vogliamo, poco letterario, proprio perché la nostra velleità è stata quella di scrivere storie credibili e nelle quali ci si possa rispecchiare. Nei dialoghi dei nostri protagonisti è più facile trovare riferimenti al Napoli e a Koulibaly piuttosto che alle metamorfosi di Kafka, insomma.”

Christian: “Perchè è un libro che viene raccontato con l’inchiostro più semplice ed efficace. L’anima. Non servono orpelli, fronzoli e arzigogoli per descrivere la VITA. Occorre invece, tuffarsi in se stessi e comprendere la cosa più elementare in assoluto. Ognuno di noi ha un universo da raccontare. Noi abbiamo cercato di raccontare il nostro. Quindi, su. Venite a cavalcare le comete della nostra fantasia. Magari vi renderete conto che fate parte della nostra stessa galassia.”

 Progetti futuri?

Armando: “Stavo scrivendo due storie, che pian piano prenderanno forma; ma entrambe sono state sopravanzate dalla proposta che mi ha fatto l’amico illustratore Luca Carnevale, autore della copertina di Come le storie che cominciano, con il quale mi sto cimentando nella sceneggiatura di un libro a fumetti, anzi di una graphic novel come si dice adesso. E per me, che adoro il mondo dei fumetti pur non sapendo disegnare neanche una margherita, è un sogno che si realizza.”

Christian: “Tanti. Un giallo ambientato a Napoli entro il primo semestre dell’anno prossimo, il 3° volume della mia saga “Derek Dolphyn”, una raccolta di poesie che ho in serbo da tempo, un altro fantasy mono-volume, e un libro che parlerà d’amore pur non essendo un “Harmony”. Si, a me scrivere piace. Mi fa stare bene. E con le mie parole, le mie frasi, le mie suggestioni, spero di rallegrare ed emozionare più persone possibili. Una cosa ve la confesso. Si, è vero, ci sono tanti che si dilettano a scrivere. Difficile “emergere”. Ma, e lo dico con umile soddisfazione, pare che quel pappice testardo stia iniziando ad intaccare efficacemente la noce. A presto.”

 

 

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