COPPA ITALIA: NAPOLI, DOPO IL DISASTRO DI VERONA TORNA L’INCUBO SPEZIA

Sesta sconfitta in 18 partite di campionato per il Napoli di Rino Gattuso, che 4 giorni dopo aver consegnato la Supercoppa alla Juventus viene travolto 3-1 dal Verona di Juric, scivolando nuovamente ai margini della zona Champions.

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Non è bastato il gol lampo di Lozano (9 secondi, terza rete più veloce di sempre in serie A), scaturito da uno svarione di Di Marco, per gestire un match che non poteva iniziare meglio: gli azzurri hanno sfiorato un paio di volte il raddoppio, ma non hanno sferrato il colpo del k.o. ai gialloblù, ovviamente in difficoltà dopo la partenza ad handicap, finendo poi per essere travolti da una squadra più organizzata, più concreta e più cattiva.

Dopo il pareggio dello stesso Di Marco alla mezz’ora, nella ripresa non c’è stata storia, con il Verona padrone del campo in gol con Barack e Zaccagni, e con il Napoli totalmente in balìa degli avversari, incapace di reagire e di abbozzare una pur minima reazione.

Inutile parlare delle prestazioni dei singoli, tutte disastrose fatta eccezione per Demme e Lozano: vale la pena invece soffermarsi sulla totale mancanza di idee della squadra, che per ammissione dello stesso Gattuso non ha fatto nulla, in partita, di quanto preparato in allenamento.

Nonostante la fiducia confermata dalla società proprio ieri sera con tanto di tweet ufficiale, dopo queste  ultime sconcertanti prestazioni la panchina dell’ex tecnico del Milan ha inevitabilmente iniziato a traballare, anche se appare improbabile che un cambio di allenatore possa portare ad una svolta immediata.

Al di là delle qualità di Gattuso, che già durante l’esperienza rossonera aveva palesato limiti abbastanza evidenti, il Napoli appare infatti una squadra costruita male, senza un progetto tattico preciso.

Nella rosa azzurra sono presenti molti discreti calciatori (sicuramente inferiori a quelli che hanno salutato dopo aver fatto le fortune di Sarri), aventi però caratteristiche troppo diverse tra loro, che ne rendono difficile l’amalgama: il fatto che questi giocatori difettino in personalità inoltre fa sì che, senza automatismi tattici ai quali aggrapparsi, alle prime difficoltà la squadra ceda di schianto.

Appare finalmente chiara a tutti, dunque, la responsabilità del fenomenale DS, che oltre a vendere tardi e male (o peggio, a trattenere ostinatamente) i protagonisti del vecchio ciclo, in questi ultimi 2 anni ha speso più di 180 milioni senza riuscire a garantire la permanenza del Napoli in Champions League, obiettivo irrinunciabile per le casse del club.

Se i risultati renderanno indifendibile la posizione di Gattuso, c’è quindi da augurarsi un repulisti totale dell’area tecnica, ed in tal senso non appare casuale che i primi contatti di De Laurentiis siano stati con Rafa Benitez, che ha appena chiuso l’esperienza in Cina e che potrebbe tranquillamente svolgere un ruolo manageriale “all’inglese”, con l’obiettivo di allestire una rosa competitiva a fronte di un budget non illimitato, come accadde nel 2014.

Tutti ricordano, infatti, che la campagna acquisti messa in piedi dallo spagnolo, con i soli soldi derivati dalla cessione di Cavani, ha permesso al Napoli di essere competitivo ad altissimi livelli per le successive 6 stagioni.

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In questo clima non semplice, il Napoli stasera (ore 21) si gioca un altro pezzo di stagione: al “Maradona” torna infatti lo Spezia di mister Italiano, che in campionato ha già regalato una serata da incubo ai partenopei, e che proverà a fare il bis nei quarti di finale di Coppa Italia.

Oltre all’ormai famigerato 2-1 della scorsa Befana, il precedente più recente tra le due squadre risale proprio ad un match di Coppa Italia, vinto dagli azzurri per 3-1 il 10 Gennaio 2017 grazie alle reti di Zielinski, Giaccherini e Gabbiadini.

Le due squadre si erano affrontate in questa competizione anche il 21 Agosto 1988: si giocò al “Picchi” di Livorno, ed il Napoli di Maradona e Careca si impose sempre per 3-1, grazie ad una rete di Francini e ad una doppietta di Andrea Carnevale.

Gli azzurri dovranno fare a meno del solo Fabiàn, ma sembra difficile poter contare sull’apporto di Osimhen e Mertens, che al Bentegodi sono apparsi lontani dalla migliore condizione: abbastanza incomprensibile, in tal senso, aver schierato il belga, che zoppica vistosamente, dimostrando di non essere affatto guarito dall’infortunio patito contro l’Inter.

Al di là delle condizioni fisiche, Gattuso dovrà capire su quali giocatori poter fare affidamento, soprattutto da un punto di vista mentale, per tirarsi fuori da questo momento difficile: in tal senso, appare probabile un ritorno al 4-3-3, modulo forse più congeniale ad alcuni azzurri, nonostante le difficoltà emerse lo scorso anno nell’interpretare questo sistema di gioco in modo efficace.

Tramontata probabilmente (e forse fortunatamente) la possibilità di vedere il tecnico calabrese alla guida del Napoli nelle prossime stagioni, non resta che sperare che il buon Ringhio riesca a tenere la barra dritta fino a fine anno.

Ulteriori passi falsi infatti, oltre a determinarne l’esonero, potrebbero compromettere il cammino degli azzurri e segnare anche il futuro del club: un’eventualità che nessun tifoso del Napoli può augurarsi, piaccia o non piaccia Gattuso.

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Biografia Jacques Pardi

Jacques Pardi
La laurea in ingegneria gli ha fatto perdere i capelli ma non le tante (troppe?) passioni, dallo sport (soprattutto il Napoli, calcio e basket, ma più che di passione qui parliamo di...malattia), al cinema, dalla musica alle serie tv, fino (inevitabilmente) ai fumetti. La moglie e le due figlie queste passioni spesso le supportano, altrettanto spesso le...sopportano. Un autentico e fiero "nerd partenopeo" insomma, incurante dell'età che avanza, con un sogno nel cassetto: scrivere di quello che ama

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