lunedì , 27 Gennaio 2020

Dampyr 236 – L’amica mortale

Le amicizie sono una cosa complicata. Legami fondamentali in una specie relazionale ed empatica come la nostra, esse costituiscono l’Io, lo rafforzano, ma insieme lo rendono fragile.

Per noi esseri umani la sopravvivenza fisica è solo una parte della sfida. L’esperienza complessa della coscienza emotiva e di quell’ unità apparente che è l’identità, ci costringono a cercare conferme, ad apoggiarci reciprocamente ad altri Io, che condividono con noi la stessa esigenza. C’è bisogno di costruire un mondo di significati entro il quale muoversi. Un mondo normativo e soprattutto affettivo.

Forse è per questo che le amicizie infantili sono così intense. Quando è il mondo esterno, la realtà esperienziale è ancora limitata, i primi legami sono per forza di cose unici. E le energie coinvolte sono tanto intense quanto, proprio per la loro intensità, instabili.

Giorgio Giusfredi mette al centro un legame di questo tipo, dichiarandolo fin dal titolo. L’ “Amica mortale” è in un rimando dai toni tanatologici all’amica mortale di Elena Ferrante, rivelatosi il fenomeno letterario degli ultimi tempi. Ad affiancarlo, le matite di Alessio Fortunato, particolarmente inquietanti nei giochi chiaroscurali.

Per evitare qualsiasi rischio chi non ha ancora letto il numero deve fermarsi fermarsi qui, all’

ALLARME SPOILER

Dopo la battaglia con i grandi antichi, è il tempo di spostare il focus della narrazione. Dampyr 236 lascia in secondo piano il gruppo principale, per tornare su Ann Jurgins e il suo passato. Il centro del palcoscenico è occupato dal rapporto di amicizia fra lei e Marlene Berger. Un rapporto radicato e radicale come dicevamo, germogliato negli anni duri delle loro infanzie e poi bruscamente interrotto. Ma non per questo terminato. Le due sono legate per la vita dalla loro memoria, dal ricordo di un atto di complicità e sacrificio, che paradossalmente le tiene legate, pur avendole separate.

Un rapporto dunque, tenuto vivo dalla memoria e dal debito.

Un ricordo però, la cui interpretazione non smette di cambiare nel corso delle loro esistenze. Ann deve a Marlene tutto: la sua libertà e forse la sua stessa vita. Marlene paga quella libertà con la sua prigionia. Col quel gesto ha rischiato di cedere il passo al rancore. Marlene vive ad un certo punto esclusivamente l’ abbandono, la perdita. Abbandonata ad una esistenza solitaria e priva (apparentemente) di legami autentici, vede la libertà donata all’altra come propria condanna. Ed è in quello slittamento, in quella stagione del pentimento e del rancore, che si inserisce l’ambiguità dei ruoli sui cui si basa il racconto. Chi è diventata Marlene nel presente? Un passato perduto per sempre, reso irraggiungibile per Ann dalla distanza e dal rimorso? O addirittura una nemica, resa tale dal pervertimento di quell’energia tanto potente e tanto fragile, così pronta a decadere nel suo opposto? Nessuna delle due opzioni sarebbe impossibile. Il mito è in fondo pieno di queste figure: dei che si trasformano in demoni a causa della loro stessa sensibilità, della loro recettività ai dolori del mondo e dell’Altro. Angeli che cadono a causa della propria eccedenza.

Una soluzione del genere sarebbe stata più che possibile, addirittura topica. Ma forse proprio per sfuggire al rischio della banalità del topos, Fortunato opta per un’altra soluzione, che permetta un riavvicinamento, una riappacificazione se pur, per così dire a “consuntivo”, postuma.

È un peccato che questi temi non vengano approfonditi più di tanto nel volume. La stessa soluzione del nodo risulta tutto sommato comoda, tranquillizzante. Un deus ex machina sotto forma di agnizione, che salva capra e cavoli ma che sà vagamente di corpo estraneo. Permette di slegare il ruolo della nemesi occasionale da quello dell’amica e dell’alleata, al costo di introdurre l’uomo in più: un personaggio dalla presenza ingombrante e umbratile, poco approfondito, che tuttavia toglie spazio al vero centro del racconto: l’amica “mortale”, Marlene Begerger.

Sarebbe stato d’altronde difficile trovare una soluzione più coerente, che approfondisse maggiormente un rapporto così delicato, dato lo spazio a disposizione. E in fondo questo non intacca l’intensità del finale, che ha il sapore di un ritorno impossibile eppure presente, di una nostalgia bianca.

 

Dampyr 236 – L’amica mortale

Autori: Giorgio Giusfredi, Alessio Fortunato

Casa editrice: Sergio Bonelli Editore

Prezzo: € 3,9, 16×21 cm, b/n pp. 96

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Biografia Carmelo Nigro

Carmelo Nigro
Nato sul finire della lontana e oscura epoca umana conosciuta come “anni '80”, è riemerso, più o meno trionfante, dal labirinto universitario durante la seconda decade del terzo millennio, riportando una laurea in giurisprudenza come macabro trofeo. Nerd incallito e irredento, fagocita libri e fumetti di ogni tipo, delirando di improbabili super-poteri da ben prima che Downey Junior rendesse popolare la faccenda sfrecciando ubriaco nei cieli di Hollywood... Il suo primo atto ufficiale come membro del team di Senza Linea è stato inventare la parola “Nerdangolo”, rubrica di cui tutt'ora si occupa per la gioia di sé stesso. mail: c.nigrox@gmail.com

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