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Musica

La metamorfosi di John: da Woolton a “Imagine”

Sergio Forlani
Sergio Forlani 7 anni fa
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7 Min Lettura
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Fred Lennon, il padre di John, crebbe orfano. Uscì dall’orfanotrofio a quindici anni con la sua ottima educazione e due vestiti nuovi per affrontare la vita. Fu subito assunto come cameriere e poi maitre di bordo sulle navi di linea Liverpool-New York. Nel 1930 di ritorno da una delle traversate conobbe Julia Stanley, la madre di John, e iniziarono a frequentarsi. E’ opportuno premettere che per carattere nessuno dei due prendeva la vita troppo sul serio: lui quasi sempre assente per via del lavoro e sempre propenso a spassarsela a bordo, lei allegrotta ragazza della periferia di Liverpool col pallino del cinema e delle uscite serali con le amiche; ma va anche detto che nei momenti trascorsi assieme parte del loro tempo lo dedicavano a cantare e suonare l’ukulele. Nel dicembre 1938 i due senza pensarci troppo su decidono di sposarsi ma il matrimonio si celebra senza la presenza dei genitori di lei, totalmente dissenzienti. Perdurando l’assenza di Julia pochi attimi prima della cerimonia Fred corre a recuperare la ragazza al cinema e a condurla in chiesa ma, dopo la funzione, ognuno dei due fa ritorno alle rispettive case. Ad inizio 1940, in piena seconda guerra mondiale, Julia scopre di essere incinta. Il bimbo nasce il 9 ottobre 1940 sotto un violento bombardamento e gli viene dato il nome di John Winston Lennon, in un impulso patriottico.

Nel frattempo Fred viene dato per disperso in una non precisata parte del mondo e di conseguenza la responsabilità dell’accudimento e della crescita del bimbo ricade sulle spalle della famiglia di Julia e più specificamente della sorella maggiore di lei, Mimi, visto che Julia prosegue imperterrita la sua vita basata sul divertimento. Intorno ai cinque anni la sera John per addormentarsi si canta le canzoncine per bambini da solo, visto che non c’è nessuno che gliele canti. Dopo qualche tempo si rifà vivo Fred a rivendicare la paternità del bambino ma John sceglie di rimanere con la famiglia della madre. Data la pessima situazione familiare gli anni dell’adolescenza sono ovviamente caratterizzati da continue intemperanze e refrattarietà a tutto ciò che significasse scuola e lezioni, le scazzottate quotidiane con compagni di classe e occasionali non si contavano più e le pagelle erano piene di voti pessimi e giudizi tipo “è un caso disperato”. Messa così questo è chiaramente il profilo di un problematico teppista di Woolton ma nel frattempo, tra un’intemperanza e l’altra, John aveva iniziato a drizzare le antenne in direzione radio di casa Stanley da dove uscivano le note dei primi successi di rock and roll americano, come “Rock around the clock” di Bill Haley, “Rock island line” di Lonnie Lonegan e soprattutto “Heartbreak hotel” di Elvis Presley. Quello che accadde in seguito lo conosciamo ormai tutti perfettamente: l’amicizia con Paul sotto il palchetto della festa di piazza a Woolton dove John si esibiva col suo gruppo, l’ingresso nella band di George e Ringo, le prime esperienze in concerto ad Amburgo, le prime composizioni inedite, i primi provini, le fondamentali e decisive conoscenze con Brian Epstein e George Martin, il successo interplanetario che dura ancora oggi a testimonianza di un fenomeno artistico musicale irripetibile. Ora, quali possono essere le ragioni per le quali un teppistello di Woolton , potenziale candidato alle patrie galere, si trasforma col passare degli anni e delle molteplici esperienze vissute in uno dei più importanti ed influenti pacifisti viventi? Voi direte: è la nemesi che ti porta poi ad essere l’opposto di ciò che eri prima. Non basta. E’ chiaro che la scoperta della musica attraverso la chitarra e man mano la successiva consapevolezza di avere dentro di te un enorme talento per la composizione ti prende del tutto e ti allontana progressivamente da qualunque tipo di rapporto conflittuale con gli altri. La continua esposizione mediatica, una volta che Brian Epstein modificò radicalmente l’immagine dei Beatles, ebbe sicuramente un ruolo determinante a livello psicologico perché ovviamente sentirsi finalmente accettati da tutti in tutto il mondo è estremamente gratificante e terapeutico per la psiche. L’agiatezza economica derivante dai guadagni stratosferici per quell’epoca e le continue scappatelle con le fans contribuirono ulteriormente a calmare le acque nell’animo dei quattro ragazzi di Liverpool e in particolare di John il quale nel frattempo aveva conosciuto Yoko Ono, una pseudo artista subliminale giapponese dall’approccio visionario alle cose terrene, e se ne era innamorato.

Col passare del tempo Yoko iniziò John alle droghe pesanti ma poi entrambi, dopo mille peripezìe, riuscirono ad uscirne e fu quello il momento in cui John mettendo a frutto tutte le esperienze di quegli anni, incluso il summer camp indiano del 1968 all’insegna della meditazione, partorì il suo maggior capolavoro artistico ispirato alla pace nel mondo: “Imagine”. A quel punto la metamorfosi era compiuta e gli anni che seguirono furono tutti caratterizzati dalle partecipa-zioni alle manifestazioni pacifiste che si svolsero negli U.S.A. Già, perché nel frattempo John e Yoko avevano deciso di lasciare il Regno Unito e di trasferirsi a New York, una scelta rivelatasi purtroppo fatale e scellerata, a maggior ragione per uno che manifestava per la pace e finanziava movimenti pacifisti proprio in casa della CIA e degli ambienti militari vicini alla Casa Bianca e al Pentagono. Ma se è vero che una canzone non può cambiare il mondo è altrettanto vero che le canzoni dei Beatles e quelle di John Lennon hanno cambiato la musica e il modo di fare musica da parte dei musicisti di qualunque origine e provenienza, contribuendo enormemente a divulgare in tutto il mondo un messaggio di cultura, aggregazione, amore e,dulcis in fundo,di Pace.
Grazie di tutto John e… BEATLES FOREVER!

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Sergio Forlani Ott 27, 2018
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Pubblicato da Sergio Forlani
Inizialmente autodidatta, ad inizio anni 80 intraprende gli studi di armonia e improvvisazione jazz col maestro Franco de Crescenzo, sempre però prestando la massima attenzione alle sonorità ECM, etichetta simbolo del jazz europeo. Nel 1990 fonda PATSIMILE, band ispirata al sound del Pat Metheny Group con cui si esibisce nei maggiori jazz club campani. Qui fa il suo esordio nel gruppo il chitarrista Paolo Palopoli con il quale realizza a tutt’oggi quattro cd inediti, due di matrice etno/jazz(“Armodia etnica” ed “Etnodie”) e due di connotazione jazz/fusion(“First out” e il recentissimo “Back on the ground”). Al suo attivo anche “Non solo etno” con il quale interrompe momentaneamente il filone etno/jazz per dare spazio ad una delle sue passioni, la forma “song” eseguita con piano, contrabbasso e batteria. L’altro suo progetto è invece “SING & SWING – Beatles and songs in jazz” con il quale assieme al cantante Marco Miglio ripropone dal vivo le canzoni dei Fab Four e altri artisti in chiave jazz.
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