LA PIGNASECCA E LE ORIGINI DEL SUO NOME

Largo Pignasecca, è la zona a ridosso dell’odierna piazza Salvo D’Acquisto (un tempo largo Carità), ed ospita uno dei più antichi mercati all’aperto di Napoli

Largo Pignasecca, sapete perché si chiama così?
Un tempo era una  vasta area che faceva parte della tenuta della famiglia Pignatelli di Monteleone e che aveva un altro nome che derivava dal dolce tipico di queste parti: “Biancomangiare”. Ed è così che anticamente si chiamava questa strada. Ma come mai ha cambiato nome in Largo Pignasecca?

A spiegarcelo esistono due storie alquanto bizzarre.

LA PRIMA VERSIONE è ambientata nel 1536, al tempo della costruzione di via Toledo, che portò alla cementificazione di tutte le aree verdi che sorgevano in quella zona, Unico sopravvissuto a quello scempio solo un pino – in napoletano “pigna” -. Di lì a poco quell’unico albero diventò la casa di un gran numero di gazze ladre, che solevano nascondere lì tutta la loro refurtiva. I residenti, esasperati per i continui furti, provarono a scacciarle facendo in modo che il Pino si seccasse. Da qui, il nome di “Pignasecca

LA SECONDA VERSIONE invece ha come scenario una Napoli d’inizio ‘500 dedita ai piaceri e alla lussuria. Il bosco di “Biancomangiare a quel tempo era teatro di relazioni clandestine. Non disdegnate anche da numerosi ecclesiastici. A rompere, diciamo così, le relazioni clandestine, furono proprio le gazze che entrando dalle finestre si intrufolavano nelle stanze rubando gioielli, e tutto ciò che luccicava, per nasconderli poi nel pino. Un giorno, a subire un furto, mentre si trovava in tenera intimità con la sua perpetua, toccò perfino al vescovo, le gazze, attratte dal luccichio gli rubarono l’anello. Ovviamente molti oggetti che gli abitanti della zona recuperarono tra i rami del pino erano riconoscibilissimi, per cui portarono allo scoperto le numerose tresche amorose. Additati e derisi, i religiosi coinvolti nello scandalo corsero ai ripari e fu proprio il vescovo che stilò una bolla di scomunica contro le gazze ladre. La bolla venne affissa al tronco del pino. Tre giorni dopo questo atto così drastico, il pino iniziò a seccarsi provocando così la scomparsa delle gazze e, da allora, il “Biancomangiare” è rimasto per tutti “Pignasecca”.

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Biografia Luciana Pasqualetti

Luciana Pasqualetti
Fiorentina di nascita ma napoletana con il cuore. Appassionata di cucina, storie e racconti su Napoli. Entusiasta per tutto ciò che è antico, non disdegnando il nuovo. Ama la puntualità e non sopporta l'approssimazione.

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