L’OMS dichiara la dipendenza da videogiochi malattia: c’è da preoccuparsi?

Mi ritrovo ancora una volta a commentare una notizia che coinvolge il mio amato mondo dei videogiochi. È infatti notizia di qualche giorno fa che la OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha ufficialmente dichiarato la dipendenza da videogiochi malattia mentale. Io non potevo certo esimermi dal dire la mia, ed in realtà la mia opinione potrebbe essere diversa da quella che ci si aspetterebbe da un appassionato come me. Ma non affrettiamo i tempi e iniziamo il discorso da un po’ più lontano.

Innanzitutto c’è da capire una paio di cose: perché l’organizzazione più importante del mondo dal punto di vista sanitario ha ritenuto di fare un’aggiunta del genere? E, soprattutto, cosa si può considerare “dipendenza da videogiochi”? Andiamo con ordine.

Per rispondere alla prima domanda bisogna comprendere prima di tutto che il mondo dei videogiochi, come ho già ripetuto più volte nei miei articoli, ha subito un’evoluzione esponenziale negli ultimi anni: il videogioco è passato dall’essere un’elemento di nicchia, quasi considerato un oggetto di culto, all’essere uno dei maggiori mezzi di comunicazione ed espressione mondiali. Basti pensare che molti adolescenti usano questo medium per mantenersi in contatto con persone con cui condividere una passione e con cui, magari, non si avrebbe mai la possibilità di interagire altrimenti. Oppure tutto il discorso relativo agli e-sports (sport elettronici, e si, ho parlato anche di questo) che stanno trasformando un qualcosa magari relegato all’aspetto artistico in qualcos’altro caratterizzato dalla competitività. Ovviamente non è, come si suol dire, tutto oro quello che luccica; anche perché, se tutto fosse stato tutto rose e fiori, l’OMS non si sarebbe presa la briga di introdurre una nuova categoria di malattie mentali.

Assieme a tutti questi lati positivi, infatti, non bisogna dimenticarsi di aggiungere anche quelli negativi; uno su tutti, a mio parere, il problema legato alla perdita di contatto con la realtà che alcuni videogiochi (parlo soprattutto di MMORPG e MMO, o comunque giochi prettamente online) possono causare, se mal utilizzati. Si, ci sono anche problemi legati allo stare troppo tempo in casa ed alla conseguente “perdita di vita sociale”, o anche eventuali problemi di vista causati dallo stare troppo tempo davanti ad uno schermo, ma, secondo me, il principale fattore che ha trasformato un passatempo in una malattia (e così rispondo anche alla seconda domanda) è rappresentato proprio dalla possibilità di distaccarsi dalla propria vita e dalla realtà. È questo ciò che rende uno svago in una spirale da cui è difficile uscire, come le droghe o, per rimanere un minimo più in ambito, il gioco d’azzardo.

Quindi, giocatori “della domenica” o anche appassionati che, come me si concedono un paio d’ore di gioco per staccare dalla vita lavorativa o studentesca, non vi allarmate; non verrete etichettati come drogati se giocherete mezz’ora ad un videogiochi. Solo cercate di non esagerare.

 

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Biografia Gabriele Nappo

Gabriele Nappo
Studente di Scienze della Comunicazione presso l' Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Appassionato di musica da quando ne ho memoria, e , nel corso degli anni, ho affiancato a questa passione numerose altre, come i videogiochi, lo sport (Napoli ed NBA in primis), il cinema ed il teatro. Lavoro come speaker presso la radio del Suor Orsola Benincasa.

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