Una manifestazione pacifica per protestare contro il caro vita e Piazza Duomo diventa un campo di battaglia.
Per due giorni consecutivi Milano vive ore di guerriglia urbana.
Tutto inizia sabato 17 ottobre durante la manifestazione nazionale contro il caro vita organizzata dal movimento “Italia in Piazza” – oltre 5.000 persone secondo gli organizzatori, convocata in contemporanea alle proteste in Francia per caro benzina, stipendi bassi, crisi abitativa, sanità e scuola.
Verso le 15, sul sagrato del Duomo e nelle vie del centro, gruppi di giovani – molti vestiti di nero e con volto coperto – si sono staccati dal corteo e hanno ingaggiato scontri con le forze dell’ordine.
Lancio di sassi, tavolini, sedie, transenne, cestini della spazzatura, bombe carta, petardi e fumogeni contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni, cariche di alleggerimento e idranti. Il bilancio del primo giorno, secondo il Coisp: due poliziotti feriti e trasportati in ospedale e 40 manifestanti fermati.
Il bilancio nazionale della giornata di sabato è molto più pesante: 197 persone identificate, 28 arresti (di cui 12 minorenni e 6 stranieri), 43 denunce e 141 feriti tra le forze dell’ordine, tra Milano, Bologna e Torino.
Ieri, domenica 18 ottobre, gli scontri sono ripartiti. Circa 2.000 giovani hanno preso d’assalto via Torino e l’area del Duomo. Vetrine sfondate, dehors divelti, fioriere e transenne usate come barricate, un veicolo dei Carabinieri assalito con spranghe.
Nel mirino negozi, un supermercato Carrefour, una libreria e un Decathlon del centro, saccheggiati. Completamente devastato e saccheggiato il punto vendita di articoli sportivi.
La Questura parla di 160 fermati solo ieri, l’80% minorenni. I gruppi si sono poi spostati verso l’area del Castello Sforzesco, dove la polizia è intervenuta nuovamente con i lacrimogeni.
Il Sindaco Sala ha parlato di “preoccupazione altissima” per la carenza di forze dell’ordine in piazza. Il Ministero dell’Interno deve ancora diffondere un bilancio ufficiale definitivo dei due giorni.
Intervistati con volto coperto, molti giovani, in parte di nazionalità italiana ma figli di famiglie straniere, hanno manifestato con forza portando alla luce devastazione e saccheggi specchio di quelle anime complesse e disagiate che sono molti giovani oggi per i quali il tam tam dei social per incontrarsi non è stata un’occasione di combattere insieme per un obiettivo comune sfilando pacificamente per la città, ma la trasposizione più realistica possibile della realtà virtuale dei videogiochi in cui sono abituati a immergersi distruggendo città e mondi ostili al suono di musichette ripetitive e allegre, senza il suono di sirene spiegate, di allarmi incessanti, di negozianti e cittadini terrorizzati, senza accumulare punti né bonus ma soprattutto con una sola vita “vera” a disposizione.

