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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
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Odessa #5 – La scelta di Goraz – Recensione

Christian Imparato
Christian Imparato 7 anni fa
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7 Min Lettura
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Avevamo intuito qualcosa da titolo e copertina, ed avevamo accennato a questo indizio nella nostra recensione del precedente albo di Odessa, Dall’abisso. Con il titolo di La scelta di Goraz il quinto episodio della miniserie science-fantasy di Sergio Bonelli Editore mette il forzuto cosacco al centro della scena, raccontandoci risvolti del suo passato da militare e coinvolgendolo in un’avventura che lo mette a dura prova emotiva con l’intento di tratteggiarne meglio l’indole, quella fino ad ora emersa di meno rispetto agli altri protagonisti.
La storia del mese è frutto di un lavoro a 4 mani del solito Davide Rigamonti, uno dei creatori della serie, e di Davide Aicardi, esordiente sulle pagine Bonelli. Un artista versatile e poliedrico che ha già scritto sceneggiature per la TV ma non solo, e che inoltre si “diletta” anche di musica come autore e chitarrista.
Il risultato è una storia che vira leggermente più sul pop inteso proprio come abbreviazione di popular, almeno per alcune delle sue sequenze, ma senza alcuna accezione dispregiativa del termine e senza alterare la continuity drammatica alla quale ci siamo abituati.
Avvisiamo qui della possibilità di incontrare alcuni spoiler, e se non avete ancora letto l’albo saltate per intero il paragrafo al di sotto della tavola che proponiamo!

Per quasi tutta la prima metà dell’albo la storia alterna flashback dalla precedente vita di Goraz Dryklov, soldato valoroso e di sani principi ma coinvolto nell’assurda guerra di Cecenia durante il 2008, e le indagini dei suoi amici alla sua ricerca dopo la sua misteriosa sparizione nell’Odessa della fusione.
Goraz è stato attirato, con un meschino artifizio che ha fatto leva sulla sua pura lealtà d’animo, in una sorta di torneo clandestino di lotta all’ultimo sangue organizzato da un alieno di specie Pingred, l’ultimo della sua razza.
Esseri freddi ed anaffettivi, i Pingred, incluso l’unico superstite dopo lo sterminio compiuto dall’astronave Serraglio 457, hanno bisogno di emozioni forti per compensare l’asettica sterilità sia fisica che mentale nella quale sono costretti per sopravvivere. Questo superstite le recupera attraverso dei commutatori neurali impiantati nei lottatori per ricevere da loro rabbia, ferocia, crudeltà, tutte sensazioni delle quali diventa dipendente desiderandone dosi sempre maggiori e più intense.
Solo l’arrivo dei 3 amici di Goraz, Tori, Zhiras e Yakiv, riesce a fermare l’ordalia che ha costretto il baffuto gigante buono a combattere contro il suo ex commilitone Nicolaj, da lui già salvato da morte certa nella vita prima della Fusione.
In un finale movimentato quanto tragico, il Pingred viene neutralizzato anche se a caro prezzo, almeno per Goraz… e un ultimo drammatico flashback ci guida nella tensione della sua scelta, ovvero chiudere per sempre con la guerra, le armi e la vita militare; scelta che nelle ultime tavole si scioglie in un sereno e bucolico finale nel quale il forzuto strimpella una bandura (strumento tipico ucraino, già visto tra le sue mani nell’albo N°2) nel bosco.
Abbiamo così appreso i dolorosi retaggi alla base della sua riluttanza al fare uso di armi anche nel mondo post-catastrofe della Nuova Odessa, ma molto ancora sembra essere da raccontare, in special modo sul suo rapporto con la scienziata Tori.
Fine dello Spoiler!

Quando si vuole scrivere una storia di fantascienza aiuta molto sapere di avere tra le mani uno strumento potentissimo, perché permette di dare ampio spazio alla libertà di inventare ma anche di sfruttare i molteplici livelli di lettura che essa può contenere.
Da quando ci sta presentando le avventure ambientate nella Nuova Odessa, Davide Rigamonti ha dimostrato una ottima padronanza del mezzo, riuscendo a stratificare i significati nelle sue sceneggiature: integrazione, ribellione sociale, incapacità di accettare un ruolo imposto dall’esterno, e poi ancora la condanna delle atrocità della guerra e persino il fine vita, come nell’albo precedente. Sono tutte tematiche che la fantascienza garantisce di poter veicolare in modi per nulla superficiali, con contaminazioni dai risvolti interessantissimi.

Passiamo al pacchetto grafico che sorregge questo albo davvero ben riuscito: Italo Mattone entra nella squadra ed è il quinto diverso illustratore su altrettanti albi, a dimostrazione di come dietro un mondo così variegato ci sia un team altrettanto composito. Si tratta di un disegnatore nato e formatosi a Napoli presso la Scuola Italiana di Comix, e che ha già offerto belle prove su serie targate Bonelli come Julia e Saguaro, oltre ad essere entrato in contatto con la fantascienza di Nathan Never.
Il suo è un tratto molto nitido e realistico, capace di intensissimi ed espressivi primi piani ma allo stesso tempo di campi larghi e scenari aperti di grande impatto, specie sulle tavole a tutta pagina. Salta subito agli occhi lo spunto di appoggiarsi quasi del tutto, e con minime deroghe, alla canonica gabbia bonelliana per tutte le tavole dei flashback, e di spaccare invece gli standard in quelle ambientate nella Nuova Odessa, in special modo quando l’azione si svolge nell’arena dei combattimenti.
I colori sono stati affidati stavolta all’altro creatore della serie nonché suo copertinista, Mariano De Biase, il quale torna a dare sfoggio della sua particolarissima ed efficace tecnica già vista nel primo albo, con il giusto dosaggio delle cromie più appropriate a ciascuna circostanza. Toni scuri o comunque più “caldi” nelle vignette ambientate nel passato della guerra di Cecenia, che virano invece verso la vivacità al momento giusto, quello delle lotte, per spegnersi volutamente quando è narrato lo squallore del Pingred e della sua accolita di schiavi.
De Biase ci ha messo il cuore anche nella copertina, forse una delle migliori viste fino ad ora su Odessa per quanto è comunicativa e struggente perché capace di concentrare in una posa, in un gesto e nell’uso quasi esclusivo del bianco e del rosso il vuoto interiore e le atrocità di qualsiasi guerra.

uscita: 27/09/2019
Formato: 16×21 cm, colore
Pagine: 96
Soggetto: Davide Rigamonti, Davide Aicardi
Sceneggiatura: Davide Rigamonti, Davide Aicardi
Disegni: Italo Mattone
Copertina: Mariano De Biase
Colori: Mariano De Biase

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Christian Imparato Ott 5, 2019
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Pubblicato da Christian Imparato
Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.
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