Odessa Resistenza #2 – Il gioco della torre – Recensione

La più sfrenata fantasia nelle rappresentazioni è la solida base sulla quale poggia anche la quarta e conclusiva stagione di Odessa. Il secondo albo della Resistenza, intitolato Il gioco della torre, attinge a piene mani alle sottotrame disseminate fin qui nei precedenti albi, ed in questo numero su soggetto di Stefano Piani, Adriano Barone e del creatore della serie Davide Rigamonti assistiamo ad una prima parziale resa dei conti.

Non mancano per Yakiv e la sua squadra i nemici nemmeno all’interno della cupola cronostatica nella quale è isolata Nuova Odessa, e tra questi c’è Benja Babel, un villain carismatico e con le mani in pasta ovunque ci sia da guadagnare tramite attività illecite. Come in una sorta di trilogia interna alla serie lo scontro tra Yakiv e Benja giunge al punto in cui il secondo viene posto di fronte al suo punto debole, anche se siamo certi che non sia ancora finita tra loro.

Nella trama principale dell’albo, che si pone in netta continuity anche con Il grande Kilgore (albo 6 della terza stagione) ritorna il tema dell’approvvigionamento di un materiale necessario a costruire l’arma per contrastare il ritorno degli Ignoti, ma in questo caso la sua ricerca viene collegata all’intensa storia degli ultimi due superstiti del pianeta Lod, destinati ad una malinconica fine.

Il popolo loddiano ha infatti una sorta di esistenza ad orologio che giunge a scadenza in un preciso momento, e che può essere perpetuata solo attraverso uno specifico rituale: da qui la loro lotta per la sopravvivenza con l’aiuto di Yakiv e dei suoi amici, in un racconto che vuole essere una metafora sul cambiamento e sulla riflessione che ciascuno può compiere sugli errori commessi in passato da sfruttare proprio alla stregua di strumenti evolutivi.
Il finale della storia ci mostra uno Yakiv definitivamente risoluto e padrone di sé stesso, maturato e ben consapevole del suo ruolo, ed è uno dei tratti che fa ancor meglio apprezzare la continuity interna della serie.

Per i disegni e i colori de Il gioco della Torre torna ancora una volta sulle pagine di Odessa Simone Ragazzoni per offrirci egli stesso prova di evoluzione e cambiamento: è quanto ci viene segnalato già nell’editoriale introduttivo dell’albo, e andando a rivedere i disegni di Eroe a metà (albo 2 della prima stagione) e di Prima della Fusione (albo 1 della terza stagione) ci accorgiamo di come le ambientazioni abbiano assunto una connotazione ancora più surreale.
Il risultato della Fusione tra la città di Odessa e l’astronave Serraglio 457 ha generato uno scenario multiforme e quasi psichedelico, e anche i colori disseminati tra le tavole assecondano questa visione con passaggi da toni più concreti e realistici a quelli illuminati da sprazzi di colori quasi acidi per enfatizzare le scene di azione. Sullo struggente finale invece largo spazio è lasciato a tinte poetiche, come dipinte da un sole al tramonto.

In copertina, Mariano De Biase gioca a richiamare un passaggio della storia mettendoci però in prima persona davanti a Myros la cartomante che fissa lo sguardo in quello del lettore dopo aver dispiegato i tarocchi. In questa occasione è il rosso a predominare su uno scenario infuocato e di stampo quasi espressionista, mentre più realistiche sono le carte dei tarocchi disposte sul tavolo davanti a noi e che, nella versione De Biase, prendono le sembianze degli eroi della serie. Emblematico è il collegamento di Goraz e Yakiv agli Arcani VII e XI, la Forza e la Giustizia.

uscita: 29/12/2020
Formato: 16×21 cm, colore
Pagine: 96
Soggetto: Davide Rigamonti, Adriano Barone e Stefano Piani
Sceneggiatura: Davide Rigamonti, Adriano Barone e Stefano Piani
Disegni e colori: Simone Ragazzoni
Copertina: Mariano de Biase

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Biografia Christian Imparato

Christian Imparato
Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.

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