Paolo Nappi tra passato e futuro del Festival “Giovani Suoni”

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Stilare un profilo corretto e sopratutto preciso,di un personaggio come Paolo Nappi, non è un’avventura semplice. Incasellarlo univocamente in una professione o in un’attività diventa, infatti, complicato,fra passato, presente e futuro, questo giovane professionista(Si dichiara commercialista),attraverso varie iniziative, in maniera discreta, è sempre riuscito a racimolare successi importanti. Ma andiamo con ordine parlando del passato,dove un ragazzino, poco più che sedicenne, si ritrova ad organizzare, nei principali locali napoletani, degli eventi dal sapore “leggendario”,coprendo la figura del p.r., dell’organizzatore poi, del direttore artistico ed ancora ora di consulente, tra Otto Jazz Club, Lido Pola, Michelemmà, Virgilio Sporting Club, My way, Ahisè Ja say night life, Notting Hill, ed ancora Music on the rock a Positano, Baghdad Cafè, per citarne alcuni, avendo a che fare con artisti come gli Steps Ahead, Yellow Jacket, Agricantus, Carmen Consoli, tra i conosciuti e sopratutto centinaia di sconosciuti. Ed è qui che nasce il pallino, dal 2001, di dare un’opportunità ai talenti, in particolar modo nostrani di travalicare i confini del garage e dell’anonimato, conquistando spazi e platee ben più ampie. La musica e la ricerca, sono i cardini principali che porteranno, poi, alla nascita del Festival musicale più longevo di Napoli “Giovani Suoni”.

Per non perderci in questa affascinante storia,abbiamo chiesto direttamente a lui di continuare il racconto.

“Ti conoscono come stimato Commercialista, altri ti vedono come conoscitore musicale,altri ancora come un’opportunità, chi è Paolo Nappi e sopratutto come conciliare attività così differenti?”

Non bisogna sprecare tempo con cose inutili ed avrai molto più tempo a disposizione di quanto ti immagini. Non sono un uomo “social”ad esempio, credo di essere abbastanza pragmatico, oltre al fatto che non mi piace l’idea di lasciare le cose al caso, soprattutto quando si parla di musica e di arte. Alle volte me la prendo con le grandi istituzioni, utilizzando sia le mie conoscenze amministrative che il buon senso del Presidente di Associazione culturale,  l’obiettivo non è fine a stesso,ma è quello di far conoscere alle persone comuni, magari  distratti dalla propria vita quotidiana quanto le scelte, le azioni che vengono compiute dai “vertici” hanno anche altre chiavi di lettura e che spesso, purtroppo, vanno in direzione diametralmente opposte a quella del benessere della collettività, il caso della SIAE in Italia è emblematico, per citarne uno. Purtroppo l’Italia è uno dei posti dove la meritocrazia è messa in disparte e più si sale nella gerarchia globale del potere più si perde il senso della realtà e del buon senso.

“Nel 2001 hai lanciato l’ottima iniziativa di “Giovani Suoni”,che come citato è il festival musicale più longevo a Napoli degli ultimi anni,come nacque l’idea e quali sono state le maggiori soddisfazioni?Precisamente a cosa punta “Giovani Suoni”?”

Correva l’anno 2001, si ragionava con l’allora Assessore alle Politiche Giovanili ed il capo staff del Comune di Napoli, di lavorare su qualcosa di corposo per la platea giovanile, qualcosa che desse linfa e speranza ai giovani musicisti napoletani, troppo sacrificati dal periodo storico sfavorevole(negli anni 90 era tutta un’altra storia), occorreva un colpo di reni, e quindi decidemmo di puntare su un festival, creammo un coordinamento, che dopo pochi anni allargammo anche ad altre città, con una mission, quella di ricercare i nuovi fermenti artistici, ricercare nei sobborghi, nella musica che si fa in studio come in quella che si fa per la strada e tirar fuori delle proposte convincenti che abbiano la forza di sostenere il movimento nel suo insieme.

Il festival Giovanisuoni punta a valorizzare i talenti nostrani ed a regalare momenti di notorietà e ribalta mediatica agli artisti che vi partecipano sia che siano ospiti che semplici partecipanti. Vuole essere una cartina al tornasole che misura lo stato creativo della città, e riguardando indietro negli ultimi 15 anni credo che, con tutte le difficoltà del caso, non abbia tradito le aspettative.

“Qualche nome scoperto grazie al festival ?”

Non solo tra quelli che hanno vinto ma anche tra quelli che hanno partecipato ricordo un giovanissimo Gino Fastidio, i Foja, Gnut, Lucariello, Ciccio Merolla, per parlare dei napoletani, ma anche i siciliani Ipercussonici, Feel Good Production, e due giovanissime inglesine dal nome di Z-star ed Andreya Tryana, attualmente nella scuderia Ninja Tunes.

“Daniele Buonocore è un nome di cui sentiremo sicuramente parlare, perchè puntare su questo giovanissimo?”

La giuria del festival nel luglio ’14 è rimasta folgorata da alcune strofe dell’allora tredicenne Daniele Buonocore, preferendolo ad altri artisti già affermati che gareggiavano con lui

(Victor Zeta, La Maschera, Oyoshe,Patto Mc, itoli di Cosa, Emilio Carrino, Mastin Napulitan) i testi del ragazzo sono carichi di rabbia, sono taglienti, il sound ed il flow è ancora in corso di definizione, ma ha tanta stoffa, vedrete.

“Quest’estate “Giovani Suoni” spegne 9 candeline,cosa è cambiato rispetto la prima edizione e quali saranno le novità?”

Ad oggi non so ancora se ci saranno i presupposti e riusciremo in questa impresa, sarebbe qualcosa di veramente significativo, altro che x factor o the voices, fare 9 edizioni di un festival in 15 anni a Napoli, sulla musica emergente e proporlo in luoghi come il Maschio Angioino e Città della Scienza, riuscire ad avere una copertura mediatica adeguata per un festival dal budget ridotto, rappresenta qualcosa di veramente significativo.

“Terminiamo con una curiosità,Commercialista, DIrettore Artistico,Presidente di un Associazione (Gianobifronte),fondatore di un blog economico www.paolonappi.it che parla della Banca d’Italia come del bilancio del Calcio Napoli,domani chi altro sarà Paolo Nappi?”

Dal punto di vista musicale lavoriamo per quotare la  città  di  Napoli  come  capitale  italiana  del  beat making e punto di riferimento internazionale, con un progetto nuovo, “Neapolitan classic beat making” che potrebbe creare un occasione per avvicinare un nuovo pubblico, quello dei più giovani, alla napoletanità classica letta però in chiave moderna. Un modo per far ascoltare ad un pubblico giovane i classici della musica napoletana e far rivivere queste melodie all’interno di tessuti narrativi e musicali diversi.

Inoltre, stiamo ragionando su un prodotto editoriale, nello specifico un “fotoromanzo a fumetti”, una photographic novel, un esperimento chiaramente, che parlerà della  Napoli ipereale ma in chiave fantasy, non mancheranno suspance e colpi di scena, per far scoprire un ennesimo volto di Napoli che “suona” fuori dal coro

 

 

 

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Biografia Enrico Pentonieri

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