venerdì , 13 Dicembre 2019

Punisher: 5 storie per conoscere il punitore

Netflix ha da poco pubblicato sul suo catalogo la nuova serie dedicata a The Punisher. Se dopo aver visto la serie non vi siete saziati delle sue storie e ne volete ancora, o magari volete conoscere più a fondo il personaggio prima di buttarvici a capofitto, questa breve classifica è ciò che fa per voi:

 

5) Punisher Max: Frank (2009)

Nel 2009 Jason Aaron, insieme al disegnatore Steve Dillon (Preacher, Hellblazer), approda sulla testata del punitore. Egli decide così di riprendere il Frank Castle che troviamo alla fine della storyline Born, e approfondire l’aspetto maggiormente introspettivo e conflittuale del personaggio. Aaron riprende dall’idea della storia precedente, e cioè che il Punisher sia “nato” non dopo l’omicidio della sua famiglia, ma già prima, durante la guerra del Vietnam. Ci viene quindi mostrato un Frank Castle reduce di quella guerra, che prova a respingere le immagini del passato che lo perseguitano, e cercare di vivere normalmente la vita di tutti i giorni. Ma Frank e la violenza sono fatti l’uno per l’altra, destinati ad essere inseparabili. E Jason Aaron lo sa bene: egli scava a fondo nella psiche del punitore per trovare motivazioni convincenti a spiegare come egli sia arrivato ad indossare il teschio bianco sul petto.

Aaron firmerà quattro archi narrativi per il Punitore, ma il titolo tra questi più esemplificativo di quanto detto fin ora sarà il terzo, Frank: dopo essere sopravvissuto ad un mortale incontro con Bullseye, Frank si trova rinchiuso in una prigione insieme a centinaia di prigionieri che lo vogliono morto e, nel frattempo, riflette sul periodo successivo al suo ritorno a casa dal Vietnam, prima della morte dei suoi cari.

 

4) Punisher: Year One (1994)

Nel 1974 Gerry Conway, Ross Andru e John Romita Jr. partoriscono dalle loro menti l’origine di quello che sarebbe stato il personaggio del Punitore: dopo l’omicidio dei suoi cari per mano di una famiglia criminale, Frank Castle intraprende una solitaria guerra al crimine per vendicare la loro morte.

Esattamente vent’anni dopo, Dan Abnett e il disegnatore Dale Eaglesham riscrivono il periodo immediatamente successivo al momento di maggior dolore di Frank Castle: a caccia di giustizia per la sua famiglia, coinvolge la polizia nell’indagine, per poi venire a scoprire l’ambiente corrotto che prolifera all’interno della stessa istituzione. E così Frank, non potendosi affidare al braccio della legge, ricorrerà alla giustizia privata, diventando il vigilante ossessivo e reazionario che tutti conosciamo.

Il grosso merito di Year One è stato quello di aver donato profondità e umanità ad un personaggio come il Punitore, che fino a quel momento si nascondeva dietro l’azione (o forse dovremmo dire la “reazione”) che caratterizzava le sue storie. Non condanna, ma nemmeno assolve il comportamento del Punisher, ma semplicemente descrive la storia di un uomo distrutto, che ha perso la sua famiglia, accecato dalla vendetta.

 

3) Bentornato, Frank (Welcome Back, Frank) (2000-2001)

Negli anni ’90 le storie dedicate al punitore sono state maggiormente orientate verso l’aspetto soprannaturale e surreale (cercando di competere con gli horror dai toni soprannaturali della Vertigo, molto popolari all’epoca), allontanandosi dall’impostazione iniziale che fino a quel momento era stata mantenuta dal personaggio, e cioè quella di un soldato armato di armi da fuoco e spinto da un insaziabile sete di vendetta. Questo aveva portato diversi fan ad abbandonare la testata che, di conseguenza, non se la passava troppo bene. E così Mamma Marvel accolse The Punisher all’interno della sua iniziativa Marvel Knights, che a partire dalla fine degli anni 90 ha rilanciato diverse testate (Daredevil, Wolverine, Black Panther). E chi meglio di Garth Ennis (che era reduce dal recentissimo successo del suo Preacher) poteva riordinare le carte in tavola di Frank Castle? Spogliandolo di qualsivoglia capacità soprannaturale, e rivestendolo della tagliente ironia che caratterizza fortemente il suo stile di scrittura, Ennis ridona nuova linfa vitale al personaggio nella maxi-serie Bentornato, Frank.

Lo scrittore irlandese provvede però ad evidenziare il carattere più grottesco e umoritistico del personaggio, inserendolo in un mondo assurdo e colorato, fatto di personaggi surreali ed esilaranti, sfruttando lo stile cartoonesco di Steve Dillon. Il tutto è condito da un iper-violenza splatter che si sposa perfettamente con i toni grotteschi della vicenda: le mutilazioni e le secchiate di sangue che si stagliano sulle tavole di Dillon sono parte integrante del dark humor che caratterizza questo arco narrativo.

Bentornato, Frank è solo il primo di una lunga serie di storie scritte da Ennis dedicate al punitore, e anche i suoi approcci per raccontare questo personaggio saranno diversi.

 

2) Cerchio di Sangue (Circle of Blood) (1986)

Il mito che attornia la figura del punitore non sarebbe tale se non fosse per questa mini serie. Cerchio di Sangue costituisce il primo ciclo che ha come protagonista il Punisher. Infatti prima del 1986 Frank Castle era uno dei tanti personaggi di supporto dell’universo Marvel.

Inoltre, al di là della sua importanza per il personaggio, Cerchio di Sangue, scritta da Steven Grant e disegnata da Mike Zeck, fa parte anche di una serie di albi che costituisce un punto di svolta per l’intera casa editrice: per la prima volta la casa delle idee scorge la possibilità di raccontare storie più cruente e hard-boiled, dai toni più dark e con al centro il criminale di strada, piuttosto che il solito supercriminale. Servivano quindi protagonisti, eroi e anti-eroi capaci di abbassarsi al livello della strada. Poco prima di Cerchio di Sangue, con il suo Daredevil, Frank Miller aveva intuito questa tendenza nei gusti dei lettori e il fumetto supereroistico (e non solo) non fu mai più lo stesso.

Prima del punitore di Cerchio di Sangue non si era mai visto nella storia della Marvel un protagonista così gretto, violento e spietato, e come se non bastasse nelle sue storie stragi ed omicidi erano tutt’altro che sporadici (in barba al Comic Code che vigeva in quel periodo e tendeva a censurare la violenza grafica nei fumetti dell’epoca).

 

1) Born (2003)

Abbiamo già parlato qualche riga più su di quanto è stato importante l’apporto (da un punto di vista editoriale e narrativo) di Garth Ennis su The Punisher. Così importante che ci sembra imprescindibile inserirlo nuovamente all’intero di questa piccola classifica. A maggior ragione se l’opera di cui vogliamo parlarvi è Punisher: Born.

Born è una carrellata in 4 numeri degli orrori della guerra (nello specifico di quella del Vietnam) e del loro effetto sulle menti dell’uomo, con protagonista un Frank Castle molto prima di diventare il punitore che tutti conosciamo. Quest’ultimo è a capo di un plotone di soldati il cui unico obiettivo è provare ad uscire vivi da quell’inferno che è il campo di battaglia: stupri, violenza gratuita, follia e morte sono gli unici compagni inseparabili del piccolo manipolo di soldati che accompagnano Castle in questa storia. Gradualmente Ennis, attraverso anche ai disegni di Derick Robertson, fa affiorare gradualmente ciò che si nasconde all’interno di Frank, che incarna gli orrori e l’ingiustizia di una guerra come quella del Vietnam. Ma la follia omicida prenderà sempre di più possesso di Frank, costringendolo ad abbandonarsi ad essa nel finale.

E’ abbastanza palese come Born sia un approccio totalmente diverso rispetto al precedente ciclo di Ennis dedicato a questo personaggio: l’ironia qui è quasi inesistente, i colori prediligono toni molto scuri e desaturati. Inoltre, più di qualsiasi altra storia dedicata al Punitore, fornisce le motivazioni di base che spingono Frank Castle a fare quel che fa, e sarà un punto di partenza insostituibile per chiunque desideri comprendere a pieno questo anti-eroe.

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Biografia Fabrizio Cozzolino

Fabrizio Cozzolino
Assiduo consumatore di fumetti e graphic novels, abituè della sala cinematografica e appassionato di musica. Studente di Scienze della Comunicazione e interessato all'industria e alla produzione mediatica a 360° gradi.

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