Silvia, la Vanoni e il ritorno alla “normalità”

“Silvia rimembri ancora quelle lunghe passeggiate in auto, moto o sui carretti, da un villaggio all’altro dell’Africa dimenticata sotto lo sguardo bieco e il volto coperto dei tuoi aguzzini al suono vibrante e spaventoso  di oscuri kalashnikov”.

Ebbene sono passati pochissimi giorni da quando con un tam tam tra i social e i giornali on line è cominciata a circolare veloce la notizia della liberazione della volontaria italiana Silvia Romano che a soli 23 anni è stata sequestrata e rapita con una prigionia prolungata per più di 18 mesi nelle calde terre africane in un viaggio vagabondante tra Somalia e Kenya.

I primi istanti sono stati di commozione! Il padre frenava l’entusiasmo dei giornalisti fino a quando non avesse ricevuto la notizia ufficiale della liberazione della figlia che aveva sentito ormai poco più che ventenne tempo addietro e poi la deflagrazione della conferma: Silvia Romana è stata liberata…e poi il suo arrivo all’aeroporto di Ciampino…scende dalle scalette avvolta in una sorta di camice verde, probabilmente un dispositivo di protezione individuale anticovid – i più avranno pensato!?! – e, invece, dirompente arriva la notizia della sua conversione all’Islam.

Silvia Romano è musulmana, ha letto il Corano e ha  scelto la via della conversione; il suo nome da musulmana è Aisha, scelto personalmente da Lei stessa, come dichiara ai Magistrati.

Il Vaticano sussulta, i bacchettoni italiani tremano e il benvenuto si è trasformato immediatamente in una serie di schiaffi ben assestati al suo volto e alla sua scelta.

Eppure, dicevano gli esperti sul comportamento, che il Covid con la sua reclusione ci avrebbe reso più buoni, tolleranti e comprensivi; invece, alla resa dei conti, la cattività della quarantena forzata ci ha abbrutiti e imbruttiti.

Così via via a pioggia le mille polemiche dai politici più litigiosi e pronti alla guerriglia verbale, all’attacco ad una giovane di soli 25 anni di essere una terrorista atterrata con il beneplacito dello Stato che avrebbe, persino, pagato un considerevole riscatto per riaverla!

Ai benemeriti politici si aggiungono i pensieri e le parole dei rappresentanti esimi delle prime pagine dei giornali del Gossip raffinato e così Briatore accusa lo Stato di non pagare la cassa integrazione, ma il riscatto di una sua concittadina rapita SI e, con un affondo da profonde riflessioni di uno chic capitalistico, non comprensibile ai più e soprattutto ai poveri,  sbotta dicendo “Se avessero rapito Briatore, lo Stato non avrebbe cacciato neanche un euro!”. Provare per credere…possiede anche un confortevole pied-a-terre in Kenya!

E poi c’è l’immancabile e insuperabile vena umoristica della splendida Ornella Vanoni che, dall’alto della sua esperienza di donna forte e volitiva, indipendente e dotata di un’autonomia tutta al femminile, esordisce con  una frase di effetto “se era così felice, convertita e sposata perchè l’avete liberata?” Purtroppo non è bastato un suo mea culpa e la cancellazione della sua infelice battuta che la Signora della Canzone Italiana è stata presa di mira e massacrata sui social, e non solo, per l’imperdonabile scivolone!!!Ma alla più grande Stella Nascente di tutti i tempi si perdona anche questo – definiamolo – sussulto di libertà!

Sta di fatto che, se per un solo nano secondo ci immedesimiamo nella vita di questa ragazza in prigionia da sola senza alcuna forma nemmeno remota di contatto con gli affetti, senza sicurezze per il presente e il futuro, anche se rassicurata che non sarebbe stata uccisa, forse comprendiamo la sua scelta di abbandonarsi alla fede del Corano o, comunque, alla fede che, poi in fondo è proprio questo:  supporto, sostegno, conforto, necessità di aggrapparsi a qualcosa di etereo ma affidabile, nei momenti più bui e oscuri della vita quando il grido di aiuto sembra inascoltato e disperso tra la giungla e l’omertà.

E allora ci si rende conto di quanto sia spietata la vita in certe circostanze perché seppure vi è un’alea indubbia di mistero dietro tale sequestro e dietro l’ipotesi di un probabile riscatto pagato dal suo Paese, sta di fatto che Silvia è di nuovo nel “mirino”…

E’ passata da un mirino fisico materiale palpabile dei kalashnikov dei suoi mascherati aguzzini al “mirino”, altrettanto spietato, terribile e terrificante della violenza delle parole, della spietatezza delle accuse di tradimento, della mancanza di ogni forma di tolleranza per una scelta di vita diversa, dei gesti idioti di emeriti imbecilli, della persecuzione verbale di politici ignoranti e presuntuosi, perchè forti delle loro idee malsane.

Eppure cara Silvia, bentornata a casa!

In un modo o in altro, in questo alternarsi di abbracci e dissensi, di solidarietà e accuse, di amorevolezza e disprezzo, sei approdata di nuovo nel tuo Paese ed è questo il lato bello del gioco, di ogni rispettabile Democrazia, essere stata riconsegnata per sempre al valore supremo rispetto a tutti : la tua piena Libertà, non solo interiore, ma di pensiero e di azione che questa volta nessuno potrà in alcun modo violare!

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Biografia Fabiana Sergiacomo

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.

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