Tex #712 – I forzati di Dryfork – Recensione

Esiste un’altra tematica abbastanza classico tra i topoi delle avventure western, oltre a quello dell’assedio come quello di Mezcali che ha tenuto banco nei due precedenti albi di Tex? Certo che esiste, è quello dell’evasione dai penitenziari, che in genere per risultare ancora più coinvolgenti per il lettore devono proporsi con elementi ingegnosi ma allo stesso tempo spettacolari.
I forzati di Dryfork, albo numero 712 della serie regolare mensile di Tex, contiene tutti questi elementi ed altri ancora, in un albo ben riuscito e dalla trama più articolata di quanto si possa supporre leggendo questo semplice preambolo, e che è la prima parte di una storia sceneggiata da Jacopo Rauch.

Franck Decker, un criminale incallito e rapinatore di banche, non è stato abbandonato dalla sua banda che include anche il fratello Bill, e così mentre sconta la sua pena ai lavori forzati nel penitenziario di Dryfork, al confine tra Nevada e California, architetta un’evasione ad alto tasso di esplosività. Della confusione approfittano anche altri galeotti tra i quali la figura mantenuta volutamente ambigua del giovane Greg Taylor e  Ray Cooper, vecchia conoscenza di Tex e del suo pard Kit Carson, già da loro spedito in gattabuia tempo addietro. Il soggetto vuole che entrambi si trovino nei paraggi, leggermente più ad est e precisamente ad Agrizo. Inevitabile scatta la caccia all’uomo, anzi agli uomini, che tra l’altro è doppia: non sono solo i Rangers a voler acciuffare i 2 fuggitivi, ma gli stessi fratelli Decker sono alla loro caccia, anche se per motivi diversi e legati a una spartizione di un bottino.

Una tematica classica si trasforma così in una storia ad alta tensione, con brevi momenti riflessivi e più narrativi che intervallano scene concitate e ricche di azione: una scrittura molto efficace quella di Rauch, proveniente da una fertilissima ed articolata militanza sulle pagine di Zagor. L’autore si è “rodato” nel maneggiare Tex e i suoi scenari con un paio di storie brevi su albi fuori collana (color Tex nel 2016 e Tex Magazine nel 2019) prima di prendere le redini di un racconto più lungo, nel quale ha speso ottime doti non solo nel ritmare i passaggi con le giuste cadenze, ma anche nel delineare antagonisti e comprimari di spessore, lasciando trasparire per alcuni di essi interessanti sviluppi e colpi di scena. L’espediente narrativo dello spezzare in due gruppi la caccia aggiunge sale alla storia, sappiamo quanto sia complicato sceneggiare Tex e dopo tanti anni rischiare di cadere nel “già visto”: alcune situazioni tipiche vanno periodicamente riproposte, e se alcuni passaggi in questo caso sembrano inverosimili o tirano un po’ il lettore per le maniche, nel suo complesso quello di Rauch è davvero un ottimo acquisto per la squadra degli sceneggiatori. Ha apportato una ventata di novità e una prima parte di storia dalle eccellenti premesse verso la sua conclusione del prossimo mese, quando si tireranno le fila dei diversi intrecci.

Ai pennelli abbiamo invece il ritorno atteso e graditissimo di Giuseppe Prisco, originario di Mondragone: per quanto anch’egli sia autore di lungo corso sulle pagine di Zagor, aveva già esordito alle prese con Tex per una eccellente storia di Pasquale Ruju, per l’occasione dipanata su un albo singolo (il 690, Le schiave del Messico) dove già aveva dimostrato massima padronanza non solo del personaggio, ma anche degli scenari e delle sfumature.
Una volta in più, con I forzati di Dryfork, Fusco dimostra di possedere un tratto perfetto per assecondare una sceneggiatura briosa, sia nelle scene più movimentate e ricche si azione che in quelle statiche. Tutti i personaggi hanno movenze armoniche e il “sapore polveroso” del vecchio west. Non si può negare che Fusco, pur proponendo un’interpretazione dallo stile personale, guardi molto alla scuola del maestro Ticci, la cui lezione è insostituibile per chiunque debba tratteggiare Tex. Emblematica ed esplicativa è in questo senso una breve sequenza iniziale dedicata all’ingresso in scena di Tex, in due strisce e 3 vignette mute che si susseguono con un ritmo ed un movimento di inquadrature cinematografici.


A proposito di maestri, Claudio Villa ci ha messo del suo nell’insaporire questo albo, con una copertina direttamente ispirata da una vignetta dell’albo a mostrarci Tex in uno dei suoi momenti di “riflessione deduttiva” mentre è sulla pista dei fuggiaschi, sotto lo sguardo vigile del fido Carson.

uscita: 07/02/2020
Formato: 16×21 cm, b/n
Pagine: 112
Soggetto: Jacopo Rauch
Sceneggiatura: Jacopo Rauch
Disegni: Giuseppe Prisco
Copertina: Claudio Villa

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Biografia Christian Imparato

Christian Imparato
Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.

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