domenica , 7 Giugno 2020

#THEWORSTOF SSCNAPOLI – I “BIDONI”

Il mondo pian piano riparte, il calcio nel mondo pure, il calcio in Italia…forse.

In attesa che il caos legato a protocolli, allenamenti e ritiri partorisca una decisione definitiva della quale, c’è da esserne certi, a molti tifosi interesserà ormai relativamente, non resta che continuare a sfogliare  l’album dei ricordi legati al nostro Napoli.

Dopo tanti appuntamenti nei quali ad essere protagonisti sono stati i migliori interpreti che hanno indossato la maglia azzurra, era inevitabile dedicarne uno a quei giocatori bollati più o meno giustamente come “bidoni”, ovvero incapaci di ripagare le aspettative del club e dei tifosi con prestazioni all’altezza.

Anche stavolta si viaggerà in ordine temporale, lasciando a chi legge l’onere di scegliere il proprio “preferito”, nella consapevolezza che tanti altri “antieroi” avrebbero potuto trovare posto nella classifica di ciascun lettore.

 

Massimo Mattolini (1977-1978)

Quello del portiere è un ruolo particolarmente delicato, e il Napoli vanta un’ottima tradizione di estremi difensori.

Tra questi non si può purtroppo annoverare Massimo Mattolini, chiamato nel 1977 a prendere il posto di quel Gedeone Carmignani che nelle 5 stagioni precedenti era riuscito a non far rimpiangere un mostro sacro come Dino Zoff.

A Mattolini, impietosamente soprannominato “saponetta” dai suoi detrattori, non riuscì analoga impresa: dopo un campionato non esente da errori, il portiere ex Fiorentina macchiò in modo definitivo la sua avventura napoletana nella finale di Coppa Italia contro l’Inter dell’8 Giugno 1978.

Con due sciagurate uscite a vuoto, infatti, il portiere del Napoli regalò ad Altobelli e Bini le reti che consentirono ai nerazzurri di rimontare il vantaggio siglato da Restelli ed aggiudicarsi il trofeo.

Mattolini, prematuramente scomparso 11 anni fa dopo una lunga malattia come molti suoi compagni alla Fiorentina negli anni ’70 (ci sono state anche varie indagini, poi archiviate, sui farmaci somministrati dai medici viola in quel periodo), fu ceduto l’anno successivo al Catanzaro, dove riuscì a ricostruire una carriera su buoni livelli.

 

Ramòn Angel Diaz (1982-1983)

A Napoli, di solito, i calciatori argentini danno il meglio di sè: non fu così per Ramon Diaz, acquistato nel 1982 dal River Plate dove aveva segnato quasi 60 gol in poco più di 120 partite.

Il “puntero triste”, soprannominato così per via del broncio che raramente lasciava il suo viso, arrivò quindi con le migliori premesse, visto che nel 1979 si era laureato Campione del Mondo Under 20 con la maglia dell’albiceleste in Giappone, vincendo la classifica cannonieri con 8 gol e guidando l’attacco argentino insieme ad un certo…Diego Armando Maradona.

Purtroppo Diaz faticò ad ambientarsi, e non lo aiutò il fatto di trovarsi in un Napoli modesto, che il tandem Pesaola-Rambone riuscì a salvare a stento dalla retrocessione subentrando a Giacomini.

Con soli 3 gol in 25 presenze in campionato, tra cui la rete dell’illusorio vantaggio all’Olimpico di Roma nel 5-2 subito dai giallorossi futuri Campioni d’Italia, per il centravanti nativo di La Rioja la cessione fu inevitabile.

Diaz però seppe togliersi molte soddisfazioni nelle successive stagioni italiane, con le maglie di Avellino, Fiorentina e soprattutto Inter: arrivato a Milano all’ultimo secondo per sostituire Madjer, che non superò le visite mediche, fu protagonista insieme a Matthäus, Serena e compagni dello “scudetto dei record” (58 punti conquistati su 68).

 

Domenico Penzo (1984-1986)

Si può giocare centravanti per due stagioni al fianco di Diego Armando Maradona e riuscire a segnare solo due gol?

L'”impresa” è riuscita a “Nico” Penzo, arrivato a Napoli nell’estate del 1984 insieme al fuoriclasse argentino ed a Salvatore Bagni.

Il fatto che i bianconeri se ne fossero liberati dopo una sola stagione, nella quale era stato chiamato a sostituire Bettega, non insospettì il Napoli, che lo mise al centro del proprio attacco con a fianco Diego e Bertoni.

Dopo appena 21 presenze in due stagioni (la seconda delle quali come riserva del nuovo acquisto Bruno Giordano) ed appunto due sole reti, Penzo fu messo fuori rosa dal Napoli, riuscendo quindi a non vincere lo storico scudetto del 1987, così come era riuscito a non vincere l’altrettanto epocale campionato conquistato dal Verona di Bagnoli, in cui pure era stato protagonista fino al 1983.

L’unico scudetto (oltre alla Coppa delle Coppe) Penzo se lo aggiudicò quindi con la Juventus, mancando un “triplete al contrario” che avrebbe reso la sua carriera decisamente unica.

 

Eduardo Vargas (2012)

Vice-pallone d’oro sudamericano dietro Neymar, bomber implacabile nella nazionale cilena: con queste credenziali, a fine 2011, Edu Vargas sbarcò a Napoli per dar manforte al Matador Cavani nell’attacco dei partenopei.

Purtroppo, le difficoltà di comunicazione con mister Mazzarri e l’abitudine ai ritmi del calcio sudamericano, così diversi rispetto a quello europeo, resero l’avventura di Edu in maglia azzurra un mezzo disastro.

Soltanto 28 presenze in due mezze stagioni con il Napoli per Vargas (che all’ombra del Vesuvio ha comunque conquistato una Coppa Italia) ed una sola notte di gloria per lui: quella del 20 Settembre 2012, quando firmò una tripletta nel 4-0 rifilato all’AIK Stoccolma in Europa League al San Paolo.

Quei 3 gol resteranno gli unici  realizzati con la maglia del Napoli da Vargas, che a Gennaio 2013 iniziò un lungo girovagare per l’Europa, tra Spagna (Valencia) Inghilterra (QPR) e Germania (Hoffenheim), senza peraltro lasciare il segno in nessuna di queste squadre.

Ben diverso il rendimento di Edu nella Nazionale cilena, con la quale, da protagonista, ha conquistato per ben due volte (2015 e 2016) la Copa America ai danni dell’Argentina di Messi, risultando capocannoniere in entrambe le edizioni.

A Vargas non è dunque bastato, per rendere al meglio, giocare nella più sudamericana tra le città europee: aveva proprio bisogno dell’aria di casa.

 

Miguel Pérez Cuesta “Michu” (2014-2015)

Si è più volte sottolineata l’importanza di Rafa Benitez nell’ultimo ciclo del Napoli, visto che molti dei protagonisti della squadra azzurra in questi 6 anni sono arrivati proprio grazie al tecnico spagnolo.

Purtroppo, anche Benitez può sbagliare un acquisto: ne è la prova l’arrivo in maglia azzurra di Michu, attaccante spagnolo prelevato nell’estate 2014 in prestito dallo Swansea con cui aveva realizzato 24 gol in due stagioni di Premier League.

Già nell’ultimo campionato in Inghilterra il centravanti nativo di Oviedo aveva però lamentato diversi problemi alla caviglia, e ben presto il Napoli si rese conto che questi infortuni erano stati tutt’altro che superati.

Dopo l’esordio nei preliminari di Champions League, in cui Michu riuscì immediatamente a farsi “notare” dai tifosi per una clamorosa occasione mancata (solo davanti al portiere preferì passare il pallone a Callejon invece di tirare), iniziò per lo spagnolo un lungo calvario, che lo portò a racimolare solo 3 presenze in maglia azzurra.

Tornato immediatamente allo Swansea, Michu non riuscì più a recuperare una condizione fisica accettabile, finendo per ritirarsi nel 2017 a soli 31 anni.

 

I “grandi” esclusi

E’ purtroppo molto lunga la lista degli azzurri che i tifosi ritengono “indimenticabili” per il motivo sbagliato, e riguarda giocatori di tutte le epoche.

Basti pensare a Gino Pivatelli, che venne a Napoli da attaccante per rimpiazzare Vinicio e Pesaola nel 1961 e fu involontario protagonista della terza retrocessione azzurra, prima di vincere tutto (da…difensore!) con il Milan di Nereo Rocco, oppure a Paolo Miano, arrivato nel 1988 per rinforzare il Napoli fresco Campione d’Italia, e ben presto sparito dai radar.

Anche nel Napoli di Aurelio De Laurentiis, oltre a Michu e Vargas, non sono mancati altri acquisti rivelatisi improvvidi, anche volendo escludere i calciatori chiamati a risollevare le sorti del club azzurro in serie C ed in serie B.

In un ideale “flop 11” targato AdL, si potrebbero inserire: il portiere Nicholas Navarro, i difensori Emilson Cribari, Bruno Uvini ed Ignacio Fideleff, i centrocampisti Mirko Valdifiori, Josè Sosa e Marco Donadel, il trequartista Andrea Russotto e gli attaccanti Daniele Mannini, Nicolao Dumitru ed Erwin Hoffer.

Anche in una gestione efficace ed ampiamente positiva come quella del patron della Filmauro, dunque, non sono mancati fisiologici passi falsi.

 

“Menzione di disonore”: Il Napoli dal 1997 al 2004

In un racconto dei “protagonisti in negativo” con la maglia del Napoli, è inevitabile dedicare un intero capitolo al periodo più grigio nella storia del club, che iniziò con la “memorabile” retrocessione del 1997/98, arrivata con soli 14 punti all’attivo (record negativo tuttora imbattuto in Serie A) per concludersi con l’infamante fallimento, giunto nell’estate del 2004 sotto la presidenza di Salvatore Naldi.

In questo periodo di salvabile ci sono solo la promozione in Serie A ottenuta nel 2000  e quella sfiorata nel 2002: di questi due “episodi” va dato merito soprattutto ai due tecnici, Novellino e De Canio, oltre che a pochi giocatori realmente degni del Napoli, come Schwoch, Stellone, Bellucci, Oddo, Magoni, Jankulovski.

Molto più tristemente lunga la lista di giocatori che hanno letteralmente rovinato il fegato dei tifosi partenopei: da Calderon a Prunier, da Allegri ad Asanovic, da Pineda a Facci, da Sergio a Flick, da Vecchiola a Mezzanotti, da Shalimov a Bandieri, da Pavòn ad Estebàn Lopez, da Murgita a Pesaresi, da Protti a Sesa…e potremmo purtroppo continuare per un bel po’.

Un elenco che, solo a rileggerlo (ma fidatevi, anche a riscriverlo), provoca un tremendo brivido lungo la schiena di ogni innamorato del Napoli.

“Simbolo” suo malgrado di questo periodo, nel quale è stato sempre presente finendo inevitabilmente col diventare capitano degli azzurri, fu “Ciccio” Baldini, che ad un esordio promettente sotto la guida di Vujadin Boskov non riuscì a far seguire un percorso altrettanto positivo, regalando ai supporters partenopei momenti purtroppo indimenticabili, come il tragicomico autogol contro il Bologna, confezionato in tandem con il portiere Coppola.

Non ce ne voglia Baldini (di cui non si discutono l’impegno e l’attaccamento alla maglia), così come tutti i “protagonisti” di quel periodo maledetto, ma forse mai come in questo caso ricordare è utile.

Tornando con la memoria a quegli anni così deprimenti, è infatti possibile apprezzare meglio il Napoli di questi ultimi campionati, che al netto di qualche acquisto sbagliato e del grande trofeo non ancora raggiunto, regala da anni spettacolo ed eccellenti risultati.

Speriamo dunque di poter presto tornare a goderci il Napoli competitivo di oggi, anche se non nella sua miglior stagione…a patto che si riparta in perfetta sicurezza.

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Biografia Jacques Pardi

Jacques Pardi
La laurea in ingegneria gli ha fatto perdere i capelli ma non le tante (troppe?) passioni, dallo sport (soprattutto il Napoli, calcio e basket, ma più che di passione qui parliamo di...malattia), al cinema, dalla musica alle serie tv, fino (inevitabilmente) ai fumetti. La moglie e le due figlie queste passioni spesso le supportano, altrettanto spesso le...sopportano. Un autentico e fiero "nerd partenopeo" insomma, incurante dell'età che avanza, con un sogno nel cassetto: scrivere di quello che ama

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