domenica , 16 Dicembre 2018

Francesco Gnerre intervista Mariano Lamberti in occasione dell’uscita del suo romanzo “Il lungo risveglio dell’impiegato E. “edito dalla Edizioni Mea

L’impiegato E., protagonista del romanzo,  rimanda immediatamente a Kafka.  E si sente subito che, oltre a Kafka , ci sono nel tuo  romanzo, riferimenti a  Flaubert e al grande romanzo europeo dell’Otto-Novecento. Colpisce il fatto che i tuoi riferimenti sono più i grandi romanzi europei del secolo scorso che la letteratura contemporanea. Come mai?Cosa pensi della letteratura italiana contemporanea?

Dopo l’abbuffata di contemporaneità con il  mio precedente lavoro Una coppia perfetta –l’amore ai tempi di Grindr” sentivo il bisogno di un ritorno ad una scrittura  come quella del grande romanzo otto-novecentesco  poco praticato dai contemporanei  . Come dice giustamente Luigi Carrino nella prefazione  del libro “la maggior parte degli scrittori italiani non si confronta più col grande romanzo novecentesco, ritenuto a torto obsoleto e lento, fin troppo digressivo ed esageratamente descrittivo”Mi  piace pensare usando una metafora cinematografica, che ho scritto un libro in bianco e nero in pellicola  e quasi muto ( con poche  didascalie).Metafore a parte,  questo lavoro è un mio personale omaggio a Kafka e in particolare alla sua vita lavorativa di assicuratore e visto il personaggio, non poteva  che essere un ritratto  in bianco e nero, come un film di Murnau o Fritz Lang , ma ho aggiunto un elemento disturbante (oltre al Kafkismo di ufficio ) l’elemento del transgenderismo.

E infatti ad un certo punto della narrazione avviene un mutamento, una messa in discussione della propria identità da parte del protagonista che sperimenta una specie di metamorfosi come una moderna Salmace, mito già ripreso da Mario Soldati in una bel racconto del 1929 . Soldati rappresentava una creatura costretta nel fisico di un uomo, ma “nata proprio per diventare una donna” e quindi il mito della metamorfosi era legato in qualche modo all’omosessualità, almeno secondo la concezione che se ne aveva nei primi decenni del Novecento. Nel tuo romanzo invece il personaggio che sperimenta questa trasformazione è un uomo assolutamente eterosessuale. Quindi è il maschio che deve recuperare la sua femminilità?Una forma di transgenderismo un po’ particolare il tuo, alla Mario Mieli. E’ necessario un passaggio di questo genere per ricostruire se stessi e per ritrovare un’armonia col mondo?

Mi ricordo di una frase di Elias Canetti a proposito de la metamorfosi di Kafka (se ricordo bene in L’altro processo ”)dove il protagonista secondo  Canetti si trasforma  in insetto per sfuggire alle maglie del potere patriarcale; sulla scia di questa intuizione io faccio diventare il mio protagonista maschile una donna, o meglio gli faccio lentamente perdere le caratteristiche violente tipiche della cultura patriarcale. Come diceva Mario Mieli  il male dell’occidente e il suo cammino verso il regno della libertà  passa dalla femminilizzazione del maschio occidentale bianco, l’Urcapitalista .Il  protagonista E. (che non ha un nome ma questa è una  cosa che il lettore capisce nel corso della storia  )dovrà fare una lotta pacifica con  se stesso, un’apertura dolorosa  per fare emergere la donna , l’anima junghiana , perchè molto di quella cultura patriarcale risiede nel nostro istinto, nel nostro cervello rettiliano, l’aggressività, lo stupro, l egoismo,  elementi che appartengono alla specie come diceva Freud e non all’individuo. Questa metamorfosi è  un ponte ,Goethiano, verso quella cultura orientale che anzichè dominare il mondo lo accoglie, lo ama, direi quasi lo onora, per realizzare un’ armonia  più ampia con la donna ma in generale con l’altro da sé,  e infine con l ambiente .

E a proposito di cultura orientale so che Tu sei buddista. Quanto ha influito il buddismo in questa visione del mondo?

Il risveglio di cui si parla nel libro (oltre ad una rivelazione che il lettore scoprirà alla fine) è sicuramente anche un  risveglio in senso  buddista, Buddha infatti in sanscrito significa  il Risvegliato.

Nel libro parlo anche di una figura nel buddismo classico che compare nel Capitolo 25 del Sutra del loto  Il Bodhisattva Avalokiteshvara il Percettore dei suoni del mondo che  è l’incarnazione della compassione, un valore universale condiviso dal mondo cristiano e da quello buddhista..Il Buddhismo nel suo pantheon non è generoso  di figure femminili. Tuttavia, nel passaggio dall’India alla Cina, questo bodhisattva – figura maschile – subisce l’influsso del taoismo e in Cina diventa Guanyin, una dea dai tratti femminili. Anche in altri Paesi, come il Giappone, Kannon è rappresentata come figura femminea, dal volto di grande dolcezza.
Per questo motivo, i giapponesi convertiti al Cristianesimo e perseguitati durante il periodo Tokugawa, venerarono la Vergine Maria di nascosto attraverso le immagini di Kannon. Ma anche per i cattolici cinesi Guanyin è diventata modello per rappresentare, la Madonna. 

Quale è il rapporto con il tuo  romanzo precedente, Una coppia perfetta?

Le due scritture  sono differenti anni luce ma c’è  qualcosa che accomuna i due protagonisti del libro ed è l’incapacità di amare e la paura dell’intimità.(elemento tipico di tutta la diaristica kafkiana). In  coppia perfetta questa  anaffettività si manifesta con la ricerca compulsiva di sesso , nel risveglio con  l’isolamento psichico e fisico.Ma per entrambe i protagonisti accadrà  un evento che li porterà ad aprire il loro cuore e sentire l’amore per la prima volta, come una sorta di illuminazione appunto.

Tu sei anche un cineasta. Come passi dalla letteratura al cinema e dal cinema alla letteratura?

Sono due mezzi diversi ma anche con il cinema si scrive, questo lo aveva ben compreso Pasolini che parlava del cinema come di una scrittura del reale.

Ma questo passaggio avviene naturalmente, figlio del  mio bisogno impellente  di esprimermi : con la letteratura è sicuramente più semplice perche costa meno ed è meno filtrata come mezzo, ma il cinema ti da la possibiltà di arrivare a centinaia di migliaia di persone e questo è impagabile per un artista, che ricordo è un essere strano , fragile ma fortissimo,bisognoso di approvazioni continue ,  che  ha bisogno di creare come dell’aria che respira  .

Quali sono i tuoi progetti letterari e cinematografici  futuri?

Ho da poco ultimato  un romanzo un po’ piu romanzo,  piu lungo , con piu storie che si intrecciano  e piu Storia  sullo sfondo, che parte dalla seconda guerra mondiale e arriva ai nostri giorni. Per il cinema  ho tanti progetti di film che aspettano di essere sviluppati primo tra questi l’oramai  leggendario film su Mieli  (che da dieci anni cerco di fare)ma  sono sicuro che piano piano troveranno la loro strada. Sono lento lo so ma dopo aver lavorato anni in tv ho maturato la decisione di esprimermi  come regista solo con progetti che mi danno gioia. Con il mio sceneggiatore Riccardo Pechini stiamo lavorando allo sviluppo di una serie tv ambientato nel mondo delle app per appuntamenti al buio (ispirato al mio romanzo). E infine sto scrivendo per il teatro una piece su Giulietta Masina e Federico Fellini  che si chiamerà ”Processo a Fellini” che debutterà a Gennaio del prossimo anno una sorta di 8 e mezzo meno indulgente e più feroce per il grande cineasta  , dal punto di vista della Masina.

Tu pratichi anche altre forme di espressione artistica, come la poesia, un tipo di poesia particolare, che rimanda ad una visione buddista della vita. Ci spieghi un po’ le caratteristiche di questo percorso poetico?

Per ora la mia produzione poetica è concentrata sul mettere in versi la filosofia buddista , sto completando una Trilogia del dharma che si chiuderà quest’anno con l’ultimo capitolo “Fukyo”(i primi due “la Supplica di Brahma “ e “Gli eroi dei cento mondi” sono usciti nel 2015 e nel 2017 ). E’ un tipo di poesia personale, che ha riferimenti alla mitologia buddista e orientale , per niente legata al tipo di poesia che oggi si scrive e legge in Italia dalla quale , a parte vertici  di bellezza e raffinatezza notevoli come Franco Buffoni e Valerio Magrelli , sono completamente distante se non indifferente.

Francesco Gnerre  saggista e critico  tra le sue opere ricordiamo “L’eroe negato. Omosessualità e letteratura nel Novecento italiano. Baldini e castoldi,  Ha inoltre curato una raccolta di racconti gay: Avventure dell’eros e collaborato al Dictionnaire des cultures gays et lesbiennes, diretto da Didier Eribon. Ha scritto articoli, contributi e brevi saggi per numerosi periodici italiani e stranieri (tra essi si citano Gai Pied, Paese Sera, Libertaria, il manifesto, Sodoma, The Advocate, Liberazione). Nel 2015 Rogas Edizioni pubblica il saggio La biblioteca ritrovata. Percorsi di lettura gay nel mondo contemporaneo, un viaggio nella tradizione culturale e letteraria omosessuale.)

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Biografia Redazione

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