All’Happy Rock finalmente premiata la vincitrice del Contest di Senzalinea

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Si chiama Roberta,ha 27 anni,napoletana doc ma vive a Londra,motivo per cui è riuscita solo ora a vincere il premio del contest “Una foto Senzalinea” che consisteva in una cena offerta dalla Redazione in uno dei locali più longevi di Napoli,l’Happy Rock di Via Bausan.

2016-07-25 20.07.16

Queste le parole della vincitrice:

Mandi una foto ad un contest fotografico e poi lo vinci!Cavolo pensi,la mia foto sarà  la copertina del giornale e non mi sembra poco .Poi ti dicono hai vinto una cena per Due persone!Wow,fico però  io non vivo più  a Napoli sono una delle tante “emigrate” a Londra. Nessun problema,mi rispondono quando vorrai la tua cena ti aspetterà!”

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E finalmente il giorno è  arrivato.Ne abbiamo approfittato per scambiare due chiacchiere con la vincitrice,sopratutto ci incuriosisce se conosceva già il locale,domanda alquanto banale e sopratutto come vive il suo status di “Emigrante” sopratutto ora in pieno Brexit.

All’Happy Rock,ricordo le volte che ci sono stata quando andavo a scuola . Anche se non è passato molto tempo,vedo le cose in modo diverso,però  noto subito l’ambiente,entri,e una calda luce soffusa ti accoglie rendendo il locale molto intimo e accogliente tanto che quasi quasi inizi a parlare sottovoce per non spezzare l’armonia.Una ragazza,dai modi gentili e sempre sorridente ti conduce al tuo tavolo. Il menù poi, è per ogni tipo di palato!

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Noi visto il caldo abbiamo optato per una fresca insalatona piena di gamberetti polpa di granchio mais pomodorini e varie insalatine,il tutto  accompagnato da un0ottima birra alla spina. I gusti e i sapori sono come li ricordavo,come se il questo locale il tempo non fosse passato mai,per un attimo ho dimenticato di Londra,i miei viaggi le mie esperienze e sono tornata ragazzina!

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20 Giugno 2013 e lo ricordo come fosse ieri.Ho sempre avuto paura di volare e ora dovevo farlo da sola. DA SOLA. Completamente sola, e l’ansia era alle stelle. Ricordo che la sera precedente non avevo chiuso occhio, mi ripassavo mentalmente ogni cosa che avevo infilato in borsa. Mi ero portata di tutto, tant’è che ricordo mia madre che mi fece presente che stavo andando in Inghilterra, non in un paese del terzo mondo. Ma quando uno è abituato a determinate cose, difficile lasciarle a casa!Non avevo mai parlato inglese in vita mia, seppur l’avessi studiato a scuola. La prima chiacchierata l’ho fatta con un tassista pakistano, mi son sentita dire “Il tuo inglese è migliore del mio”, ricordo che persino il tono della mia voce era diverso quando parlavo in inglese, più impostato. Sono passati tre anni d’allora e sembra ieri davvero.Sono arrivata da sola, ma nel corso degli anni ho incontrato un sacco di gente, sopratutto Italiani, venuti a Londra per motivi simili ai miei.Ricordo che inizialmente non uscivo mai, ho passato i primi 4/6 mesi solo a lavorare e a guardarmi intorno nei luoghi in cui ho vissuto. Inizialmente ero a Kingston Upon Thames, un paesino in zona 6 ad una mezz’ora di treno da Waterloo, Cittadina universitaria, piena di famiglie (Italiane e non).In seguito mi sono spostata a Battersea, proprio di fronte alla famosa Power Station (Vedi Album ANIMALS dei Pink Floyd), da lì è cominciata davvero la mia vita, amicizie, amori, lavoro, e sono entrata nella routine londinese.Infine, mi sono ritrovata a lavorare, prima come Nanny e poi come Cameriera, in una delle zone più ricche di Londra, Fulham.Gli italiani a Londra sono ovunque, dal Pub sotto casa, al ristorante stellato e sono sicura che ognuno di loro si è fatto le ossa per essere dove è. Ho avuto a che fare con concittadini, gente del sud e gente del nord ed ho capito una cosa fondamentale, a Londra non sei “terrone” o “polentone”, a Londra sei Italiano. Una delle mie più grandi amiche a Londra è di Milano ed usiamo quei “vezzeggiativi”, solo per prenderci in giro.Ho anche notato che, la gente che proviene dai piccoli centri dell’Italia, quelli chiusi, piccoli e in posti sperduti, fa più fatica ad ambientarsi a Londra, grande e caotica, ma una volta presa la mano e conosciuta meglio la città, si rendono conto che a quella città loro appartengono, come fosse casa loro.Io l’ho sempre detto; Londra o la si ama o la si odia. Se nei primi due, tre mesi, non ti senti parte integrante della frenesia, delle corse in metro, del caos, della vivacità e dei colori di questa città, non fa per te. Ma bisogna sempre concederle una possibilità.Come il clima; se non si è abituati ad un inverno rigido e freddo, Londra è odiosa. Io vengo da Napoli, dove l’inverno è freddo, ma non come quello londinese eppure . ci si fa l’abitudine. Una vota che si capisce come combatterlo, si esce in tutti i modi. Londra ti mette in crisi spesso, perché non so se sono io, ma casa è casa, e non parlo dei comfort di avere la mamma che ti mette il piatto a tavola quando hai fame o della lavatrice fatta; parlo degli odori, dei sapori della frutta (che spesso mancano in quel di Londra), i rumori anche quelli molesti della propria città, il cielo azzurro,il mare!Dopo tre anni (quasi quattro) vissuti in una metropoli come quella, sono sicura che se tornassi indietro rifarei tutto esattamente allo stesso modo. Un’esperienza che, seppur fatta a 24 anni, mi ha cambiato totalmente la vita. Mi sono sentita padrona di me stessa, sono maturata e cresciuta, so cosa vuol dire vivere da soli, pagarsi le bollette, fare fatica ad arrivare a fine mese, spendere i propri soldi con soddisfazione, per qualsiasi cavolata tu voglia, senza dover chiedere niente a nessuno.Tutte cose,forse,che se fossi rimasta a Napoli,purtroppo non avrei potuto fare!

Ci congratuliamo di nuovo con Roberta per la sua foto,che troneggia nella nostra pagina facebook,un velo di nostalgia leggiamo nei suoi occhi,a breve tornerà di nuovo a Londra,la sua “vacanza” napoletana è terminata!

RobertaMiele

 

 

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