Bohemian Rhapsody; l’opera dietro l’Oscar

And the winner is…Rami Malek.
E’ incontenibile l’ovazione e la commozione di tutti noi, appassionati che, dinanzi ai televisori o connessi sui cellulari, non aspettavamo altro che questo annuncio; il giovane attore americano vince il Premio Oscar come “Miglior Attore” nei panni di uno tra i più grandi personaggi della storia contemporanea; l’immortale Freddie Mercury, leader indiscusso degli altrettanto immortali Queen. Il film, al di fuori del già citato Oscar a Malek porta a casa anche il premio per il Miglior Montaggio, per il Miglior Sonoro e per (lo so, sembra strano) il Miglior Montaggio Sonoro. Tutti premi onorevolissimi e a dir poco meritatissimi dato il risultato finale, anche se qualche domanda, ad alcuni di noi, è sorta. Molti, soprattutto i giovani, hanno visto il film, tanti altri conoscono i brani più famosi ma quanti conoscono l’album che ha ospitato uno tra i brani più rappresentativi della musica Rock? Oggi, quindi, andiamo a scoprire nel dettaglio cosa si cela dietro il disco contenente il brano di Bohemian Rhapsody.

Stiamo parlando del 1975 e il titolo dell’album in questione è: “A Night at the Opera“. Il genere musicale, nonostante fossero già stati pubblicati 3 album (Queen, Queen II, Sheer heart attack) non si è ancora eccessivamente evoluto, aggiungendo all’ormai nota e consolidata base rock solo una venatura di progressive. E’ considerato, dalla maggior parte dei fan e dei critici, la massima espressione musicale della band anche se, ovviamente, ad ognuno può piacere un qualcosa di diverso. E’ sicuramente la prima “vera” apertura al mondo lirico da parte della band, anche se non è mai stato fatto mistero delle passioni del front-man per il genere in questione. E’ un disco scritto e composto a 8 mani, nel senso che vede la partecipazione di ogni singolo elemento sia alla fase di scrittura che di composizione; esiste insomma almeno un brano che sia riconducibile ad un membro della band. Tra i pezzi “fondamentali” possiamo annoverare: “Love of my life“, “God Save the Queen” (rivisitazione in chiave rock dell’inno nazionale Inglese – che la band userà come brano di chiusura in ogni concerto) e “You’re my best friend“. All’interno del film (di cui eviteremo di parlare per ovvi motivi) in merito a questo disco ci sono delle parti interessanti anche se effettivamente sono solo marginali, ecco perché credo sia il caso di dedicarcisi più attentamente.

Uno degli errori che spesso commettiamo è quello di millantare la conoscenza di una determinata situazione anche solo se in realtà, di suddetta, sappiamo poco; ecco cosa mi sembra stia accadendo a questo film. Forse uno dei pochi lati negativi, a parte i salti temporali imprecisi ma doverosi (se no il film sarebbe durato 4 ore c.ca) è proprio questo; non si è dato spazio sufficiente al disco che ha poi permesso alla band di divenire “immortale”. Attenzione: all’epoca già si faceva un gran parlare dei Queen, non erano degli sconosciuti ma…l’arrivo, la nascita, la definitiva affermazione di questa componente musicale ha fatto sì che per i nostri la strada iniziasse ad essere in discesa. Sicuramente Bohemian Rhapsody è tra le maggiori canzoni mai composte dalla band…ma finché potesse funzionare ha avuto bisogno di un intero album a farle da supporto. Che i giovani cerchino questo disco, che lo ascoltino per intero; che si lascino ammaliare dai vari incisi a 4 voci o dalle curiose linee di basso o dagli sferzanti assoli di chitarra…i Queen sono sì grandi…ma non solo per quella ventina di hit sulla bocca di tutti; se andate alla ricerca troverete brani di cui nessuno parla quasi mai ma che vale davvero la pena ascoltare e fare propri.

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Biografia Giuseppe Improta

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