COVID-19: QUALE FUTURO CI ASPETTA?

Si ritorna prepotentemente a parlare di COVID-19, anche se in realtà tale discussione non si era mai interrotta in questi lunghi mesi. Attualmente, a causa dell’aumento dei contagi, rientra nuovamente la paura nelle nostre case, forse una paura diversa, il virus di per sé ci spaventa meno, paradossalmente ciò che più terrorizza la popolazione è la possibilità di una nuova chiusura e di una quarantena forzata. Nei mesi di giugno, grazie alla riduzione dei contagi, abbiamo tutti allentato la presa, pensando che questa ondata di terrore fosse terminata, ma oggi scopriamo che non è assolutamente così e che ci troviamo nuovamente a combattere contro un nemico che forse conosciamo un po’ meglio.

Purtroppo dobbiamo rassegnarci all’idea che il SARS-CoV-2 è entrato nel nostro mondo e che dovrà quindi convivere con noi, ma se questo è vero risulterebbe impossibile per la nostra società andare avanti con il rischio continuo di chiusura e di isolamento, quindi la domanda che molti di noi si pongono è: come andremo avanti in futuro?

Per rispondere a tale domanda facciamo una piccola premessa, dobbiamo distinguere tre tipologie di pazienti che muoiono a causa del SARS-CoV2.

  • Pazienti deceduti di SARS-CoV-2: sono quei pazienti che si infettano con il virus SARS-CoV-2 e che muoiono per le complicazioni ad esso correlate (ad esempio polmonite da COVID-19).
  • Pazienti deceduti con SARS-CoV-2: sono quei pazienti che muoiono per altre cause, ma che presentano positività alla ricerca del virus SARS-CoV-2
  • Pazienti deceduti per SARS-CoV-2: sono quei pazienti che presentano altre malattie acute e che sono negative alla ricerca del virus SARS-CoV-2, ma che per problematiche sanitarie correlate alla pandemia COVID-19 non possono accedere nei tempi necessari alle cure adatte.

Quest’ultima categoria è una di quelle più preoccupanti, un esempio pratico può essere quello di una paziente con infarto miocardico, che non riesce a ricevere assistenza immediata dal sistema di emergenza territoriale, magari poiché tutte le ambulanze sono impegnate per altre urgenze o poiché il pronto soccorso di zona risulta momentaneamente inaccessibile per sospetta contaminazione da SARS-CoV-2. È da mettere in chiaro che un codice rosso (come ad esempio un infarto) ha priorità assoluta e l’assistenza deve essere in ogni caso garantita dal più vicino pronto soccorso. Un altro esempio può essere quello di un paziente con dolore toracico che spaventato dalla possibilità di infettarsi, non si rivolga alla struttura sanitaria per gli accertamenti e le cure necessarie.

In questi giorni ci stiamo preparando ad un pessimo periodo, poiché con l’arrivo dell’influenza stagionale i casi sospetti di infezione SARS-CoV-2 aumenteranno drammaticamente e probabilmente ingolferanno tutti i pronto soccorso. Purtroppo ogni febbre è sospetta sino a quando non si ha l’esito del tampone per ricerca SARS-CoV-2.

Convivere con questo nuovo virus sarà dura, la speranza è che questa lotta duri il più breve tempo possibile; se andiamo a scavare nel nostro passato non è la prima volta che affrontiamo tale battaglia e riguardando la storia potremmo apprendere qualche insegnamento per il nostro futuro. Nel ventesimo secolo si sono verificate tre pandemie influenzali: nel 1918 (la Spagnola), 1957 (Asiatica) e 1968 (Hong Kong).

Tra il 1918 e il 1919 a causa della Spagnola, si stima che un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione. La malattia fu particolarmente grave, con una letalità maggiore del 2,5%, e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni (per COVID-19 sono stimate circa 1 milione di morti ad inizi ottobre 2020). Dopo la pandemia del 1918, l’influenza ritornò al suo andamento abituale per tutti gli anni trenta, quaranta e cinquanta, fino al 1957, quando si sviluppò la nuova pandemia l’Asiatica. Le pandemie di questa portata, sono in genere dovute a nuove forme virali sconosciute al sistema immunitario umano e per tale ragione presentano un’alta contagiosità e mortalità.

Chiaramente non possiamo paragonare le due condizioni, ormai è passato un secolo dall’influenza Spagnola e la medicina ha compiuto passi da gigante nell’individuare precocemente l’infezione, nell’isolamento e nel trattamento delle complicanze.

La storia ci insegna che a causa del naturale andamento del virus e soprattutto grazie a tutte le manovre attuate supereremo anche questa crisi, l’obbiettivo però e riuscirci nel modo migliore possibile. Per fare questo però è necessaria la collaborazione di tutti, anche se le restrizioni possono sembrarci talvolta assurde sono purtroppo fondamentali per la salute comune. Oggi è fondamentale ridurre i casi febbrili (Influenza stagionale o legata al COVID-19) per non ingolfare gli ospedali e poter garantire l’assistenza, in primo luogo, dei pazienti più fragili e di quelli che necessitino di cure urgenti.

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Biografia Luca Fontanella

Luca Fontanella
Sportivo e dinamico, da sempre la sua passione è la medicina e lo dimostra con la dedizione e serietà che mostre nel suo lavoro con oltre trenta pubblicazioni scientifiche e più di quaranta partecipazioni come relatore a convegni scientifici nazionali e internazionali. Attualmente è Dirigente di Primo Livello, Reparto di Medicina Interna, al Fatebenefratelli di Napoli

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