DAMON GALGUT VINCE IL BOOKER PRIZE

Il Booker Prize, precedentemente noto come Man Booker Prize for Fiction, è un premio letterario istituito nel 1968 e assegnato ogni anno al miglior romanzo scritto in inglese e pubblicato nel Regno Unito e, dal 2018, nella Repubblica d’Irlanda.

Al vincitore del Booker Prize sono generalmente assicurati fama e successo internazionale, e per questo motivo il premio è di grande importanza per il mercato dei libri. È un segno di distinzione per gli scrittori venir nominati nella rosa dei finalisti.

Quest’anno il prestigioso premio va al sudafricano Damon Galgut, romanziere e autore teatrale 59enne. Galgut – già candidato al Booker nel 2003 e nel 2010, quando fu inserito nella shortlist ma senza riuscire ad arrivare alla vittoria – è stato premiato per il romanzo “La Promessa”. Figlio della borghesia bianca di Pretoria, nato in una famiglia di origini europee, ha alle spalle una lunga carriera iniziata giovanissimo e racconta d’aver maturato l’idea di scrivere fin da bambino, durante la convalescenza per la cura di un cancro diagnosticatogli a soli 6 anni.
“E’ stato un lungo cammino arrivare qui”,
ha commentato dopo l’annuncio, “e ora che ci sono avverto che non dovrei esserci”.
“Questo premio sarebbe potuto andare facilmente a uno degli altri formidabili autori di talento candidati o a qualcuno che non era nella shortlist”
, si è schermito Galgut, non senza sottolineare comunque come questo – dal Nobel per la letteratura al tanzaniano Abdulrazak Gurnah, al Goncourt francese assegnato oggi stesso al senegalese Mohamed Mbougar Sarr – “sia stato un grande anno per la narrativa africana… per lo straordinario continente di cui faccio parte”. Un continente che ha invitato ad “ascoltare di più, perché ha molto altro da dare”

Per conoscere meglio quest’autore, ecco alcune sue opere:

 

La promessa

Una saga familiare moderna che poteva arrivare solo dal Sudafrica, scritta in splendida prosa dall’autore vincitore del Booker Prize, Damon Galgut. Perseguitati da una promessa non mantenuta, dopo la morte della madre i membri della famiglia Swart si perdono di vista. Alla deriva, le vite dei tre figli della donna procedono separatamente lungo le acque inesplorate del Sudafrica: Anton, il ragazzo d’oro amareggiato dal potenziale inespresso che è la sua vita; Astrid, il cui potere sta nella bellezza; e la più giovane, Amor, la cui vita è plasmata da un nebuloso senso di colpa. Ritrovandosi per quattro funerali nel corso di tre decenni, la famiglia in declino rispecchia l’atmosfera del paese: un’atmosfera di risentimento, rinnovamento e infine di speranza.

 

Il buon dottore

Un avamposto in Sudafrica, un fatiscente centro ospedaliero, una terra desolata oppressa dalla miseria e dalle violenze di bande di ex miliziani in cerca di potere. In questo scenario si muovono due medici, amici nonostante le opposte visioni del mondo: uno, quarantenne, disincantato, insensibile e vile; l’altro, giovane, idealista, pieno di entusiasmo. Il giovane dottore riesce a infondere vigore nello staff, mentre nuove facce e vecchie conoscenze si aggirano nel piccolo centro, rinfocolando odi sopiti. I due medici vengono coinvolti negli eventi, in un clima di attesa dominato da un senso di minaccia e dalla fine prossima. E in un mondo dove il passato reclama un risarcimento nel presente, non c’è spazio per il sano moralismo del giovane dottore.

 

L’impostore

Non è facile cambiare vita intorno ai quarant’nni, ma Adam Napier ha deciso di provarci. E in fondo non ha molta scelta. La sua crisi è evidente, il fallimento pure. Dopo aver perso improvvisamente il lavoro e – per via dell’impossibilità di pagare le rate alla banca – anche la casa di Johannesburg, si ritrova prima a Città del Capo, ospite irrequieto e depresso del fratello Gavin, e poi in un paesino del Karoo, all’incirca a otto ore di strada dalla capitale, con l’intenzione di ritirarsi dal mondo per mettere a frutto il suo inattuale talento poetico. Gli eventi tuttavia prendono subito una stranissima piega, e non solo perché “le poesie non pagano l’affitto”. La sua nuova dimora, prestatagli da Gavin, è lontana dall’abitato, all’interno cade a pezzi e all’esterno è assediata da una giungla di erbacce. In casa si avvertono strane presenze, per non parlare dell’unico vicino, che scappa a nascondersi appena vede qualcuno. La solitudine si fa sentire. E il paese, popolato di inconsapevoli morti viventi, non sembra promettere di meglio. Almeno fino al giorno in cui Adam incontra, proprio lì, un vecchio compagno di scuola che ha una bellissima moglie dalla pelle nera. Comincia allora, sotto il velo dell’amicizia, un morboso gioco di destini incrociati in cui le identità dei protagonisti sfuggono agli usuali contorni e si fanno reciprocamente minacciose.

In una stanza sconosciuta

In questo nuovo romanzo dello scrittore sudafricano Damon Galgut, un giovane viaggiatore solitario attraversa l’Africa occidentale, la Svizzera, la Grecia e l’India. Senza cognizione precisa di cosa stia cercando e riluttante all’idea di tornare a casa, segue i sentieri dei viaggiatori che incontra sul suo cammino. Trattato da amante, accompagnatore, guardiano, ogni nuovo incontro – con uno straniero enigmatico, un gruppo di indolenti vagabondi, una donna sul baratro – lo porta a confrontarsi sempre più a fondo con la sua identità. Attraversando lande pacifiche e frenetici incroci di confini, ogni nuova direzione è permeata di profondi lutti mentre il protagonista viene sospinto verso una tragica conclusione. In una stanza sconosciuta è un romanzo brillante e di grande stile, pieno di rabbia e compassione, di un desiderio nostalgico e combattuto, e di un’intensa e bellissima evocazione della vita on the road.

 

Estate artica

Estate artica è la storia romanzata di uno dei maggiori scrittori britannici, E.M. Forster, l’autore di capolavori quali Passaggio in India, Maurice, Camera con vista. Forster, omosessuale in un’Inghilterra puritana, tentò per tutta la vita di sfuggire all’opprimente ambiente della provincia inglese e fu un grandissimo viaggiatore. I suoi viaggi non furono solo la scoperta di posti esotici, dove immergersi in stili di vita opposti a quelli occidentali e dove verificare l’ingiustizia sprezzante con cui l’Impero britannico trattava le proprie colonie, ma furono ancora di più la ricerca di passioni amorose, di affinità elettive con uomini di altre razze e culture, che Forster sentiva più vicini al proprio animo e al proprio desiderio. Questo romanzo parla di differenze, di distanze, e di ponti gettati sugli abissi al fine di colmarle: c’è la distanza fra inglesi e indiani, dominatori e dominati, con le questioni politiche ed etiche che solleva; una distanza che si riverbera anche nelle relazioni affettive tra uomini nati su sponde diverse della vita e della società. Ci sono le difficoltà legate all’essere omosessuali nella società inglese in un’epoca come l’inizio del Novecento, con il segreto a cui si era costretti, la pressione del conformismo sociale e il conseguente senso di disperata solitudine, reso dall’autore con grande forza drammatica.

 

 

 

 

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Biografia Cristiana Abbate

Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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