David LaChapelle al Maschio Angioino

C’è tempo fino al 6 marzo 2022 per visitare la mostra di David LaChapelle al Maschio Angioino. Prodotta da Next Exhibition e curata da Vittoria Mainoldi e Mario Martin Pareja, la retrospettiva permette di  ripercorrere le tappe cruciali dell’itinerario estetico dell’artista statunitense. Sono circa 40 le opere esposte tra inediti, anteprime e capolavori iconici prodotti dagli anni ’80 in poi.

In quel periodo, David LaChapelle è un adolescente trapiantato a New York. Ha abbandonato prematuramente la scuola superiore e lavora come cameriere presso lo Studio 54. È proprio lì, nel tempio delle notti di Broadway, che Andy Warhol lo nota e gli affida il primo incarico da professionista. Durante la realizzazione del lavoro fotografico per Interview Magazine, Andy Warhol gli dice: “Fai quello che vuoi, basta che [le fotografie] vengano bene”. Il risultato è brillante.

I colleghi cominciano a imitare le sue creazioni e si moltiplicano le proposte di collaborazione da parte di riviste importanti come Vanity Fair e Rolling Stones. LaChapelle ricorre raramente al digitale, preferisce metodi manuali e analogici: “È molto più divertente, se si vuole fotografare una ragazza seduta su un fungo, fare il fungo e farcela sedere sopra, che farlo al computer.” A quel tempo, l’artista pigmenta a mano i negativi fotografici, alcuni sono oggi esposti nella cappella Palatina del Maschio Angioino. Questa tecnica gli consente di ottenere effetti cromatici sorprendenti che restano ancora oggi il suo marchio di fabbrica. I colori ipersaturi e i contrasti esasperati generano l’effetto di un surrealismo onirico: “la gente – afferma LaChapelle – dice che le fotografie non mentono, le mie lo fanno”.

Artista pop e poliedrico, David LaChapelle riesce a creare un universo sotteso tra kitsch ed erotismo. Le sue immagini traggono ispirazione dal porno-chic e dall’arte rinascimentale. Da questo connubio improbabile nascono opere come “The Rape of Africa”, un “tributo a Venere e Marte di Botticelli” in cui Naomi Campbell è Venere, dea dell’amore, e rappresenta l’oggettivazione delle donne africane da parte della cultura occidentale, mentre le loro case e i loro paesi vengono distrutti.

LaChapelle fotografa le celebrità di tutto il mondo: Madonna, Leonardo di Caprio, Rihanna, Britney Spears, Pamela Anderson, Paris Hilton, Cher, Elizabeth Taylor, Uma Thurman e tantissimi altri ancora. Ricordiamo un Tupac nudo coperto strategicamente da un pezzo di tessuto in seta e una LadyGaga ornata da bolle rosa. Indimenticabile è il pianto maniacale di Hillary Clinton.

Nel 2006, LaChapelle visita la cappella Sistina: è l’anno della svolta artistica e spirituale. Testimone di quell’esperienza è il quadro “The Deluge”, ispirata dal Diluvio Universale di Michelangelo. LaChapelle lascia la vita mondana e frenetica di NewYork per trasferirsi in un paesino delle Hawaii. Chiude la porta dell’appartamento della Grande Mela e s’immerge nel verde della Contea di Maui vivendo in una casa costruita con materiali riciclati e alimentata a energia solare. Non lavora più per sponsorizzare prodotti legati all’industria della moda, lascia la sua carriera di fotografo per riviste e si dedica unicamente ai processi di creazione artistica: “Mi sono fermato perché non avevo più niente da dire sulla moda. Vivevo in un paradosso: ero consapevole che la felicità non viene dal comprare un paio di scarpe in più o una borsa nuova, eppure è quello che dicevano le riviste. Così, anche se ero al top, ho seguito il mio istinto e me ne sono andato. Ho deciso di fare il contadino”.

David LaChappelle  sublima le contraddizioni, riesce a mettere insieme kitsch e rinascimento, ad associare temi fondamentali, come quelli legati alla creazione dell’universo, al mondo delle star. Ultima testimonianza di questa metafisica del jetset è la locandina della serie The Ferragnez.

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Biografia Francesca Musto

Addottorata in logica e metafisica alla Normale di Parigi, traduco la mia meraviglia per il mondo in prodotti editoriali. Credo che la parola e il pensiero siano strumenti privilegiati per comprendere la realtà e che il cinema sia una porta su universi paralleli.

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