“DI SCHIENA. JEANNE HEBUTERNE SENZA MODIGLIANI” DI ANNA BURGIO. RECENSIONE

 

 

Trama: Nata nel 1898, Jeanne Hébuterne fu una pittrice francese, conosciuta soprattutto per essere stata l’ultima compagna di Amedeo Modigliani e per averne condiviso la tragedia: quando l’artista livornese morì di meningite tubercolare, nel 1920, Jeanne – che era al nono mese di gravidanza – si uccise lanciandosi dal quinto piano. Il poco che si trova sulla vita di questa valente pittrice s’incentra sul suo amore devoto e disperato.
Sulla vita di Jeanne Hébuterne, donna con una personalità ancora in formazione, considerato che al momento della morte aveva soltanto 21 anni, poco o nulla è stato scritto. Sembra quasi che la sua vita, separata da quella di Modì, non esista, sia solo un racconto ormai sbiadito nel tempo. Jeanne lascia la vita di schiena, così come l’ha vissuta.

Città del Sole Edizioni

 

Recensione: Chi era Jeanne Hébuterne? Chi ha visitato la tomba di Amedeo Modigliani al cimitero di Père Lachaise a Parigi, può aver letto il suo nome, perché è lì che riposa, accanto al suo amatissimo Modì.

Anna Burgio ha voluto ritrarre, utilizzando carta e penna, la donna che ha vissuto una travagliatissima storia d’amore con uno degli artisti italiani più importanti nel mondo, documentandosi, estrapolando notizie da libri, interviste e testimonianze con il risultato di un lavoro appassionato ed appassionante. La scrittrice, ovviamente, ha romanzato il tutto e sottolineato che è una sua personale ricostruzione. Un lavoro scrupoloso che conduce il lettore non solo a scoprire una donna che spesso è rimasta nell’ombra e rivelata in molti dipinti di Modigliani, ma anche Modigliani stesso.

Ma perché proprio Jeanne? Perché all’autrice è bastata una canzone di Capossela per incuriosirla. La canzone è “Modì” e Vinicio fa raccontare direttamente a Jeanne gli ultimi istanti della sua storia con Modigliani.

Anche Jeannette era una pittrice e così che ha incontrato Amedeo, frequentando gli stessi posti e le stesse persone. Lei, completamente travolta da un personaggio complicato, incline all’alcool, squattrinato, malato di tubercolosi e fortemente donnaiolo, ma è stata l’unica a restargli vicino fino alla sua tragica fine. La morte del pittore ha annullato qualsiasi volontà di Jeanne e sebbene fosse prossima al secondo parto preferisce uscire dalla scena, lanciandosi nel vuoto, di schiena, forse per proteggere il frutto del loro amore o per non vedere la sua fine.

Il rapporto tra i due non è stato idilliaco: c’era la fame, la malattia di Amedeo, i tradimenti, le botte e gli insulti, ma la coppia era legata da un qualcosa di ultraterreno. Modigliani aveva concepito figli anche con altre donne, ma riconosceva solo Jeanne come madre.

La vita sregolata era all’ordine del giorno per i bohémiens, il loro romanticismo li portava a bruciare l’esistenza, vivere tutto senza freni, consumarla arrivando all’osso e continuare a rosicchiarla sino a che non ne rimaneva più nulla.

Jeannette era un barlume di normalità per Modì, sebbene lui la rimproverasse di non avere gran doti di madre, lui che come esempio aveva la sua, donna amatissima e presente. Una cosa però, la Hébuterne, non riesce a superare: il costante senso di fallimento di non essere riuscita a portare il suo amato sulla retta via.

Lascia molto da pensare l’ultima frase pronunciata da Amedeo sul letto di morte :“Ho baciato mia moglie, ci siamo intesi per una felicità eterna”. Che tra i due ci fosse un accordo? La dipartita dell’uno avrebbe portato anche a quella dell’altra? Chi può dirlo…

 

Anna Burgio, siciliana di Porto Empedocle, dopo una lunga permanenza in Calabria si è stabilita in provincia di Agrigento, dove lavora come funzionario del Ministero della Giustizia.
Nel 2007 ha pubblicato, per Città del Sole Edizioni di Reggio Calabria, “Serafina”, romanzo biografico ambientato nella Sicilia della prima metà del Novecento. Il libro ha visto una seconda edizione nel 2011.
Del 2013 è “Dove mi porti?”, edito da Armando Siciliano Editore, raccolta di quindici racconti aventi come denominatore comune il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza.
Due suoi racconti sono stati premiati in concorsi letterari e pubblicati nelle relative antologie: “Il seno ferito, storia di un cancro quasi buono”, racconto lungo che ha vinto il primo premio del concorso nazionale “Donna sopra le righe”, 2011;
“Plancton”, classificatosi al secondo posto nel concorso “Il tuo racconto per Malgrado tutto”, 2013.
Fa parte dell’organizzazione del concorso letterario “Kaos” e dell’omonimo Festival dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana.

 

 

 

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Biografia Cristiana Abbate

Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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