DIS-parità di genere

La Festa della Repubblica ha riaperto un dibattito vivace sul ruolo delle donne al potere, anche alla luce della gestione dell’emergenza covid durante la quale la rappresentanza al femminile nei tanto famigerati comitati scientifici che hanno deciso su tutto, tanto più sulle enormi restrizioni alle nostre essenziali libertà, è stata, piuttosto, esigua e marginale.

Con la riduzione del numero dei contagi e l’avvio della Fase 2 in tutta Italia, i salotti si sono arricchiti, di nuovo, dei più svariati argomenti nell’impressione di una normalità che stenta a decollare.

Parità di genere – questa la coppia di parole più discussa della settimana – sospinta dalla memoria, rievocata nella giornata del 2 giugno,  delle donne Costituenti che hanno contribuito, con le loro scelte e la loro determinazione, a scrivere le parole  solenni negli articoli della Costituzione che hanno consacrato i diritti fondamentali di libertà e uguaglianza di cui tutti godiamo nonché a dare il volto democratico che oggi  l’Italia ha.

Parità di genere può, però, a mio avviso, riempirsi di significato reale non solo se le donne ricoprono ruoli al potere “in percentuale”, ma se si realizza una rivoluzione del modo di pensare la donna nella società in termini di valorizzazione delle sue virtù e delle sue competenze e conoscenze. Le quote rosa sembrano sempre più un contentino piuttosto che il riconoscimento del ruolo e dell’importanza del punto di vista al femminile anche nei luoghi strategici del potere, non solo temporale ma anche spirituale – si diceva una volta.

Se la Parità tra uomo e donna significa che l’uomo svuota la lavastoviglie e la donna dirige un’azienda…siamo davvero ancora troppo lontani e la parità si sveste del suo valore nobile e diviene una parola completamente vuota di qualsiasi significato.

Importante è l’intercambiabilità’ dei ruoli, la condivisione delle scelte e di un determinato cammino. Le donne fanno fatica a stare al potere anche perché spesso sono sole e non sono sostenute, non che questo sia dovuto ma è necessario. Quale uomo al potere non è accompagnato da una donna che ne sia all’altezza e che viva nella sua ombra, delicata e rispettata, nonché rispettosa? Questo non vuol dire avere un fantasma da plasmare ma un appoggio su cui contare, questo sì, nonostante le qualità indiscutibili e la marcia in più che le donne sanno avere quando assumono decisioni e siedono scranni importanti. Malgrado ciò, oggi non ci sono molti uomini, disposti a tanto ed in grado di svolgere la parte di silenziosa e defilata spalla per le donne, se non per alcune ristrettissime eccezioni come the Queen Elisabeth, che si distingue, nonostante la sua non più tenera età, per volizione e determinazione, nonché caparbietà e carattere da vendere. Ma per Lei che è Regina è tutto più semplice!

L’assenza di una veste definita e di una precisa collocazione nella scala gerarchica del potere – basti pensare agli stipendi pour femme sempre più bassi ancora ora nonostante uguaglianze di incarichi e posizioni, nonché pari responsabilità – rende per le donne più difficile affermarsi, ovunque, nella società, occupando poltrone strategiche e prestigiose dall’imprenditoria all’editoria, dalla cultura alle baronie nell’università, dalla dirigenza nelle Pubbliche Amministrazioni alle scrivanie di legno pregiato del management aziendale, dal mondo dello sport al paradosso della direzione delle brigate di cucina dei ristoranti, dominate, ormai, da soli chef uomini, incattiviti e superbi che hanno una colpa capitale, quella di avere, completamente, defenestrato le “Sora Lella” e le mitiche nonne della cucina italiana.

Ci riempiamo la bocca e le orecchie di quote rosa e di diritti rosa, quando le donne, che hanno avuto il coraggio di osare, vivono spesso col rischio di perdere tutto quello che hanno, di essere giudicate per il raggiungimento di certi centri di potere con decrepite illazioni dai peggiori bar di provincia, in spregio a qualsivoglia idea di dignità e, talvolta, convivendo col senso di colpa per la scelta fatta, quando si ritrovano a fare i conti con la propria esistenza e con l’aver perso significativi pezzi di vita per strada.

In questo periodo di covid, le violenze domestiche sono aumentate del 70%, segno che la parità di genere è ancora solo un sogno e un ideale ma che nella realtà quotidiana è lungi dall’essere riconosciuta, stentando a divenire un timbro, un marchio, un tatuaggio da imprimere nella mente e sulla pelle degli uomini vili, fanatici ed egocentrici.

Questa la violenza fisica! Senza considerare le innumerevoli piccole grandi forme di violenze “verbali” che le donne subiscono quotidianamente che lacerano dentro pian piano e ne indeboliscono le forze e la  personalità, svilendo capacità, potenzialità e fiducia in se stesse.

E si è scherzato molto sulle donne in smart working con la doppia anima di lavoratrici e casalinghe, quindi doppiamente insopportabili e oggetto di derisione, il che  ci sta nei cliché tradizionali (alcuni davvero terribili perché credibili) ma rivela quanto lontana sia ancora l’idea della donna riscattata dall’idea della casa e dalle sue radicate sabbie mobili di mamma e donna al servizio di tutti.

L’intercambiabilità’ dei ruoli, il rispetto e la condivisione, anche sofferta, delle scelte dell’altro, la rinuncia ad un primato assoluto in cambio del riscatto e dell’affermazione della propria compagna sono concetti ancora troppo rivoluzionari per essere sentiti davvero e concretamente messi in atto. Ecco perché le donne ai posti di comando sono ancora troppo poche (quelle che vi sono servono da appannaggio alla pioggia di critiche che ne verrebbero se la quota rosa non venisse rispettata) e, spesso, lamentano o, meglio, vivono la solitudine e l’incomprensione dei propri compagni e, persino, dei propri figli che, benché trentenni, rinfacciano un’infanzia convissuta in compagnia della baby-sitter di turno anziché con la propria madre, come nel ricordo dei momenti tragici del morbillo o della varicella o di una sfortunata indimenticabile puntura d’ape  ovvero donne che hanno deciso di vivere la propria vita di successi e la propria carriera in totale e consapevole isolamento da affetti e contaminazioni relazionali, prendendosi il meglio e il peggio che l’essere sole comporta.

Basterebbe che la Parità di genere si traducesse nella vera libertà di scegliere, non condizionata da pesanti macigni di responsabilità e di minacce di solitudine nel decidere di percorrere una data strada fatta  di successo e, perché no, anche di ambizione.

Basterebbe coniugare l’intelligenza e la sensibilità…non c’è bisogno perché ciò avvenga che l’uomo si ‘femminizzi’ e la donna si ‘mascolinizzi’. Questa non è parità di genere ma una sua distorsione seppure per la donna sia una difesa.

Basterebbe, dunque, un’intelligenza sensibile o una sensibilità intelligente perché ciascuno abbia le opportunità che merita e giochi le carte della sua vita al meglio delle sue potenzialità senza che sul piatto della bilancia pesi la responsabilità morale di aver lasciato qualcuno indietro che sia un marito, un fidanzato o i propri figli.

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Biografia Fabiana Sergiacomo

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.

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