Il prodigio di Keith Flint

F**k ‘em and their law

Una sana espressione di rifiuto verso tutto quello che veniva rappresentato come “il giusto” in quel tempo, perché la musica è anche questo; la musica è anche il motore che da il via ad una rivoluzione. Se ci pensiamo ad ogni gesto o azione possiamo ricondurre una canzone e, quando penso a questo artista, il mio primo pensiero è proprio questo: F**k ‘em and their law. Col cuore triste oggi salutiamo Keith Flint, voce e leader dei Prodigy.


Erano gli anni ’90 (non molto tempo fa) e la musica era in una fase di composizione davvero ispirata, basti pensare a tutto quello che negli anni stava accadendo (iniziava la guerra del Golfo, cadeva il muro di Berlino, iniziava la guerra in Jugoslavia, Bill Clinton diventa Presidente degli Sati Uniti D’America battendo George  H.W. Bush); erano i tempi dei primi party illegali, i cosiddetti “rave” e a quella corrente si deve l’unione di tre ragazzi inglesi, spinti proprio dalla voglia di creare musica da poter proporre in questi momenti di aggregazione “libera”. Parliamo di Liam Howlett, Keith Flint e Leeroy Thornill (a cui si aggiungerà successivamente MC Maxim) tre ragazzi con la passione per la musica elettronica e con l’idea di creare un collettivo abbastanza grande da poter racchiudere la musica, il ballo e qualsivoglia libertà di espressione in un unico gruppo; quel gruppo erano i Prodigy. Senza girarci intorno, anche perché la situazione non lo richiede, diciamo che il genere musicale non è sempre stato gradito; un mix di tutto quello che, in genere, le radio generaliste non amano…la techno hardcore, il punk, l’acid rock, il raggamuffin; tutto trasformato, grazie alla sapiente unione dei tre, in pezzi musicali davvero unici. Parlare di Keith non è facile in quanto non si può scrivere quello che si prova guardando i suoi video; se togliessimo la musica da mezzo lo noteremmo comunque correre e saltare come un pazzo in ogni angolo del palco…ballare tra la folla…lanciare i messaggi più disparati a chiunque incrociasse con lo sguardo; e nonostante tutto sarebbe errato chiamarlo “animale da palco”…Keith era molto di più. Quando si ascoltano i pezzi si sentono forti gli stati d’animo che lo animavano (non esagero; ascoltate “Firestarter”); una voce fastidiosa, acida…come se sputasse fuori le parole ed i concetti. Per farvi rendere concretamente conto di cosa vi parlo vi consiglio di ascoltare il disco di “Their Law: The Singles 1990-2005”. E’ il classico best of…una raccolta dei maggiori singoli ma è un ottimo punto di partenza per avvicinarvi a questa band…e sono certo che dopo non la lascerete più. Di norma non dovrei dare giudizi di preferenza (l’etica me lo vieterebbe) ma credo di non sbagliare stavolta a parlarvi di “Their Law” adducendolo a mio pezzo preferito. Per le mie corde è il “pezzo perfetto”…binomio tra rock ed elettronica, un messaggio semplice ma che si ripete e si rinforza nella mente quando lo ascolto e mi ricorda che noi uomini non siamo solo numeri ma teste pensanti.

Svegliarsi stamane con questa notizia è stata davvero una batosta; purtroppo non ho mai visto dal vivo un live dei Prodigy ma nonostante tutto, grazie alle piattaforme ora in voga, li ho seguiti anno dopo anno live in ogni rappresentazione. E’ un peccato sapere che adesso le cose cambieranno; si certo è anche normale (pare siamo umani dopotutto) ma ancora non riesco a immaginare questo gruppo senza il suo portabandiera principale.

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Biografia Giuseppe Improta

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