La campanella suona anche a Parigi

Sono le 09.55 al Liceo Henry-IV, la culla della meglio gioventù parigina. Nel disordine della ricreazione, Julian strattona Thibaut facendolo cascare. Porge la mano all’amico per aiutarlo, ma viene tirato giù. La lotta continua davanti ai miei occhi intenti a chiedersi cosa stia succedendo nelle scuole francesi dal primo settembre 2020.

Guardando la loro mascherina intrisa di sudore, domando: vi dà fastidio?

Per rispondermi la abbassano, ma non potrebbero. Infatti, la circolare del Ministero dell’Educazione Nazionale la rende obbligatoria al chiuso e all’aperto a partire dagli undici anni. É concesso toglierla unicamente durante il servizio di mensa, sotto lo sguardo attento al distanziamento sociale degli insegnanti. I ragazzi che frequentano la stessa classe possono sedere vicino e condividere oggetti, gli altri devono tenersi a almeno un metro di distanza. Julian afferma di non sopportare la mascherina, l’odore lo disgusta. Eppure preferisce indossarla che restare nei pochissimi metri quadri degli appartamenti parigini. Thibaut, invece, lamenta di non riuscire più a vedere il volto delle ragazze. E aggiunge, guardando la bocca di Samira, di non capire perché il niqab sia vietato, mentre la mascherina, che pur dissimula il volto negli spazi pubblici, sia obbligatoria.

E a casa?

“I nostri genitori – incalza Julian – ci misurano la febbre ogni mattina. Se presentiamo sintomi, non possiamo uscire; se invece i sintomi dovessero apparire a scuola, devono venirci a prendere e sottoporci al tampone.” L’opuscolo spedito alle famiglie specifica che se un soggetto risulta positivo, quanti sono venuti a contatto con lui devono essere testati. Qualora vengano depistati tre casi di Covid in sezioni diverse, tutte quelle appartenenti al medesimo anno saranno chiuse. Nel caso in cui vengano intercettati almeno tre positivi in sezioni e classi diverse, l’intero istituto scolastico chiuderà battenti. Stando alle cifre riportate dal portavoce del governo Gabriel Attal, si contano già 32 scuole serrate. L’erogazione del servizio scolastico è allora garantita in remoto. Il governo distribuisce gratuitamente il materiale tecnologico e fornisce un contributo di circa 500 euro per ogni scolaro. Thibaut interrompe i tecnicismi di Julian e afferma: “Il problema a casa è il senso di colpa, vorremmo rappresentare ancora una speranza per il futuro e non una minaccia per il presente”.

E allora parliamo di futuro…

Mentre attendo la risposta, vedo uscire dal portone un’insegnante, Madame Lafleur, che mi concede qualche parola. Mi ricorda il monito del ministro dell’educazione nazionale Jean-Michel Blanquer: “in una situazione inedita e in divenire bisogna prevedere le eccezioni e pensare a misure proporzionali all’avanzamento del virus”. Per questo, il governo francese ha previsto tre scenari possibili per l’anno in corso.

Se la situazione dovesse mantenersi stabile, la presenza degli alunni a scuola resterà obbligatoria. “Durante il lockdown – mi spiega Madame Lafleur – abbiamo appreso che nessun mezzo informatico può sostituire efficacemente le lezioni in presenza, ma abbiamo anche individuato i canali che permettono l’insegnamento a distanza.”  La Francia si prepara così al secondo scenario che prevede l’alternanza tra lezioni in presenza e lezioni online. Lo stato metterà a disposizione locali extrascolastici e s’impegnerà a garantire pari opportunità agli allievi, supportando coloro che hanno bisogni educativi speciali. Sono stati infatti già aperti 8000 posti di lavoro per assistere gli alunni in situazioni di handicap. Nell’ipotesi in cui ci si trovasse obbligati a chiudere tutte le scuole, si ricorrerà integralmente all’insegnamento a distanza. Per evitare che gli allievi provenienti da contesti sociali difficili siano penalizzati, gli insegnanti dovranno contattarli telefonicamente ogni settimana, in modo da verificare il loro stato di avanzamento nell’apprendimento. Saranno richieste maggiore attenzione alla qualità dei contenuti pedagogici e una più intensa collaborazione con i genitori affinché possano assistere al meglio i figli.

Quale che sia il futuro, Édouard Geffray, direttore generale dell’insegnamento scolastico, invita gli insegnanti a favorire la personalizzazione del percorso di studi, incoraggia le iniziative locali e accorda maggiore autonomia agli istituti. Ogni riforma, asserisce Jean-Michel Blanquer, dovrà essere conforme al duplice obiettivo di “proteggere gli alunni e il personale e di garantire l’educazione per tutti poiché (…) meno educazione significa più disuguaglianza sociale”.

 

 

 

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Biografia Francesca Musto

Francesca Musto
Addottorata in logica e metafisica alla Normale di Parigi, traduco la mia meraviglia per il mondo in prodotti editoriali. Credo che la parola e il pensiero siano strumenti privilegiati per comprendere la realtà e che il cinema sia una porta su universi paralleli.

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