La scossa non c’è stata, a Milano un noioso e triste pareggio

Un brodino caldo, di quelli tristi, di dado: questo è stato l’anticipo di sabato tra Milan e Napoli. Due squadre in enorme difficoltà: gli azzurri per i noti problemi legati all’ammutinamento dei giocatori, i rossoneri, invece, per una classifica molto piu’ che deficitaria e una squadra onestamente troppo modesta per sperare nella qualificazione all’Europa che “non conta”.

Formazione come al solito a sorpresa di Mister Ancelotti ma, abbiate pietà, parlare di moduli e di uomini in un contesto simile appare inutile. Chi si aspettava un Napoli almeno rabbioso, rifocillato dalla sosta per le nazionali, deve attendere pochi minuti di gioco per comprendere che invece un’altra gara svogliata e senza “garra” si stava per materializzare agli occhi dei tifosi che, sprofondati sui divani di casa, hanno assistito all’evolversi della contesa (?) con sentimenti misti di apatia e noia.

I padroni di casa, onestamente inferiori e modesti, hanno almeno provato a metterci il cuore e, pur senza riuscire a creare granchè, si sono resi protagonisti di una prima metà di frazione caratterizzata da grande impegno. E i nostri? Nulla assoluto per venti minuti, reparti slegati, attacco inesistente con il solo Lozano che si batteva e sbatteva per trovare un pallone pulito. Senza voler fare nomi, anche perché le notizie giunte sui capi della rivolta sono frammentarie e di dubbia provenienza, va detto che è Allan il migliore in mezzo al campo, bene anche i centrali Koulibaly e Maksimovic oltre al già citato Lozano ed Elmas. Il gol azzurro, festeggiato, per modo di dire, da un paio di calciatori in maglia azzurra, è del messicano che sfrutta bene la respinta della traversa dopo un tiro di Insigne, unica giocata decente del capitano azzurro per tutta la gara. Bastano cinque minuti al Milan per trovare il pari: lo realizza Bonaventura, sempre a segno contro i colori azzurri. La prima frazione termina con un gol mancato da Insigne solo davanti a Donnarumma: da velo pietoso il tentativo di realizzazione del calciatore.

Nella ripresa il Milan cala vistosamente e ci sarebbero tutti i presupposti per portare e a casa i tre punti ma, purtroppo, nessuno dei ragazzi in maglia azzurra sembra avere la forza (o la voglia?) di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Esce Callejon, dannoso e inutile, oltre che irritante, per Mertens che, incredibilmente, riesce a far peggio dello spagnolo. L’infortunio al braccio di Insigne dà la possibilità ad Ancelotti, bardato  in una giacca a vento con la quale cerca di nascondersi, di togliere finalmente il capitano e inserire Younes, volenteroso ma confusionario. Entra nel finale anche Llorente ma il risultato non cambia.

Termina con un pari, giusto e salutato dai tifosi di entrambe le squadre con sbadigli piu’ che fischi. Mercoledi si torna in campo per la Champions League: Anfield fa già paura di per sé, oggi appare una montagna impossibile da scalare per gli spaventapasseri in maglia azzurra.

God save Neaples.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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