Napoli, serviva ben altro! La corsa continua, ma per quale Champions?

Finisce con un, prevedibile, pareggio la sfida tanto attesa tra Napoli ed Inter. Cambia poco in classifica, il quarto posto dista sempre due punti, è diversa solo la proprietaria dell’ultimo posto utile, non più l’Atalanta ma la Juventus. La corsa Champions continua, le chance si sono lievemente ridotte a dire il vero: chi si aspettava un Napoli arrembante e coraggioso resta deluso;  la squadra di Gattuso è ordinata, attenta ma non ha la scintilla delle grandi serate e così la gara si trascina, bruttina, con gli azzurri a girar palla e l’Inter a cercare di non soffrire il solletico. Eppure la fortuna stavolta sembrava voler sorridere ai partenopei: due infatti i legni colpiti, in modo a dire il vero un po’ casuale, da Lukaku e gol azzurro causato da un autogol ridicolo di Handanovic con enorme corresponsabilità del compagno di squadra De Vrji.

Il pareggio dell’Inter nella ripresa è quasi immediato: i nerazzurri sono entrati in campo convinti di recuperare lo svantaggio con gli azzurri guardinghi e poco coraggiosi; è Eriksen a battere Meret con un bellissimo mancino dai venti metri. Tutto il resto è noia e l’incrocio dei pali di Politano non ha nemmeno alimentato più di tanto i rimpianti di una gara che si è avviata verso il pari, apprezzato da entrambe le compagini. Unico sussulto gli ingressi al novantesimo di Bakayoko ed Hysaj, davvero inspiegabili.

Subito dopo la gara arriva la notizia della creazione della Superlega europea: una lega autonoma e autoproclamata da squadre di sole tre nazioni, con Juve, Milan e la stessa Inter partecipanti.

Un obbrobrio vero e proprio.  L’avidità dei tre club italiani (la indebitatissima Juve di Agnelli, distrutto da Ceferin, l’Inter alla ricerca di finanziamenti e il decaduto Milan che non gioca la Champions da oltre un lustro), insieme a quella di altri club finanziariamente disperati (Barca) ed altri che la  Champions nemmeno la giocano (Arsenal, MU e Tottenham) vorrebbe mettere alle corde l’Uefa che, a parole, ha risposto con durezza.

Guarda caso, altre due potenze europee, Bayern e Bosussia (oltre al PSG) non hanno accettato: viene il dubbio che non abbiano problemi economici tali da giustificare una simile fuga.

Quali saranno le conseguenze? I dodici club fondatori, che poi a quanto pare, saranno 15, si dividerebbero una torta di miliardi di euro per giocare una competizione non riconosciuta.

La domanda è: la Uefa ha gli strumenti per fermare tutto? Non si sa, forse si, ma la valanga di soldi in arrivo per queste squadre sarà assicurata da clausole altrettanto miliardarie.

Il sospetto è proprio quello, che si troverà una situazione di comodo che faccia ricchi e felici tutti, costringendo i poveri tifosi a doversi sorbire di tutto in nome della passione per il (ex) gioco del calcio.

Molti club si sono già schierati.

Anche molti addetti ai lavori.

I tifosi, quelli veri e non i “bimbiminkia” da playstation e i collezionisti di almanacchi, anche. Non abbonarsi all’unisono, sarebbe la risposta. ma non accadrà.

E’ il momento per il mondo del calcio di guardarsi bene in faccia ed unire le forze: fare fronte comune contro queste squadre che pretenderebbero di continuare a giocare i campionati nazionali con fatturati cento volte superiori alla principale competitor locale.  Occorre coraggio, restare attaccati al trenino dei piccoli favori non funziona più, che le società satellite (e l’Italia ne è piena) si stacchino dalla cosa madre e inizino a combattere. E’ in gioco il concetto stesso di calcio, di competizione, di merito.

Ma siamo proprio sicuri che è questo che la gente chiede?

O forse il processo di scissione tra gioco del calcio e suoi fruitori (i tifosi) è arrivato al punto di non ritorno?

La guerra è appena iniziata, ma qualcuno prenda delle decisioni e lo faccia in fretta. La corsa Champions sarebbe falsata in modo clamoroso e cambiare le regole del gioco in corsa è tipico degli arroganti, di chi non sa perdere e di chi non ha altri strumenti a disposizione per giustificare i propri fallimenti, in questo caso, sportivi e/o economici.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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