Samuel Stern #26 – Il figliol prodigo – Recensione

Era inevitabile che gli eventi narrati durante la saga di Abisko (Samuel Stern N° 23 e 24, Il bene più grande e Duncan) avessero ripercussioni e contraccolpi sul mondo insidiato dai demoni nel quale si muove Samuel Stern, e sulla continuity orizzontale della serie.
L’albo numero 26 della collana, intitolato Il figliol prodigo, va a confermare quanto i più attenti lettori avevano già intuito nelle tavole conclusive di quella saga, dove era presente un preciso monito: “Qualcosa passa sempre dalle fessure della porta.

È da sottolineare che questa è la prima storia sceneggiata in solitaria da Gianmarco Fumasoli, e che per sua stessa ammissione era “in caldo” da tempo ma aveva bisogno delle premesse e degli eventi dei due albi succitati per essere proposta. Dopo la chiusura del Varco apertosi ad Abisko qualcosa è rimasto sulla terra, delle entità indefinite e senza casa che hanno trovato sfogo attraverso altre crepe dopo aver raggiunto una massa critica.
Tali entità però non si comportano come i demoni che Samuel è solito affrontare, in quanto non nascono all’interno dell’animo umano ma sono piuttosto dei residui, degli “scarti” di Legione, che in un racconto tanto somigliante alla parabola da cui prende il nome cercano di tornare alla loro casa e ai loro padri. Con tutti i mezzi, che quelli più macabri.

In un mondo invaso da queste masse informi più complesse da affrontare la trama si sviluppa secondo uno schema quasi circolare, per così dire a cerchi concentrici. Nel nucleo centrale troviamo la narrazione di questo “qualcosa” affrontato da Samuel spalleggiato non solo dall’agente Gillian ma anche da Foster Cranna e dall’amico Angus, il tutto innestato su una vicenda di affetti familiari di frequente ricorrenti tra i soggetti. Agli estremi troviamo invece incipit e contro-incipit quasi speculari rispetto alle rivelazioni presenti nelle ultime tavole, con contro-finale e finale sui quali non sveliamo una virgola.

Mantenere il lettore con il fiato sospeso e lanciargli degli ami su future ed ancora più sconvolgenti rivelazioni è il grande pregio di Fumasoli con il suo racconto dalle fosche ed inquietanti tinte.

A contornare la storia in maniera a dir poco egregia ci pensano i disegni di un nuovo esordiente sulla collana, Pietrantonio Bruno, il quale con il suo segno graffiato non fa nulla per essere rassicurante o per mettere il lettore a suo agio, anzi. Le sue dinamiche vignette contribuiscono con particolari effetti ed un inedito uso delle ombre a creare un pathos quasi palpabile, ed enfatizzando gli attimi chiave con un paio di splash page (pag. 50 e pag.86) di clamoroso impatto nella loro scarna raffigurazione dell’orrore. Bruno inoltre ci accompagna, e questo è un suo merito del quale ci ricorderemo nel leggere le future storie, con vignette iconiche nelle quali troviamo raffigurate le anticipazioni e gli indizi sul futuro prossimo venturo del personaggio.


Per una volta in copertina il trio Di Vincenzo-Piccioni-Tanzillo rinuncia in parte allo stile pittorico ed alle tinte impressioniste, con uno sfondo prevalentemente bianco che vuole forse simboleggiare l’esondazione della purulenta e nera massa informe che aggredisce Samuel.

Uscita: 29/12/2021
Formato: 16×21 cm, b/n
Pagine: 96
Soggetto e sceneggiatura: Gianmarco Fumasoli
Disegni: Pietrantonio Bruno
Copertina: Valerio Piccioni, Maurizio di Vincenzo e Emiliano Tanzillo

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Biografia Christian Imparato

Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.

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